I due giovani cantautori, che saranno insieme sul palco il 13 gennaio al Memo di Milano e il 17 gennaio allo Spazio Musica di Pavia, ripercorrono in questa intervista esclusiva le tappe delle loro carriere, partite entrambe da un talent, sfociate a Sanremo e destinate a incrociarsi
Diamoci del ToUr, il 13 gennaio al Memo di Milano e il 17 gennaio allo Spazio Musica di Pavia, porta sullo stesso palco due giovani cantautori tra i più interessanti del panorama musicale italiano, Antonio Maggio e Pierdavide Carone. Due mondi musicali diversi, ma con molte affinità e alcuni punti di contatto che i due artisti mettono in evidenza nei loro concerti dove insieme regalano emozioni.
Siete entrambi partiti da un talent, che oggi, nel bene o nel male è un passaggio quasi obbligatorio per i ragazzi che vogliono fare musica. Che cosa pensate di questa vostra esperienza? Antonio – In realtà io non mi sento artisticamente legato a X Factor. Tra l’altro, quando io con gli altri Aram (Antonio Maggio ha vinto la prima edizione di X Factor con gli Aram Quartet; ndr) ho fatto le selezioni per X Factor, il programma era una grande incognita. Si trattava della prima edizione, quindi una cosa ancora sconosciuta ai più. È stata sicuramente un’esperienza importante, il primo contatto non solo con il mondo della musica, ma anche con la televisione e la discografia. Certo è che avendo partecipato al talent con un gruppo, è una dimensione artistica che oggi non mi appartiene più. Dopo questa esperienza, ho dovuto rimboccarmi le maniche e l’artista Antonio Maggio è nato da lì in poi. Pierdavide – Per me è il talent invece è stato sicuramente uno start up molto importante, anche perché mi ha fatto prendere coscienza e conoscenza verso me stesso, cosa che fino a quel momento non avevo. Avevo studiato al conservatorio, suonato con diversi gruppi ma non avevo mai avuto il coraggio di mettermi a cantare e a scrivere in prima persona. Amici mi ha spogliato un po’ di tutti questi timori e quindi ho un debito di riconoscenza sia nei confronti di Maria de Filippi che con il programma. Anche perché, è proprio in quel momento della mia storia artistica che ho ottenuto i successi discografici più importanti e la grande popolarità. Ovviamente poi ho cercato di evolvermi e di affermarmi anche in realtà diverse da quella strettamente televisiva.
Ed è stato difficile cercare distaccarsi da quell’immagine? Pierdavide – In un certo qual modo il cantautorato è sempre un un po’ snob, è una piccola lobby. Puoi sentirti dire che, se vuoi fare il cantautore e sei partito da Amici, sei poco credibile, in realtà a chi mi mette davanti a questa cosa rispondo che potrò pure aver partecipato a un talent, ma due anni dopo, uno dei più grandi cantautori italiani di sempre, Lucio Dalla, ha creduto con me, mi ha prodotto un album ed è salito con me sul palco del Festival di Sanremo. Questo significherà pure qualcosa… Conservo un ricordo bellissimo di quelle serate, che sono state purtroppo le ultime apparizioni televisive di Lucio.
Anche per Antonio, l’affermazione arriva proprio con il Festival di Sanremo… Antonio – Sì, in effetti io avevo cominciato a scrivere moltissima musica dopo la fine dell’esperienza con gli Aram Quartet, e a un certo punto mi si è presentata l’ occasione di Sanremo Giovani, dove ho partecipato con il brano con Mi servirebbe sapere. Sanremo è certo ancora molto importante per chi vuole fare questo mestiere, anche se per i giovani è piuttosto difficile emergere in quel contesto, perché per potere avere l’occasione di raccontare ancora qualcosa dopo la fine del Festival, devi riuscire ad arrivare nei primi tre, se non addirittura uscirne vincitore. Io su questo sono stato molto fortunato perché ho vinto l’edizione del 2013 e in effetti da lì in poi sono successe tutta una serie di cose bellissime, dal disco d’oro, al primo posto in classifica nelle radio, alla vittoria di una tappa del Wind Summer Festival. L’album che uscì subito dopo il Festival, è andato benissimo, così come i singoli che sono stati estratti successivamente.
Pierdavide, hai già accennato alla tua presenza a Sanremo: cosa rappresenta oggi il Festival per i giovani artisti? Pierdavide – Come ti dicevo, Sanremo per me ha significato lavorare con Lucio e Nanì e altri racconti, l’album che ho realizzato con la sua produzione, rimarrà sempre uno dei punti fermi della mia carriera. Detto questo, il Festival di Sanremo è comunque ancora un momento importante per la musica italiana. Certo, negli ultimi anni forse sono state fatte delle scelte artistiche non particolarmente azzeccate e quindi, malgrado la visibilità ottenuta su quel palco, i cantanti che ci sono passati non hanno avuto grandi riscontri in seguito. L’anno scorso c’è stato un inizio di inversione di tendenza: sia Gabbani che Ermal Meta hanno avuto ottimi riscontri anche a seguire, c’è stato poi il rilancio di Paola Turci che potrebbe rappresentare una sorta di nuovo inizio e in ogni caso, se mi si ripresentasse l’occasione, e avessi un pezzo valido da proporre lo rifarei, perché no?
Pierdavide Carone insieme a Lucio Dalla sul palco del Festival di Sanremo nel 2012. Foto: Infophoto
Dopo Sanremo per Antonio Maggio arriva L’equazione, il secondo album, il cui primo singolo so che ha fatto molto felice tuo padre… Antonio – Parli di Santo lunedì… In effetti questo singolo, benché faccia parte del secondo album, fu pubblicato qualche mese prima e ha una storia a sé. Infatti, con il ritorno in Rai del Processo del lunedì, mi chiesero di comporre la sigla del programma. Non ti dico la felicità di mio padre, da ex calciatore, nel sentire la canzone del figlio a ogni lancio di partita in trasmissione! L’album venne invece presentato con la canzone da cui prendeva il titolo, appunto L’equazione, ed è un lavoro a cui sono molto legato perché vede proprio un’evoluzione del mio modo di fare musica, una crescita rispetto al disco precedente.
E arriviamo a L’odore delle parole, il tour acustico con cui hai girato l’Italia lo scorso anno… Antonio –L’odore delle parole, che prendeva il nome da un verso di Amore pop, il mio ultimo singolo, è stata un’esperienza che ho voluto fortissimamente e che mi ha dato molte soddisfazioni. Infatti, quando ti presenti al pubblico in chiave acustica, con solo la tua voce, un pianoforte e una chitarra come accompagnamento, hai la possibilità di mostrare la genesi delle canzoni, come sono nate, spogliandole di tutto quello che viene loro costruito intorno. Le presenti nella loro vera essenza e ne mostri la loro anima. Si crea un’intimità con il pubblico che mi ha dato emozioni indescrivibili e impagabili ed è proprio questa atmosfera che cercheremo di replicare nel tour con Pierdavide.
Antonio Maggio vince la finale di Sanremo Giovani nel 2013 (Foto Fabio Ferrari/LaPresse)
Dopo Sanremo invece per Pierdavide c’è un periodo di silenzio discografico, salvo alcuni singoli come Il filo o Sole per sempre... Pierdavide – E’ stato un periodo di riflessione e di grande lavoro. Ho realizzato, senza pubblicarli per svariati motivi, materiale per quattro album. Oggi finalmente, ho trovato un’etichetta con la quale mi sono trovato in sintonia e siamo… felicemente sposati. Dopo questo tour uscirà il mio nuovo lavoro.
Pierdavide ha accennato ai problemi che ha oggi l’industria discografica, che pesano soprattutto sui giovani artisti. Come si potrebbe uscire da questa empasse? Antonio – La soluzione è la più elementare: dobbiamo sicuramente adeguarci alle nuove tecnologie, ma senza dimenticarci tutto quello è stato il passato e che sta alla base del mondo discografico. L’emozione che dà toccare fisicamente un CD o un vinile, apprezzarne la grafica, leggere i testi, scoprire nei credits chi ci ha lavorato… Ecco, tutto questo non lo si trova nei file di uno smartphone, o peggio ancora, ascoltando il pezzo in streaming. La mancanza dell’oggetto fisico sminuisce in qualche modo il lavoro dell’artista, privandolo di qualcosa che rappresenta la sua arte, la sua opera.
E siamo a Diamoci del ToUr. Come nasce il progetto e cosa dobbiamo aspettarci da questi concerti? Antonio – Beh, intanto nasce da una cosa imprescindibile in qualsiasi tipo di collaborazione, che è l’amicizia. Io e Pierdavide siamo amici da tempo, siamo compagni di squadra nella Nazionale cantanti, condividiamo la stanza quando andiamo in ritiro, e io quando vengo a Milano scrocco sempre ospitalità nel suo appartamento… Poi ovviamente tra giovani cantautori come siamo io e lui, ci sono anche delle affinità artistiche e di linguaggio, che ci hanno dato l’idea di questa collaborazione. Pierdavide – Uno sguardo al passato prima di tuffarsi nel proprio futuro, trovo sia una cosa che fa bene al karma. Nei nostri concerti infatti ripercorreremo la nostra storia musicale rivisitandola, scambiandoci anche i pezzi, i ruoli. E’ una cosa che abbiamo fatto spesso tra amici a casa mia, e a tutti i presenti è sempre piaciuta molto, quindi ci siamo detti: “Perché non renderne partecipe il nostro pubblico?”… Ed eccoci qua!
Questo incontro potrebbe diventare un progetto discografico? Antonio – Non escludiamo mai niente, lasciando sempre aperte tutte le possibilità, soprattutto in campo artistico. In progetto, però, al momento non c’è nulla: entrambi stiamo lavorando ai nostri progetti discografici solistici e siamo molto concentrati su quelli. Poi l’occasione per confrontarci e scrivere qualcosa insieme, anche in camerino o in una camera d’albergo, sicuramente ci sarà, e se dovesse nascere qualcosa di interessante… perché no?
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