RIFLESSI DI CINEMA

“La dea fortuna” ti commuove e alla fine ti rende anche migliore

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Il film di Ferzan Ozpetek può fare del bene alla tolleranza e a uno sguardo sul mondo capace di comprendere e anche amare le ragioni di tutti. Grazie anche all'intensità dei due protagonisti Stefano Accorsi e Edoardo Leo

La dea fortuna

locandina la dea fortuna ozpeteck

di Ferzan Ozpetek

con Stefano AccorsiEdoardo LeoJasmine Trinca
Sara CioccaEdoardo BrandiBarbara AlbertiSerra Yilmaz,
Cristina BugattyFilippo NigroPia Lanciotti

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Bentornato Ozpetek. Sì, ci siamo, perché ognuno deve fare quello che sente davvero, fosse anche sempre lo stesso film. Se c’è il cuore e se il senso è intrinseco il risultato non può che essere un buon lavoro.
Fin dalla scena  d’apertura, un video del cellulare e quindi con immagini veloci e tremulanti, siamo catapultati nel variopinto universo di Ozpetek.

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Su una bella terrazza (solo case piene di luce e calore nei suoi film) si sta svolgendo una festosa festa per il matrimonio di due ragazzi. La corte intorno è quella che tanti conosciamo, una famiglia allargata, basata non sul sangue ma su amicizia, solidarietà, condivisione. Un gruppo che si è consolidato sull’affetto e sullo scegliersi, giorno dopo giorno. Quel tipo di famiglia che dal 68 in poi, complici il femminismo e i movimenti di liberazione omosessuale e LGBT, è diventata sempre più comune.

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Sulla terrazza uomini, donne, travestiti, bambini, tutti assieme in armonia a ridere e brindare, con battute che non hanno bisogno di essere politicamente corrette. Una famiglia come tante, dove non mancano i tradimenti e le conseguenti gelosie perché quando Edoardo Leo arriva sul terrazzo un po’ affannato con al fianco un bel ragazzo. Il suo compagno, Stefano Accorsi, capisce immediatamente quello che è accaduto. E anche se certe cose sono tollerate, non è che facciano meno male.

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I due protagonisti stanno assieme da quindici anni, uno fa l’idraulico e porta a casa i soldi, l’altro, ex professore, intellettuale, vive con le traduzioni, decisamente meno remunerative che non l’aggiustare tubi. Si sono voluti molto bene e se ne vogliono ancora, ma gli anni pesano e la crisi incombe, identica e con le stesse motivazioni che si potrebbero trovare in una relazione eterosessuale. Ed è bella ed è giusta la normalità dello sguardo di Ozpetek che qualcosa in comune con il cinema di Almodovar lo ha, anche se del regista spagnolo gli manca il fiammeggiante universo immaginifico.

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All’improvviso alla festa irrompe Jasmine Trinca, vecchia amica della coppia, anzi la responsabile del loro incontro. Con lei due bambini educatissimi. Che affida a Edoardo e Stefano, perché deve ricoverarsi in ospedale per alcuni controlli. La suspence non c’è, perché da subito intuiamo come andrà a finire, ma questo è un difetto solo veniale del film, perché la sua forza risiede in altro. Insomma, lo capiamo in fretta che Edoardo e Stefano si faranno carico dei due bambini.

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Quello che dà valore al film sono i piccoli dettagli che man mano affiorano per raccontarci i protagonisti, che non hanno niente di banale. Che hanno cuori in tumulto, dubbi, generosità e fanno i conti con onestà davanti a ogni ostacolo della vita.
Un bel film, un melò che non indulge sulla lacrima e sa essere asciutto.

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E poi quanto sono bravi, misurati, veri Stefano Accorsi e Edoardo Leo. Quanta intensità e verità mettono nei loro personaggi, quanto questo film può fare del bene alla tolleranza e a uno sguardo sul mondo capace di comprendere e anche amare, perché no?, le ragioni di tutti.

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