Se ti attacchi all’edera, trovi amore e salute

Sapevate che questa pianta rampicante ha varie e disparate virtù? Si va dall’infuso che rende lucidi i capelli a quello che seda la tosse, dal succo che cura i reumatismi all’aroma che purifica l’aria. Per non parlare dei suoi benefici influssi sule questioni di cuore…

Ho ereditato la casa in campagna della nonna. Quanti ricordi affiorano solo a guardarla. L’edificio è solido, ma qualche riparazione è necessaria. Negli anni, anche il giardino è stato progressivamente abbandonato: per il nonno fu una passione occuparsene un tempo, ma la nonna è stata sopraffatta dalla vegetazione. In particolare, c’è un’intera parete ricoperta d’edera, ed è quasi impossibile perfino aprire le finestre su quel lato.
L’istinto è quello di strappare via tutto e buttarlo, ma un barlume di memoria mi ferma. Per quel che ricordo, la nonna preparava un infuso con una manciata di foglie per circa due litri d’acqua e lo usava dopo lo shampoo come trattamento per rendere i capelli più scuri e lucidi. Mi raccontava, poi, che, un tempo, quando era ancora una bambina, il decotto di foglie d’edera era usato per il lavaggio degli indumenti di lana.
Al giorno d’oggi viene coltivata al solo scopo ornamentale, ma il suo utilizzo si estende anche alla medicina naturale. Le foglie, infatti, di colore verde scuro lucente e screziate di bianco, raccolte in estate e fatte seccare lentamente, possono essere impiegate per preparare infusi sedativi della tosse e del mal di pancia. Altrimenti, fresche, si pestano o si riducono in succo per uso esterno: sono detersive, antireumatiche, antinevralgiche.
Secondo la NASA, pare sia in grado di purificare l’aria da sostanze nocive come quelle prodotte dagli oggetti elettrici presenti in casa. Una pianta dai mille pregi insomma, e dal significato profondo.
Fra i tanti infatti quello che prevale è legato all’amore, ben rappresentato da una pianta che cresce rigogliosa e che si avvolge al suo ospite. Nell’antichità, si riteneva che l’edera e la vite si completassero a vicenda in quanto opposti. La prima “muore” in primavera per rinascere in autunno, la seconda invece, ci lascia in inverno per rifiorire ad aprile. Da ciò deriva l’accostamento dell’edera all’innocenza, opposta al “peccato” del vino. A sapere tutto questo, chi la butta più?

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