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Non perdete “Soldado”, se amate le storie d’azione con un cuore

Il film di Stefano Sollima, ambientato tra Stati Uniti e Messico, è un magnifico lavoro, che non ha nulla da invidiare ai miglior action movie Made in Usa, ma al tempo stesso è impregnato di un’umanità

 

Soldado

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Di Stefano Sollima
Con Benicio Del Toro, Josh Brolin, Isabela Moner.

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Figlio di Sergio Sollima, regista di spaghetti western e del mitico Sandokan televisivo, nonché buon amico di Sergio Leone, Stefano Sollima è cresciuto a pane e cinema ed è proprio bravo, con quel cocktail di passione artigianale ed etica del lavoro che gli ha permesso di diventare uno dei migliori. E di non tirarsela per niente, il che non è cosa da poco.

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Applaudito, fra l’altro, per varie serie tv, fra cui Romanzo criminale e Gomorra, e per Suburra, anni fa era stato contattato da un’agenzia statunitense che gli aveva proposto nel corso del tempo vari lavori. Da lui regolarmente rifiutati, perché, semmai, si diceva, dovessi lavorare negli Usa voglio qualcosa che davvero possa andare bene per me.

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Ha fatto bene, l’attesa ha dato i suoi frutti perché Soldado, sequel non sequel di Sicario (lo ricordate? Bel film di Denis Villeneuve, con Benicio Del Toro, ambientato sul confine Mexico-Usa) è un magnifico lavoro, che nulla ma proprio nulla ha da invidiare ai miglior action movie made in Usa e al tempo stesso è impregnato di un’umanità costruita su sguardi e dettagli che lo fa arrivare a pieno diritto nel miglior cinema d’autore.

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Nel prologo il regista ci fa fare il giro del mondo, passando dall’Africa al Medio Oriente, dal Messico al Texas per approdare a un centro commerciale americano giusto un attimo prima che tre terroristi islamici si facciano esplodere in un sanguinoso attentato. A dar retta all’Intellegency americana i tre sarebbero entrati clandestinamente negli Stati Uniti dal confine messicano, perché i narcos stanno trovando sempre più redditizio il traffico di uomini a discapito di quello della droga. Questa convinzione dà la stura a un’operazione sporca: scatenare una guerra fra cartelli perché si facciano fuori da soli. Lo dico in due parole, ma ovviamente la questione è ben più complessa e produce una lunga serie di ricadute e trame collaterali.

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Tutto però ruota intorno ai tre magnifici protagonisti, Josh Brolin uomo per tutte le stagioni che si fa carico, chiavi in mano, di mettere in piedi il piano, Benicio Del Toro, avvocato a cui i narcos hanno sterminato la famiglia a cui tocca lavorare sul campo mentre la piccola destinata a essere rapita è Isabela Moner (bravissima!) ed è la figlia di un boss del narcotraffico.

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Al di là delle grandiose scene d’azione girate sullo sfondo del deserto con una lentezza western forte della lezione di Sergio Leone (e John Ford), campi lunghi e sguardi in primissimo piano, il valore aggiunto del film è dato dalle relazioni fra i personaggi che evolvono nel corso della narrazione, come nei film del cinema americano più glorioso.

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Una delle scene più belle, che sa unire cinema, scrittura, umanità e talento d’attore è quella che vede Benicio Del Toro e la piccola rapita in fuga approdare nella casa di un campesinos. L’uomo è sordomuto. Il dialogo fra lui e Benicio Del Toro di cui non vi anticipiamo nulla, tutto fatto usando il linguaggio dei segni è splendido.

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Se vi piacciono le storie d’azione col cuore, se vi siete divertiti con Romanzo criminale, se almeno ogni tanto guardate Gomorra in tv, se, semplicemente, amate il grande cinema, potete forse perdervi Soldado?

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