RIFLESSI DI CINEMA

“Maledetto Modigliani”: un tuffo nella bellezza

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Il docu-film restituisce il ritratto completo di Amedeo Modigliani, muovendosi lieve dalla vita privata a quella artistica e mostrando bellissimi materiali d’archivio

MALEDETTO MODIGLIANI

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un film di Valeria Parisi, scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi
Distribuito da Nexo Digital

NELLE SALE SOLO IL 12, 13 e 14 OTTOBRE 

 

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Sembra che nella Parigi dei primi del Novecento non mancasse niente per essere felici. Tutti gli artisti, tutti gli scrittori, tutte le celebrità passavano per la ville Lumière. Tempi irripetibili che quando vengono raccontati non finiscono mai di incantare. Fra tutti i geni che lavorarono per le strade e gli studi di Montparnasse c’era anche il livornese ebreo di madre francese Amedeo Modigliani, morto a soli 36 anni, senza un soldo quando ora i suoi quadri valgono decine e decine di milioni di euro.

amedeo modigliani

Non è inutile pignoleria insistere sul fatto che fosse di Livorno, città mediterranea, vicina al marmo delle alpi Apuane che accolse gli ebrei senza discriminarli (non esiste nella città il ghetto) e neppure superfluo dire che la madre era francese, perché il francese era stata da sempre la sua seconda lingua. Fu la madre a assecondare il suo talento. Grazie a lei il giovane Modigliani frequentò una scuola d’arte e fu vicino a tanti artisti, primo fra tutti Giovanni Fattori, il caposcuola dei Macchiaioli. Poi la strada intrapresa da Modigliani fu tutta e assolutamente originale, i suoi meravigliosi ritratti, le donne sofisticate dai colli che non finiscono più con gli occhi senza pupilla persi a guardare l’infinito rimangono ancora oggi misteriosi e unici, di un’eleganza che non potrà mai passare di moda.

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Il documentario, realizzato per celebrare i cento anni della scomparsa, anche se il Covid ne ha ritardato l’uscita, racconta l’uomo e l’artista. Il dongiovanni a cui non resisteva nessuna donna, ma anche la passione per il lavoro e la tenacia nello sperimentare. E ancora i vizi, la droga e l’alcool, la vita al di là di ogni schema, benché le esistenze spregiudicate non fossero all’epoca appannaggio solo dell’artista livornese.  Infine la malattia, la tisi, che lo portò via ancora giovane. Due giorni dopo la sua ultima compagna decise di seguirlo, suicidandosi. Solo una colletta fra gli amici poté garantire al pittore un funerale degno e la sepoltura al Père Lachaise, dove giace tuttora.

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Muovendosi lieve dalla vita privata a quella artistica, mostrando bellissimi materiali d’archivio, arrivando fino a una divertente intervista con uno degli ex ragazzi che nel 1984 si fecero beffa del mondo con le tre false teste di Modigliani, il docu-film restituisce il ritratto completo di un artista che pur nella sua totale modernità (i suoi volti ricordano le maschere africane e in questo si rifa al primitivismo) affonda però la sua ispirazione nell’arte italiana. Alcuni ritratti, e il film lo dimostra, hanno le loro radici nell’arte classica e in quella rinascimentale.

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Tessuto connettivo della narrazione moltissime interviste a critici, artisti, curatori, anche falsari, inarrivabili in alcune intuizioni, e a livornesi famosi, fra cui il regista Paolo Virzì.
Se avete voglia di un tuffo nella bellezza, questo è il film che fa per voi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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