STILE DI VITA

Signore, evitate di innamorarvi di un artista (o è… troppo tardi?)

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Perdere la testa (o averla già persa) per un genio della creatività può rendere la propria vita un inferno, pur attraverso il miracolo dell’amore. Quindi, se capita, sapete cosa vi aspetta. E se è già capitato...

 

“Tu sei pazza!” E’ mediamente questa l’ultima frase che sento prima che la porta si chiuda sbattendo sulle mie relazioni pericolanti. In alcuni casi più estremi sento anche la sua variante generica: “Tu sei malata”. Sono i casi peggiori, quelli in cui nel dubbio sull’ambiguità dei termini, si passa comunque a fare un rapido check dal medico. Una volta, a dirla tutta, ho dovuto ridimensionare il colesterolo alto.
Ho sempre avuto qualche piccolo dramma di comprensione con le norme. Vi deludo subito: niente genio e sregolatezza, nessuna vita esagerata, nessuna vita come Steve Mc Queen. E’ una questione di sopravvivenza, di partita IVA delusa, arrabbiata. Ed una questione di metodo.

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Non innamoratevi di un artista

E’ un genere di lavoro che non finisce una volta entrati in casa, che sconfina al di fuori e al di dentro di qualunque muro. Che ti insegue ovunque, a cena, a letto, in bagno. Così, a una certa, il “metodo”, consiste nella resa all’ineluttabile, costante presenza di quest’intollerabile sensibilità. Capace di vanificare ogni tentativo di adattamento a consuetudini condivise. Lo small talking, per esempio, svanisce dalle capacità linguistiche, lasciandoti lì a domandarti se “Come stai?” richieda una risposta reale. Se le digressioni sul caldo e sulle vacanze estive ti lasceranno in imbarazzo abbastanza a lungo da darti il tempo di renderti ridicola. I passaggi dalla ricchezza alla povertà sono così rapidi e imprevedibili da consentirti il lusso di costruire una narrazione d’ansie sorprendentemente ricca e variegata. Ci sono tanti e tanti fattori che entrano in gioco. Un ventaglio di spostamenti dell’attenzione che ti si dispiega davanti alla faccia, permettendo al tuo interlocutore di vedere di te solo la scritta “strana” emersa sul pavese. Col tempo, “strana”, diventa quasi il tuo nome.

Ora, stanca dell’infinita cavalcata nelle valli della mia coscienza per comprendere le reazioni della norma, ho deciso di stilare un elenco di ragioni per prevenire il mutuo disagio. Rendendo tutti partecipi dei motivi che, a mio avviso, dovrebbero essere tenuti in considerazione prima di impegnarsi a rendere la propria vita un inferno attraverso il miracolo dell’amore.

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Partiamo dalle aspettative

Non vi farà sentire speciali, non nel modo in cui credete di doverlo essere, performante, competitivo. Per loro non siete una coppa, non siete una vetrina. Siete la vostra pelle, le vostre rughe, il vostro sangue, il vostro spirito pervasivo. Sarete in tutto quello che fanno, senza che però vi ci possiate specchiare. Quindi non vi innamorate di un artista se quello che cercate di voi stessi lo potete comprare. Se quello che volete mostrare voi stessi non è la ricerca, ma una bellezza immutabile e intoccabile. Voi non siete il simbolo, siete la moltitudine. E per chi non ha mai desiderato essere un diverso, ma viene costantemente indicato come tale, niente è più raro e sacro di ciò che è accettabile e buono.

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L’artista vi vede

Non state con un artista se siete piccoli e meschini, se avete paura delle lacrime. Delle vostre e delle sue. Non potete, perché non conoscete il senso della vergogna e vi è distante la dignità profonda di ciò che è fragile. Se vi guardate intorno e la sola cosa che riuscite a vedere è una forma di egoismo intollerabile, chiedetevi se questo egoismo non sia nei vostri occhi. Se non sia questo vostro giudizio costante a rendervi ciechi, sordi e incapaci di nulla che non sia un consumo elementare di sentimenti in saldo. L’artista non ha bisogno che il dolore sia suo, per soffrirne.

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La dignità dell’artista

Non innamoratevi di un’artista, se non avete la leggerezza necessaria a muovervi al di sopra delle consuetudini, dell’approvazione sociale, della sicurezza meccanica. Di una quotidianità perfettamente regolata, di una vecchiaia attentamente programmata. Dimenticate la dignità, per come la concepite, per un’artista la dignità ormai rimane solo in due forme possibili: o la si concede a tutti, come possibilità umana, oppure non vale la pena averne una. Non innamoratevi di un’artista se non avete l’abitudine alle porte chiuse in faccia, a prospettive altalenanti, a cambi d’umore e direzione.

Non innamoratevi di un’artista, se non tenete alla verità, ma alla sua migliore apparenza. Non capireste lo sgretolarsi di ogni vostra certezza in gesti privi di significato, foss’anche solo un silenzio o due.
Non innamoratevi di un’artista, se non sostenete l’entusiasmo smisurato per qualche dettaglio privo di significato condiviso. Se non capite il baratro, che si spalanca di fronte a ogni visione infranta. Anche i sogni, quando muoiono, lasciano un vuoto incolmabile. Lutti violenti e brevi come temporali estivi, intensi, spossanti, liberatori.
Tutto quello che per voi è logico, sensato, potrebbe non avere alcun significato per l’altro, che ha passato la vita a costruire la sua realtà sopra le mobili fondamenta della meraviglia.

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E’ una tragedia accontentare qualcuno

Cercate di capire, è una tragedia cercare di accontentare qualcuno che si aspetta che siate fighi, una specie di intrattenimento, di innamoramento costante. Ci si sente come scimmiette da circo sorridenti, rimbecillite d’amore e di fiducia. Non avete idea di quanto sia difficile fare lo slalom tra le proprie fragilità, fra le proprie paure. Cercare di aderire perfettamente a un sistema dalle premesse inconciliabili col vostro spirito per poi vedere quella porta sbattervi sui denti. Mentre ancora sorridete come imbecilli senza avere mai il tempo di rispondere a quel “sei pazza”. Finisce che lo fate parlando a nessuno, in preda a alla confusione. Finisce che vi sorprendete, in mezzo al vuoto, ad ascoltare la vostra voce replicare un po’ stordita: “ Sì, anche tu.”

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