Il film racconta la storia del sarto Reynolds Woodcock e della sua vita immolata alla bellezza e va a segno con stoccate di fioretto che fanno sanguinare lo spettatore. Lo interpreta un grandissimo Daniel Day Lewis che ora vorrebbe abbandonare le scene. Ma speriamo che non sia vero…
Conquistata dalla prima inquadratura e consenziente prigioniera fino all’ultima, quando mi sono risvegliata da un incanto, muta e stordita. Il filo nascosto è un magnifico sortilegio che mi ha rapito e fatto vivere per più di due ore (dura 130 minuti) in un torbido, scintillante sogno. Il filo nascosto è la perfezione del cinema, quando neppure una piuma, neppure un brandello di seta volano fuori posto.
Rientrata nella banale realtà quotidiana, non potevo liberarmi dalle tracce di una storia che mi sembrava di avere vissuto, di emozioni che avevo attraversato e che percepivo tutte vere. Ma sì, mi dicevo, non c’è nulla di inventato nella storia di Reynolds Woodcock e della sua vita immolata alla bellezza, ai metri e metri di stoffe preziose che si srotolano su tavoli protetti da fogli di carta bianca.
Gli abiti che il sarto crea e che si susseguono dall’atelier alle feste dell’alta società li avrà davvero cuciti lui, e la casa, algida, elegante, severa sarà quella dove davvero è vissuto. Knightsbridge, Londra, Anni 50. Invece la magia nasce tutta e solo dalla creatività di T. A. Anderson e si materializza grazie al genio di un attore che nel suo lavoro mette in campo la stessa maniacale ossessione di ricerca dell’assoluto del personaggio che interpreta.
Woodcock è un genio nel lavoro e un uomo impossibile nella vita privata: nelle sue vene assieme all’arte scorre una morbosa attrazione per la bellezza che declina in ogni istante della sua vita, dal momento della colazione, in religioso silenzio, alle notti insonni durante le quali schizza quasi in preda a estasi mistica i modelli delle prossime collezioni. Intorno a lui si muove una folla di dame adoranti, impazienti di essere rese più belle. Ma chi non merita i suoi abiti, chi pecca di volgarità, non potrà averli. Nessuna donna può imporsi a un vestito, ma è al vestito che deve adeguarsi e persino inchinarsi. Mai come per la moda regale degli Anni 50, il lusso come riscossa all’austerità della guerra, questo è stato vero e praticato.
Magnetico, ossessivo, il sarto vive nel ricordo della madre morta quando lui era ragazzo (per lei aveva realizzato la sua prima creazione, l’abito da sposa per le seconde nozze), al suo fianco vigila la sorella, affettuoso gendarme che ha la presunzione di sapere tutto di lui, in una relazione venata di un incesto platonico. Le donne innamorate vanno e vengono, perché Woodcock è troppo egocentrico e narcisista per potere sottostare alla reciprocità dell’amore. Le donne sono come il suo blocco di appunti, pagine bianche al servizio della sua ispirazione, corpi da abbellire con abiti sontuosi, nei cui orli cuce – il filo nascosto – ricami con frasi simboliche, bene (o male) auguranti. Woodcock è l’unico dio a regnare nel suo mondo.
Quando incontra Alma, una semplice cameriera dalla bellezza pulita, si illude di poterne fare la sua docile musa e di poterla manipolare a suo piacere. Ma non sarà così.
Divisi fra le incursioni nei quartieri alti e il claustrofobico universo della vita di casa, Alma e Woodcock non riescono a trovare un equilibrio e neppure un punto di contatto, mediato com’è sempre e solo dagli abiti che si frappongono fra loro, facendosi carico della sensualità di una relazione, svuotata dalle troppe notti di solitudine, in un pudore che la donna non capisce.
Non resta che arrendersi, ma Alma non è fatta per questo e si rende conto con l’intelligenza del corpo, che la materia sul tappeto non può essere risolta con le parole. Il film scivola così inesorabilmente verso un abisso a tratti insostenibile in un allucinato thriller psicologico. La crudele leggerezza intrisa di eleganza con cui il regista racconta la parabola Woodcock, distillato del concetto stesso di stilista, è perfetta. Tutti i particolari concorrono alla creazione dell’ambiente immacolato e senza sbavature di cui l’artista ha bisogno per nutrire il suo genio e non farsene mai offuscare.
Daniel Day Lewis ha un viso e un corpo sottile di aristocratica bellezza (e questo è un dono di natura), ma la fisicità scostante che regala al personaggio è solo frutto del suo grandioso talento (speriamo che non abbandoni le scene, speriamo che ci abbia mentito). Con atmosfere più vicine al Losey di Il servo, che non all’ Hitchcock di Rebecca, subiamo l’incontro imprevisto e disturbante non con una donna, ma con la donna, il suo doppio speculare, la vittima predestinata che però come in ogni rapporto patologico fatalmente si trasforma in carnefice.
Raramente un film ha saputo raccontare con tanta intensità e inanellando sorprese, rovesciamenti di ruolo non scontati, una relazione malata, torbida, intrisa di sensualità, ostaggio di corpi desideranti ma scevri di carnalità. Ogni dettaglio de Il filo nascostocolpisce al cuore lo spettatore, con stoccate di fioretto, facendolo sanguinare molto lentamente e molto languidamente. Kiss me deadly. Dieci e lode.
Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che tu sia d'accordo, ma puoi annullare l'iscrizione se lo desideri.AccettaLeggi
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.