RIFLESSI DI CINEMA

“Lou Von Salomé” è il film che ogni donna dovrebbe vedere

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Chi non sa niente di questa donna straordinaria, forse unica, si innamorerà del personaggio. Complice anche la regista debuttante Cordula Kablitz-Post che affronta la sua storia con poesia e delicatezza femminili

 

Lou Von Salomé

Locandina-Lou-Von-Salome

un film di
 Cordula Kablitz-Post
con Katharina Lorenz, Nicole Heesters, 
Liv Lisa Fries, Helena Pieske, Katharina Schüttler, Alexander Scheer, Philipp Hauß, Julius Feldmeier, Matthias Lier, Petra Morzé, Merab Ninidze, Harald Schrott, Daniel Sträßer, Katrin Hansmeier, Peter Simonischek

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“Il mondo non ti regalerà mai nulla, quindi, se vuoi avere una vita, rubala”: è solo una delle tante frasi scolpite nella pietra che fanno capire la personalità di una delle donne più libere, intelligenti, indipendenti mai esistite. Lou Von Salomé era talmente volitiva e lucida nelle sue passioni, talmente decisa a seguire le sue idee e così profonda nei suoi studi, da avere non solo fatto innamorare uomini come Rainer Maria Rilke, Sigmund Freud e Friedrich Nietzsche, ma da averne influenzato le opere. Tanto per dire, la sua teoria sul narcisismo positivo è ancora oggi all’avanguardia sul fronte della psicanalisi.

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Nata Louise, stesso nome della madre, sceglie di chiamarsi Lou. Ed è questo uno dei primi atti di ribellione, tutti volti ad affermare la sua libertà e l’emancipazione dell’ambiente borghese in cui era cresciuta. Perché “le buone maniere non sono mai d’aiuto e ci fanno agire in modo prevedibile”. Attratta fin da ragazzina dalla filosofia, in un mondo dove le donne erano considerata poco più di niente, ha la fortuna di trovarsi ventenne, nel 1880, a Zurigo. Dove c’è l’unica università europea che accetta fra i suoi allievi le donne. Lou vuole sapere, conoscere, capire, viaggiare. E in linea con altri teorici vagamente esoterici di quel periodo (se ne troveranno poi anche fra i seguaci della Bauhaus) decide di rinunciare all’amore carnale che, ne era convinta, sottrae energia alla mente. Poi cambierà idea, conquistata dalla dolcezza ampiamente femminile di Rilke.

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Anticonformista, indifferente al giudizio degli altri, Lou è una guerriera. E così la racconta, sequenza dopo sequenza la regista (alla sua opera prima) che incornicia la storia a partire da una Lou ormai anziana incalzata da un giovane ammiratore che la convince a raccontargli la sua vita. Così seguiamo tutta la sua burrascosa esistenza. La malattia (la tisi), i rapporti sempre speciali con uomini tutti eccezionali, le liti in famiglia e la febbrile inesauribile voglia di capire. “Acuta come un’aquila, coraggiosa come un leone, fanciullesca come una bimba”, Lou si muove in un mondo troppo vecchio per accoglierla. E persino le prime femministe giudicano il suo comportamento troppo audace e quindi controproducente per la causa. Ma Lou non se ne cura e resta un’estremista che non si lascia fermare da niente.
Quando Rilke, perdutamente innamorato, la prega di restare, perché “non può respirare senza di lei”, Lou ribatte che invece a lei è impossibile respirare con lui. E lo lascia.

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Chi non sa niente di questa donna straordinaria, forse unica, si innamorerà del personaggio. Complice anche una regia che in alcuni momenti si fa aggraziata, con inserti pittorici delicati che poi prendono vita, sempre accuratissimi, vere e proprie fotografie dell’epoca.
Ad esempio le sequenze con Freud, replicano esattamente le immagini che ci sono arrivate dello studio del padre della psicanalisi e del suo famoso divano.

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Chi invece conosce e già ama Lou Salomé, la ritroverà in mille momenti. Privati e pubblici, e soffrirà per la persecuzione subita con l’avvento del il nazionalsocialismo che sequestrerà tutto l’archivio della studiosa, recuperato anni e anni più tardi da Ernst Pfeiffer. Che con totale devozione dedicherà tutta la vita a studiare e diffondere l’opera di Lou Salomé.
Un consiglio alle madri: portateci le vostre figlie, un consiglio a tutte, portateci le vostre amiche più giovani.

 

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