Sono ancora inspiegabilmente fortissimi i pregiudizi e la pressione sociale nei confronti di chi ha messo in atto questo tipo di scelta, e troppo spesso, alla faccia della solidarietà femminile, arrivano proprio da quelle che almeno un bambino lo hanno fatto e per questo si sentono superiori. Ma le child-free possiedono una qualità che in tante mamme latita
“Tu non hai figli, quindi non puoi capire”. Alzi la mano chi, nonavendo avuto l’esperienza della sala parto, non si è sentita dire questa frase almeno una volta. Dalle “amiche” alle parenti più prossime, che invece hanno pargoli e figli adolescenti in giro per casa, prima o poi arriva il momento in cui la fatidica frase ti viene vomitata addosso come una condanna. Già, perché nonostante il progresso e il nuovo millennio, se non hai vissuto l’esperienza della maternità, vieni purtroppo ancora considerata come una donna a metà.
Nonostante l’esercito delle “non madri” sia sempre più popolato, viviamo ancora nell’epoca in cui il non aver avuto le doglie almeno una volta, viene considerata come una colpa. Non hai voluto figli? Sei un’anaffettiva, egoista e insensibile, e quindi come puoi pretendere di capire cosa voglia dire rapportarsi con pappe, pannolini, pediatri, compiti scolastici, crisi adolescenziali e quant’altro? Cosa ne sai tu, della stanchezza che a fine giornata rende le mamme stravolte come se avessero scalato l’Himalaya con un piede solo e senza ossigeno? Come puoi comprendere la fatica a cui è sottoposta una donna che h24 deve occuparsi del marmocchio, della casa, del marito ed è pure costretta a lavorare?
Bene, per tutte le persone che la pensano così, eccovi un’incredibile rivelazione: sappiate che tutte le donne che hanno deciso di non mettere al mondo una creatura, tutte queste cose, invece, le capiscono benissimo. Il motivo è semplice: le capiscono perfettamente perché hanno l’obiettività di vedere senza nessun tipo di coinvolgimento sentimentale, esattamente tutto quello di cui le mamme si lamentano. Sì, perché il “tu non puoi capire” nasconde sempre una duplice lamentela: quella relativa alla situazione contingente (“Mio figlio ha preso 5 nella verifica di matematica… ma è una tragedia che tu non puoi capire”) e quella relativa al non essere comprese. Complice il minore coinvolgimento emotivo “la senza figli” è infatti in grado di avere una visione realistica del problema, perché diciamolo senza mezzi termini: non basta partorire per diventare improvvisamente materne, e non è necessario sfornare bambini per essere madri.
Proprio per i motivi di cui sopra, ci sono donne che pur non avendo figli, sono molto più madri di chi ne ha dati alla luce. E allora la domanda nasce spontanea: perché hanno deciso di non averne? Semplicemente perché hanno scelto di canalizzare in altre direzioni tutto l’amore che chi le contesta, pensa non abbiano. Già, perché non avere figli non significa essere prive di sensibilità, affetto e amore, o forzatamente sprovviste d’istinto materno, ma significa applicare quello stesso istinto a un più ampio raggio di persone. Significa scegliere di occuparsi di se stesse per potersi occupare degli altri. Significa scegliere di continuare a essere figlie piuttosto che madri. Significa essere donne, tanto quanto lo sono coloro che non comprendono perché non per tutte, spingere un passeggino voglia dire sentirsi realizzate.
E allora viene da chiedersi: ma la tanto decantata solidarietà femminile, che fine ha fatto? Sempre che sia mai esistita, c’è un’unica cosa che in queste situazioni è davvero incomprensibile: come può una donna accusare un’altra donna solo perché ha fatto una scelta diversa dalla sua? A prescindere dal fatto che nessuno ha il diritto di giudicare le scelte degli altri, tu che sei donna tanto quanto lo sono io, come puoi permetterti di colpevolizzarmi e giudicarmi “diversa” per aver deciso di non essere madre?
Ecco dimostrato come il concetto “comprensione” sia in questo caso unilaterale, proprio da parte di chi accusa. Perché se da una parte si viene giudicate incapaci di capire, da quella stessa parte non ci si pone mai nella posizione di capire il perché di una scelta, per l’appunto così incomprensibile.
Cerchiamo di capire perché una donna decide di non procreare
Partendo dal fatto che sarebbe ora di considerare la maternità non più come un destino o una missione, ma come una scelta, i motivi per cui una donna decide di non avere un figlio sono molteplici, esattamente come quelli di chi invece decide l’esatto contrario.
A darne testimonianza, il contestatissimo libro (da parte delle mamme) di Corinne Maier, autrice di No kid. Quaranta ragioni per non avere figli in cui la psicoanalista francese racconta come, per le “senza figli”, procreare sia un modo di sopperire alla mancanza di altri progetti. La stessa tesi la conferma Paola Leonardi, sociologa e psicoanalista, autrice di Perché non abbiamo avuto figli in cui tredici donne “speciali”, raccontano la loro esperienza aprendo il cuore e la mente e da cui emergono situazioni esistenziali quasi mai convenzionali, accomunate dalla ricerca della realizzazione di sé.
Per chi opta per questo tipo di scelta, le variabili sono infinite e non esiste la ricetta corretta per nessuna decisione, ma c’è una verità assoluta, che dobbiamo sempre tener presente: non esiste una scelta giusta o sbagliata per principio.
Quando una vita child-free rappresenta una scelta da parte di una donna, e non il terribile scherzo di un destino beffardo che nega la maternità a chi la vorrebbe, va presa in considerazione, rispettata e considerata come l’espressione di quel libero arbitrio di cui ogni essere umano è stato dotato. L’assioma, secondo il quale “o sei madre o sei una donna che realizza se stessa” non ha più nessun motivo d’esistere, proprio perché ogni donna sceglie come sentirsi realizzata. C’è chi predilige la carriera, il lavoro, i rapporti sociali, o chi è una solitaria di natura e vive bene nell’eremo che si è costruita, oppure chi sceglie di dedicarsi agli altri invece che a un’unica persona, così come c’è invece chi l’istinto materno non l’ha mai avuto. Ma qualunque siano le motivazioni, per nessuna di queste si deve essere colpevolizzate e a nessuna donna deve essere conferita un’identità che rappresenta un diritto per cui molte donne hanno lottato e continuano a lottare.
Quindi, care signore, che avete invece fatto la scelta opposta, la prossima volta che avrete a che fare con una “senza figli” a cui raccontate i vostri problemi di mamme, evitate di fare due cose:
Non ditele che non capisce
non chiedetele perché ha scelto di non averne
Perché rispondere a quella che pare essere un’inevitabile domanda d’obbligo circa la loro intenzione di non procreare, potrebbe rivelarvi verità nascoste che inevitabilmente potrebbero generare conflitti. I pregiudizi e la pressione sociale nei confronti di chi ha messo in atto questo tipo di scelta, sono purtroppo ancora inspiegabilmente fortissimi e se nell’immaginario collettivo una donna nasce per fare i figli, per cui a chi ne ha non viene mai chiesto di motivare questa scelta, ricordatevi che ci sono donne che non sono nate per questo, ma per essere ben altro nella vita. E sono le stesse donne che i vostri problemi e i vostri figli li capiscono perfettamente. Proprio perché non ne hanno.
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Illustrazione di Paolo Beccalli (All right reserved) Facebook: Yukio – Paolo Beccalli art Instagram: @yukio_paolobeccalli.art
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