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Riesumate Salvador Dalì: era mio padre

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La sessantenne Pilar Abel sostiene di essere il frutto di una relazione ancillare clandestina tra il pittore e la madre Antonia, allora domestica presso una famiglia in vacanza nella zona della Costa Brava. Così ora si procederà alla prova del Dna sulle spoglie, imbalsamate, dell'artista

 

Uno non può stare tranquillo neanche da morto. Almeno finchè non sono finiti i suoi soldi. Infatti, il prossimo 20 luglio, verrà riesumato il cadavere del compianto Salvador Dalì, per decisione del Tribunale di Madrid in una causa per presunta paternità: sarà necessario prelevare un campione di tessuto dai resti dell’artista per verificare che sia il padre naturale di Pilar Abel, 60 anni. La signora sostiene di essere il frutto di una relazione ancillare clandestina nel 1955 a Cadaques, sulla Costa Brava, fra il pittore e la madre Antonia, allora domestica presso una famiglia in vacanza nella zona. Dopo quasi trent’anni dalla morte, ha sentito il bisogno del legame paterno. La Fondazione Gala Dali, erede ufficiale del patrimonio, artistico e non, del genio catalano, ha presentato ricorso contro la decisione di riesumare la salma, perchè Dalì era stato imbalsamato dopo la morte nel 1989. Il noto medico legale Narcis Bardalet ha spiegato che l’abbondante uso di formolo per la conservazione del cadavere “potrebbe averne alterato la struttura genetica“. Ciò significa che i test necessari a stabilire l’eventuale paternità non darebbero risultati del tutto affidabili, rendendo inutile la riesumazione. Per ora è tutto deciso: un team di esperti si occuperà dei prelievi e delle successive analisi in loco, presso il Teatro-Museo a lui dedicato e nel quale giace a Figueres, nel nord della Catalogna, vicino alla frontiera con la Francia. A lui dedicato, e con ragione, in quanto rappresenta l’opera artistica più complessa e faticosa di Dalì, alla quale dedicò letteralmente anima e corpo, al punto da farsi tumulare in una cripta al suo interno.

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