RIFLESSI DI CINEMA

“La fattoria dei nostri sogni” è il film per chi nei sogni ci crede

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Ecco una storia vera che meritava di essere raccontata perché è l’incredibile parabola di un'utopia che non è rimasta tale. Uscito quasi clandestinamente negli Usa, è diventato un vero fenomeno al Box Office

 

La fattoria dei nostri sogni

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Regia di John Chester
Sceneggiatura John Chester, Mark Monroe
Fotografia John Chester
Produzione FarmLore Films

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Film, documentario, sogno, reportage, diario intimo, manifesto ecologico della sostenibilità. Insomma, da qualunque parte lo si guardi, La fattoria dei nostri sogni è molto molto di più di un film. E, come ormai la maggior parte di quello che si vede sugli schermi, piccoli e grandi, è una storia vera: l’incredibile parabola di un sogno realizzato.

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John e Molly Chester vivono a Los Angeles e sono una coppia creativa, lei è una food blogger specializzata in cibi tradizionali e biologici (alle spalle una lunga esperienza come chef per catering privati). Lui, regista e operatore, ha girato numerosi documentari per Animal Planet. A un certo punto la loro vita cambia: con la scusa di trovare uno spazio privo di vicini molesti per il cane che abbaia troppo quando resta da solo, coronano l’antico sogno di trasferirsi in una fattoria. Coinvolgono amici e sconosciuti nel sostegno del loro ambizioso progetto per uno spazio dove tutto sia all’insegna del rispetto della biodiversità. Niente pesticidi, animali in libertà e nessuna violenza alla natura, persino di fronte al vil coyote che fa strage di polli (non è colpa sua: lo hanno disegnato così).

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La scelta cade su un terreno abbandonato, a nord di Los Angeles, circondato da coltivazioni intensive. Loro hanno in mente tutt’altro. Coltivazioni in armonia con la natura. Perché niente deve essere distrutto e perché ogni cosa (compresi, acari, lumache fameliche e parassiti) fa parte del cerchio della vita, in grado di autoregolarsi. Basta crederci e avere pazienza.
Per otto anni John, forte della sua esperienza come operatore, filma giorno per giorno l’evolversi della spericolata incantevole avventura. Dove accanto alle soddisfazioni non mancano centinaia di problemi, tutti affrontati con la sicurezza di superarli.

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A poco a poco alla coraggiosa coppia si affiancano volontari e contadini locali. Le difficoltà non mancano, ma loro tengono duro. Ci sono le lumache che distruggono ogni cosa? Scoprono che le anatre ne sono ghiotte. Un gallo è emarginato nel pollaio? Si trasferisce coi maiali e diventa il pennuto più felice del creato. Troppe talpe? Ecco irrompere civette e rapaci. Gli acari sono un flagello? Basta pazientare e le formiche li fanno fuori ma ancora meglio quando se ne occupano le coccinelle.

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Niente li ferma, neanche gli uccelli che si cibano di tutte le loro pesche che apprezzano moltissimo e neppure gli incendi che devastano tutti gli altri terreni, la loro fattoria resiste anche alle inondazioni, perché il terriccio, protetto dalla vegetazione, non viene portato a valle.
Gli anni passano, alcuni dei collaboratori (primo fra tutti il guru dell’agricoltura bio) muoiono, nel 2015 nasce un simpatico erede, e la vallata diventa sempre più verde.
Ebbene sì, l’utopia non sempre resta tale.

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Il film è stato un caso al box office americano. Uscito a maggio in sole 5 sale, grazie al passaparola e alle critiche positive ha raggiunto ben 285 schermi, scalando la classifica degli incassi e contagiando sempre più spettatori con il suo ottimismo e la sua visione radiosa ma mai ingenua di Madre Natura. Oggi Apricot Lane, questo il nome della fattoria di John e Molly, si estende per oltre 200 acri e raccoglie circa 850 animali e 75 varietà di coltivazioni biodinamiche. E chissà che il film non produca una nutrita serie di imitatori. Che mille Apricot Lane nascano!

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