Vivian_Maier_mostra_Genova
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Il mistero di Vivian Maier, la bambinaia-fotografa

Gli scatti dell’artista americana, che si guadagnava da vivere facendo la baby sitter, sono in mostra al Palazzo Ducale di Genova: un’occasione per scoprire anche la sua personalità di donna, vissuta in silenzio, la cui essenza più profonda emerge soprattutto nei suoi suggestivi autoritratti

 

La figura di Vivian Maier mi ha affascinato dal primo momento in cui ho sentito parlare di lei. Vuoi per il “mistero” che aleggia intorno alla sua persona, vuoi per la sua straordinaria e innata capacità di cogliere l’attimo, l’ho eletta da subito una delle mie fotografe preferite. Non potevo perdermi l’occasione quindi di visitare la mostra a lei dedicata, nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale, a Genova.
Difficile spiegare chi sia in realtà questa donna: della sua vita si conosce ben poco. Si sa che nasce nel Bronx nel 1926 e che dopo la Seconda guerra mondiale, rimasta sola, viaggia in Francia, Paese della madre, per mettere in vendita un terreno, e che con il ricavato acquista una Rolleiflex, una delle macchine fotografiche più famose dell’epoca.

Torna negli Stati Uniti dove condurrà fino alla fine, una vita solitaria: non ha amicizie, non si sposerà mai, né metterà al mondo figli, ma per tutta la vita svolgerà il mestiere di bambinaia tra New York e Chicago, passando così di famiglia in famiglia, di casa in casa, associando la sua professione al suo hobby. Chi la ricorda, la racconta come una donna rigida ed esigente, vagamente sgraziata, che non usciva mai di casa senza la macchina fotografica al collo con la quale scattava compulsivamente, accumulando una quantità di rullini numerosissima, di cui sviluppò solo una minima parte.


Alla fine degli Anni 90, trovatasi senza fissa dimora e in gravi difficoltà economiche, Vivian vede i suoi negativi andare all’asta a causa di un mancato pagamento alla compagnia dove li aveva immagazzinati. Parte del materiale viene acquistato nel 2007 da John Maloof, un agente immobiliare, che, affascinato da questa misteriosa fotografa, inizia a cercare i suoi lavori dando vita a un archivio di oltre 12mila negativi. Un vero e proprio tesoro che ha permesso al grande pubblico di scoprire in seguito l’affascinante vicenda della ‘bambinaia-fotografa’.


Non è semplice neanche spiegare chi sia in realtà la Maier – fotografa. La sua attitudine ad accumulare compulsivamente oggetti (cartoline, figurine del baseball, bigiotterie, spillette, distintivi politici, francobolli, accendini, calzascarpe, apribottiglie, libri, riviste) porta a vedere i suoi scatti com una sorta di diario privato, un disperato tentativo di conservare per sé un attimo, la traccia di un’emozione. Ed è con questo che spirito mi avvicino ai suoi scatti esposti in questa mostra.
Si tratta di immagini intense, mai banali, che raccontano uno spaccato di vita sull’America della seconda metà del XX Secolo.


Sono 120 scatti, la maggior parte dei quali in bianco e nero
 che mi seducono immediatamente. Fotografie che esprimono una grande potenza: uomini, donne, bambini, anziani, colti nei loro pensieri più profondi, quasi smascherati nelle loro verità, nudi nel loro esistere.


Con uno sguardo curioso e attento, la Maier cattura i dettagli della vita che le scorre davanti agli occhi: la strada, la città, le persone, diventano i soggetti destinati a diventare imperituri testimoni della sua esistenza. Con la stessa fremente attesa dell’ “attimo” espressa da Cartier Bresson, sa cogliere il momento perfetto, quello in cui la foto si compone nella sua completezza, nulla di più e nulla di meno del necessario.


Cerco di interpretare il suo mistero, di capire attraverso i suoi occhi chi fosse davvero Vivian, questa strana donna che quando portava a sviluppare le sue foto forniva un nome fasullo. Osservo i suoi autoscatti, alla ricerca di un dettaglio, di uno spunto che mi permetta di scorgerne l’essenza più profonda. Lei è lì, davanti a me, con il suo sguardo imperturbabile e severo riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, negli specchietti delle auto.
Resto smarrita e affascinata, quasi imbarazzata: realizzo in quel momento che quegli scatti, che lei aveva conservato per sé così gelosamente e accumulato segretamente, stavano preservando in realtà la sua vita, esattamente come lei la stava vivendo: da sola.


Andate a visitare questa mostra straordinaria e lasciatevi suggestionare dalle immagini che vedrete: c’è dentro la vita di una donna che nel silenzio di un’esistenza apparentemente anonima ha saputo concedere al mondo intero tutta la sua sensibile personalità.

 

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata
Dal 23 giugno all’8 ottobre 2017
Palazzo Ducale, Genova
Info: 010 8171600
Sito: www.palazzoducale.genova.it

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