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L’esempio di Alessia Giuliani: “Che figata seminare a 46 anni!”

L’attrice e regista genovese, che abbiamo visto in Tv accanto a Luca Zingaretti nel monologo a due voci su Aldo Moro e al cinema nel film “Made in Italy” di Luciano Ligabue, spiega perché, da artista e da donna, più si avvicina ai 50 e più sente la voglia di costruire qualcosa di nuovo

 

Alla soglia dei 50 anni le donne della generazione di mia mamma pensavano che era arrivato il tempo di raccogliere. Io, invece, sono convinta che questa sia l’età giusta per seminare ancora“.
Alessia Giuliani, 46 anni, attrice e regista teatrale spiega così il suo momento magico che, dopo una già lunga e brillante carriera, l’ha portata ad altri importanti successi professionali, regalandole nuove soddisfazioni. L’abbiamo vista recentemente al cinema nel film Made in Italy di Ligabue (“Girato in un clima poetico: Luciano è come una piuma“) e in televisione nella seconda stagione della serie La  mafia uccide solo d’estate e, sopratutto, accanto a Luca Zingaretti, a recitare in prima serata su RaiUno i monologhi tratti dal testo 55 giorni. L’Italia senza Moro. Tutto questo non fa di lei una star da red carpet, ma la realizza pienamente come attrice e anche come donna. Perché la vita di Alessia si è mossa sempre lungo queste due “convergenze parallele”.

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Alessia in una scena di “Le Prenom” con la regia di Antonio Zavatteri

“Sono nata a Genova“, racconta, “e lì ho frequentato la scuola di recitazione del Teatro Stabile. Poi mi sono trasferita a Roma e tra il 1996 e il 1998 è cominciata la mia carriera sia in teatro, sia in Tv, con varie fiction, da Il maresciallo Rocca a Distretto di Polizia, sia al cinema, con Tu ridi, film dei fratelli Taviani. Ero apprezzata da produttori e registi e avevo sempre interessanti offerte di lavoro. Poi però…”.  Poi, però, il percorso di artista va a incrociarsi con quello di donna, perché Alessia incontra l’uomo della sua vita, un architetto al quale è tuttora legata, e decide di diventare mamma.

In “Made in Italy” di Luciano Ligabue

“Non è che ci ho pensato su troppo, né sono stata lì a chiedermi se era il momento buono per avere dei figli. E così sono arrivati Tommaso nel 2003 e Sofia nel 2005. E per quattro anni mi sono fermata, perché non mi sembrava il caso di andare in tournée o sul set allattando un neonato. E così ho perso anche qualche treno che mi è passato davanti e sul quale non sono potuta salire: ricordo, per esempio, che mi venne offerta, senza neanche bisogno di fare un provino, una fiction da protagonista con Raoul Bova. Ma io, che non avevo detto a nessuno di essere incinta, mi presentai davanti al produttore col pancione e, ovviamente, non se ne fece niente. Poteva essere una svolta determinante…”

Ma la svolta determinante Alessia l’aveva già fatta, mettendo al mondo i suoi due bambini. Che nel frattempo crebbero e, un po’ con l’aiuto di una tata (“che a un certo punto guadagnava più di me, perché in teatro non è che si vedano grosse cifre…”) e un po’ con la complicità del suo compagno, la corsa professionale riprese, si riaprirono di nuovo molte porte in teatro e in Tv e arrivarono tante nuove soddisfazioni oltre a quella di coinvolgere gli stessi figli nel lavoro della mamma, portandoli a volte sul set e addirittura ottenendo qualche particina per loro (“anche se oggi hanno altre aspirazioni, perché a Tommaso piace il disegno, dote ereditata dal papà, e Sofia eccelle nelle discipline sportive”).

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Sul set di DIAZ di Daniele Vicari

Elencare le produzioni alle quali la Giuliani ha partecipato richiederebbe troppo spazio e quindi conviene chiedere a lei direttamente di citare i lavori di cui è più fiera. “Mi piace tutto quello che faccio, ma in particolare è stato per me importante dedicarmi anche alla regia insieme a Fabrizio Coniglio di due opere teatrali legate ad altrettanti drammatici fatti di cronaca: Il viaggio di Nicola Calipari, il  funzionario dei servizi segreti italiani ucciso da soldati statunitensi in Iraq, nelle fasi immediatamente successive alla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, che io interpretavo in scena, e Sangue nostro, la storia Margherita Asta che vide la mamma Barbara e i fratellini Giuseppe e Salvatore morire nell’esplosione di un’autobomba su una strada vicino a Trapani, salvando involontariamente la vita al bersaglio dell’attentato mafioso, il giudice Carlo Palermo che stava percorrendo quella stessa strada in quello stesso istante. Sono due lavori che mi sono rimasti davvero dentro…”

Se si aggiunge il recente monologo a due voci su Aldo Moro, sembrerebbe che Alessia sia particolarmente attratta dai temi sociali forti e dalla storia più drammatica della nostra società civile. “In realtà, questi lavori mi hanno fatto conoscere cose e fatti che non sapevo, sono stati un’occasione per studiare. Per esempio, ai tempi del rapimento di Moro ero molto giovane e, da figlia di genitori separati, tutta presa dal mio mondo per trovare una sopravvivenza emotiva e poco interessata a quello che accadeva fuori. Ma adesso recitare in mezzo alle gente in via Caetani, accanto alla Renault nella quale fu trovato il corpo di Moro, mi ha dato sensazioni fortissime e mi ha coinvolto in modo viscerale“.

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A teatro, nel Don Giovanni di Moliere con la regia Antonio Zavatteri

Un bel traguardo, in un’età nella quale in genere si comincia soprattutto a raccogliere i frutti del cammino percorso. Ma, come si è detto, Alessia non ha solo voglia di raccogliere. “A parte il fatto che di anni, per quanto riguarda lo spirito, me ne sento 12, io ho più entusiasmo di quando ho cominciato, mi sento più apprezzata di allora, ho perso quell’ansia da prestazione che avevo prima di diventare mamma  e nutro in me  la voglia di continuare a seminare e di sfruttare al massimo quest’età che mi corrisponde in pieno. Posso provare dei ruoli interessanti, che magari da giovane mi erano preclusi. Non sono mai stata una donna dalla bellezza canonica, ma credo di essere stata interessante, anche grazie alla mia faccia… picassiana. Ora però posso interpretare meglio personaggi sofferti, drammatici…”.
Senza naturalmente che la linea dell’attrice si separi da quella della donna, moglie e mamma. “Certo che no, perché magari rientri stanca dopo uno spettacolo e scopri che in casa c’è l’anarchia… Ma avere figli adolescenti e fare un lavoro così stimolante è bellissimo e ti spinge a cercare di fare sempre meglio. Anzi, sapete una cosa? Per me seminare a 46 anni è una gran figata!”

 

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