STILE DI VITA

Se arrivi al “Non ce faccio più!”, è ora che ti disconnetti da tutti

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Si chiama stanchezza emotiva, è meno riconoscibile di quella fisica, ma destinata a esplodere nel momento in cui i vari stress della vita si accumulano. Ma riconoscerla per tempo significa essere pronte a lenirla. E il primo passo è staccare la spina e dedicare del tempo solo a te stessa

Quante volte ci è capitato di pronunciare la pesantissima e terribile frase “Non ce la faccio più!”?
E quante volte questa frase l’abbiamo pronunciata a causa di un uomo, o di un rapporto sentimentale che ci ha prosciugato il sangue e l’anima?
Se, associati a questa situazione, si aggiungono poi anche altri problemi importanti che corrodono la nostra psiche e il nostro benessere, ecco che la situazione precipita e ci ritroviamo in un baratro da cui ci sembra impossibile uscire.

Facciamo un esempio: l’uomo con cui abbiamo condiviso tutta la vita ci ha improvvisamente lasciato per l’amante che ha la metà dei nostri anni, i genitori anziani hanno necessità della nostra costante presenza al loro fianco, il mondo del lavoro a cui abbiamo dedicato tutta la vita sembra non aver più bisogno di noi ed economicamente il nostro conto in banca conosce solo il rosso come colore: ce n’è abbastanza per crollare, non trovate? Ecco allora che tutto questo insieme di condizioni genera quella che scientificamente viene definita come STANCHEZZA EMOTIVA e che si verifica quando superiamo la quota necessaria per la gestione di una vita serena.

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Lo stress, indotto dalle preoccupazioni e dalle tensioni che subiamo dagli altri, fa inevitabilmente emergere paure importanti e difficili da gestire, sia verso il futuro, sia verso il presente che siamo costretti ad affrontare ogni giorno. Ed è a questo punto che il nostro lato emotivo non è più in grado di sostenere il carico a cui è sottoposto, perché a furia di ingoiare emozioni negative non siamo più nemmeno in grado di renderci conto di quanto influenzino il nostro benessere e la qualità della nostra vita.

Se infatti siamo capaci di riconoscere la stanchezza fisica perché il nostro corpo ci lancia segnali comprensibili e inequivocabili, non possiamo dire la stessa cosa per quanto riguarda la stanchezza emotiva. Nell’immaginario collettivo, psicologicamente noi signore siamo state geneticamente create per sopportare qualsiasi tipo di stress e per affrontare anche le più terribili situazioni: quante volte abbiamo avuto dimostrazioni di ammirazione proprio per la nostra forza? Quante volte abbiamo avuto davanti ai nostri occhi esempi di uomini che non sono riusciti ad affrontare problematiche ben meno gravi? Fateci caso: se un uomo viene mollato da una donna, soffre per qualche giorno e subito dopo è pronto a consolarsi con la prima venuta.

Noi donne no: ci logoriamo, ci distruggiamo la vita e continuiamo a cercare spiegazioni con la speranza di trovare risposte che ci permettano di superare ogni momento terribile. Ma tutto questo lo affrontiamo con il sorriso sulle labbra, perché siamo delle guerriere che non solo sanno che DEVONO affrontarlo, ma anche viverlo. E perché quello che l’immaginario collettivo si aspetta da noi, che ci piaccia o meno, è diventato il nostro modus vivendi.

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Arriva però un momento in cui anche per noi guerriere il troppo stroppia. E la nostra psiche si ribella, facendoci lentamente spegnere, fino ad arrivare a pronunciare il fatidico “non ce la faccio più”.

Ma andiamo per gradi: innanzitutto non facciamo l’errore di confondere la stanchezza emotiva con lo stress, la depressione o l’ansia, perché queste patologie sono determinate da altri tipi di condizioni psicologiche mentre la stanchezza emotiva si verifica a causa di un accumulo di situazioni che hanno un alto livello di carica emotiva e che vanno dal subire un lutto per la perdita di una persona cara o per l’abbandono da parte del nostro partner, al doversi prendere obbligatoriamente cura di persone anziane, malate e vittime di dipendenze, all’affrontare un ambiente famigliare insostenibile o un lavoro ad alta responsabilità nei confronti di altre persone (pensate, per esempio, a quello che ogni giorno vivono medici e infermieri), oppure al non aver mai superato un avvenimento traumatico che ci ha lasciato un segno profondo e che progressivamente ha corroso la nostra anima e la nostra mente.

Esistono però dei modi per gestire la stanchezza emotiva e far sì che non prenda il sopravvento, ed è bene apprenderli per poterla prevenire e affrontare quando ormai si è impossessata di noi. Vediamo quali sono i passaggi fondamentali e per prima cosa impariamo a riconoscerla.

I SINTOMI

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In primis l’ipersensibilità, che ci mette nelle condizioni di arrabbiarci, intristirci e renderci molto più vulnerabili nei confronti di qualsiasi stato emotivo. Se, per esempio, ci ritroviamo ad avere la lacrima facile, non è perché improvvisamente siamo diventate delle “pappemolli” ma perché la nostra emotività è talmente sotto pressione che ha la necessità di esprimerlo.

La stanchezza fisica, che nonostante il riposo ci fa sentire spossate e prive di energia. La sensazione di svegliarci più stanche di quando siamo andate a letto è un chiaro sintomo di quanto la stanchezza emotiva influisca anche sui momenti di riposo, impedendo anche al nostro fisico di rilassarsi.

La nostra attenzione subisce un calo e facciamo fatica a concentrarci, ci dimentichiamo cose più o meno importanti e quando accade ci innervosiamo al punto di avere la sensazione di vivere la vita di qualcun altro che ci catapulta in una situazione di irrealtà apparente.

Il pessimismo e la negatività, che ci fanno vedere tutto ancora più nero di quanto già non lo sia e che ci privano dello stato motivazionale che invece ci permette di reagire.

MODI DI GESTIONE

Anche se ci sembra impossibile, tutte noi abbiamo le risorse per gestire, affrontare e combattere la stanchezza emotiva. Quando infatti arriviamo al punto del “non ce la faccio più” significa che ci rendiamo conto di aver raggiunto il limite consentito anche a noi guerriere. Il prenderne coscienza è il primo passo per reagire e per superare la stanchezza emotiva. Ecco dunque quali sono i comportamenti da adottare e da mettere in pratica:

Non tenersi tutto dentro e imparare a sfogarsi

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Alleggerire il carico di emozioni negative è fondamentale perché queste non creino l’accumulo che sta alla base della stanchezza emotiva. Non abbiate timore di chiedere un aiuto professionale (è vero, le consulenze psicologiche costano, ma esistono anche quelle gratuite messe a disposizione dai consultori e dalle Onlus) e parlatene con le persone a voi più vicine: che siano amici, parenti o colleghi, individuate chi ha la capacità di ascoltarvi, consigliarvi e sostenervi senza giudicarvi.

Esprimete il vostro malessere dedicandovi ad attività che possano distrarvi e coinvolgere il vostro interesse culturale e creativo. Se, per esempio, amate disegnare o dipingere, dedicate un’ora al giorno del vostro tempo a questa disciplina artistica: in questo modo sarete costrette a concentrarvi su quello che state facendo e non avrete né tempo né voglia di pensare a tutto quello che nella vostra vita non funziona, traendo così un sicuro momento di relax e beneficio per la vostra anima e per la vostra mente.

Con le parole non vi sentite a vostro agio e fate fatica a parlare con gli altri? Imparate a parlare con voi stesse: tenete un diario in cui scrivere tutti i vostri pensieri, paure e stati d’animo. La scrittura è terapeutica proprio perché è un’ottima tecnica per esprimere senza inibizioni il peso del bagaglio emotivo, dando libero sfogo a tutte quelle emozione bloccate dentro di noi.

Prendete del tempo da dedicare a voi stesse

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Sembra facile, ma come si fa quando una delle cause della stanchezza emotiva è proprio l’obbligo di dedicare tutto il nostro tempo a doveri che non ce la facciamo più ad assolvere? Il trucco sta proprio nel renderci conto che impiegare tutto il nostro tempo esclusivamente su ciò che viviamo come un dovere ci mette nelle condizioni di vivere al peggio ogni situazione.

Pensiamo alla qualità e non alla quantità, perciò decidiamo di imporci dei momenti in cui poterci rilassare facendo in modo di armonizzare le azioni con i desideri, così che ci si possa disconnettersi da tutto. Questo non significa fare cose eccezionali: che si tratti di una passeggiata, di leggere un libro, di andare al cinema o di una serata con gli amici, l’importante è fare qualcosa che ci faccia stare bene, imponendoci di farla senza farci prendere in nessun modo dai sensi di colpa, perché dedicare del tempo a noi stesse a al nostro benessere ci permette di stare meglio e di conseguenza di fare star meglio anche le persone di cui dobbiamo occuparci e che spesso sono una delle cause della stanchezza emotiva.

Il mindfulness ovvero la consapevolezza

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Partendo dal concetto razionale che il lato negativo della vita non possiamo evitarlo, il midfulness ci permette di prestare un’attenzione intenzionale al momento presente in modo non giudicante. La consapevolezza del qui e ora, ci permette di entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, così da saperla riconoscere per fare in modo di farle spazio e di lasciarla sfogare, con il risultato che saremo meno condizionati e meno oppressi anche dalle situazioni che ci portano disagio. Anche se sembra un paradosso, così facendo ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza, fermando così il flusso dello stress, dei pensieri e delle emozioni negative che generano la stanchezza emotiva.

4 Comments

  1. Stefania

    22 Marzo 2018 at 11:39 am

    Sono nella fase “non ce la faccio più”! Una persona che amo si ripresenta in continuazione, da anni ormai. Sono al limite. Sto lottando dentro di me perché so che nonostante lo ami, non va bene per me. Non vuole storie. Ma non riesce a non avermi nella sua vita. Dice di non amarmi, ma mi vuole troppo bene. Sto lottando per allontanarlo e lui continua a ripresentarsi. Sono senza forze. Spesso faccio cose per distrarmi, ma ora sono al punto che non c’è più niente che riesca a fare con entusiasmo. Lo faccio per sopravvivenza.
    Non ce la faccio più!

    • Vily

      26 Marzo 2018 at 9:26 pm

      Ho la tua stessa situazione in vita amorosa 😔

    • Sonia

      14 Maggio 2018 at 9:32 pm

      Purtroppo sta succedendo anche a me , non ho mai avuto vita facile , ma ora è veramente pressante .

  2. Luca

    30 Aprile 2018 at 10:21 am

    Si da per scontato che sia la donna a subire. É un luogo comune tutt’altro che vero. Anzi, è proprio il contrario.

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