RIFLESSI DI CINEMA

Penelope, Pedro e Antonio sono la pura emozione di questo film

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In concorso al Festival di Cannes, "Dolor y gloria" di Almodovar, grazie anche a Banderas e alla Cruz, i suoi due straordinari interpreti, è un autentico capolavoro. Che può puntare a vincere la Palma d'oro.

 

DOLOR Y GLORIA

dolor y gloria locandinaRegia di Pedro Almodóvar
con Antonio Banderas, Asier Etxeandia, Leonardo Sbaraglia, Nora Navas, Julieta Serrano, Penélope Cruz, Cecilia Roth, Raùl Arévalo, Eva Martin

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In concorso al Festival di Cannes, Dolor y gloria non è semplicemente un bel film: è un capolavoro. Dolor y gloria è un’emozione pura che dura 113 minuti. È l’Otto e mezzo dell’età matura, è il generoso (nei confronti del pubblico) racconto di una vita e il necessario (per l’autore) bilancio alla soglia dei 70 anni (li compirà a settembre).

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Pedro Almodovar, Penelope Cruz e Antonio Banderas in occasione della presentazione al Festival del Cinema di Cannes

Non solo, segna anche il ritorno a casa di un magnifico attore che si era un po’ perso in un troppo lungo viaggio hollywoodiano, perché nessuno come Antonio Banderas avrebbe potuto incarnare così profondamente l’alter ego del più grande, sensibile, rivoluzionario regista spagnolo.

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Antonio Banderas, meraviglioso protagonista di Dolor y Gloria al Festival del Cinema di Cannes

Nella sua essenza la storia è semplice: un regista con alle spalle un antico, grande successo, vive da anni tormentato da dolori, veri, immaginari e psicologici. Si imbottisce di analgesici e farmaci vari, scrive tanto, ma niente va in porto perché la depressione è una brutta bestia.

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Tutto il cast di Dolor y gloria

Ha una bella casa, il suo rifugio, alle pareti i quadri che ama di più e che lo confortano. Vede poca gente, ha una assistente devota e un passato dove sono successe molte cose. Dall’infanzia poverissima, con una madre brusca, come erano del resto tutti i genitori di un tempo, alla scoperta del cinema e dell’arte. Vissuti nella scatenata Madrid degli Anni 80, al primo grande mai dimenticato amore. Ma spesso non basta l’amore a tenere in vita anche la storia più appassionata.

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Scopriamo poco per volta le tessere della sua vita. Sullo schermo si susseguono stralci di ricordi dell’infanzia, lievi, senza mai insistenze. Quadri nostalgici e mai malinconici, flash di emozioni che sedimentano e non hanno bisogno di rimpianti e neppure di bilanci.


C’è tutto, c’è naturalmente il cinema, ma anche il teatro, col calore del pubblico in sala. La vita che travasa nell’opera cinematografica e letteraria. La scoperta del sesso, fra dolori e dolcezze e quella magia che in età matura ti fa ritrovare, per un destino generoso, le tessere che ti mancano per completare il tuo puzzle.

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Ogni inquadratura è un regalo, frutto di una cura che da tempo il regista non metteva nei suoi film. Fin dall’inizio siamo travolti dai colori, tanto rosso e poi blu e verde petrolio in tonalità mai aggressive ma avvolgenti. E poi gialli e luce, luce, luce, che irrompe sempre, anche quando si è costretti a vivere in una grotta, come è toccato al protagonista e ai genitori nel momento più difficile.

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Non c’è malinconia, è l’età dei ricordi e del je ne regrette rien. Perché tutto è vita e anche i momenti difficili, le sconfitte, i dolori hanno contribuito a fare di noi quello che siamo.
Dice il regista: “I ricordi servono a tenerti compagnia, a stare meno solo, ad accettare la vecchiaia che per Philip Roth, uno che la sapeva lunga, non era una malattia, ma un vero e proprio massacro“.

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Penelope Cruz e Antonio Banderas sul red carpet del Festival del cinema di Cannes

Grazie Pedro, grazie per tutti i tuoi film, ma un grazie commosso per questo. E che il Festival di Cannes, dove il film è in concorso, ti riconosca finalmente quello che meriti: per me la Palma d’oro non può che essere tua.

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