Donna che dorme sul divano vicino a grandi finestre con vista sugli alberi.
Donna che dorme sul divano vicino a grandi finestre con vista sugli alberi.

Sonno pomeridiano: quando fa bene e quando no

Ci sono situazioni in cui la pennichella è utile e altre in cui è meglio evitarla per non compromettere il sonno notturno

Le palpebre rimangono aperte a fatica, l’energia sembra sparire e la testa diventa pesante. È quello che a volte può succedere dopo pranzo. La sonnolenza che compare nelle prime ore del pomeriggio è comune a molte persone. Ma bisogna cedere al sonno o resistere? In ogni caso, è bene non concedersi un sonnellino pomeridiano troppo lungo, per evitare di alterare il ritmo sonno-veglia e di far fatica a dormire la notte successiva. Gli esperti, infatti, consigliano una pennichella di 15-30 minuti al massimo, per non correre il rischio di entrare in un sonno profondo, dalla quale è difficile risvegliarsi in condizioni adatte a riprendere le normali attività.

QUANDO FA BENE

Ci sono alcune situazioni in cui è benefico concedersi un piccolo sonno pomeridiano.

Se il ritmo sonno-veglia è alterato

La pennichella pomeridiana è una ricarica per tutti, ma è quasi d’obbligo per le persone che hanno il ritmo sonno-veglia sconvolto, spesso per motivi di lavoro. È il caso di chi si sveglia molto presto la mattina o di chi fa turni di lavoro alterni (per esempio, dalle 22 alle 6 una settimana, dalle 6 alle 14 quella dopo e dalle 14 alle 22 quella successiva). È stato dimostrato che grazie ai piccoli sonnellini pomeridiani, queste persone migliorano le loro prestazioni.

Se si deve rimanere attivi fino a tardi

Il sonnellino pomeridiano è utile se si prevede di dover rimanere attivi fino a tardi o se si deve lavorare fino a notte inoltrata. In questi casi, la pennichella permette di recuperare anticipatamente il sonno che si perderà. L’importante è non allungare o diminuire le fasi del sonno continuamente: il rischio è di alterare il normale ritmo sonno-veglia.

Se il sonno notturno è insufficiente

Ci sono situazioni in cui il sonno notturno è disturbato, come in chi soffre della sindrome delle apnee ostruttive, situazione caratterizzata dal russare seguito da una brusca interruzione del respiro per pochi secondi.

Dopo un pasto abbondante

Durante la digestione, il sangue viene convogliato nell’intestino, con riduzione del flusso sanguigno alla testa e comparsa di torpore e sonnolenza. Il sonnellino non ritarda la digestione, perché non diminuisce la secrezione degli enzimi digestivi e non riduce l’attività di stomaco, fegato e intestino.

Donna che dorme serenamente a letto con una sveglia dorata sul comodino.

QUANDO VA EVITATA

Ci sono casi in cui il sonno pomeridiano è assolutamente sconsigliato.

Se si soffre d’insonnia

Le persone che hanno problemi ad addormentarsi o si sveglia spesso di notte, devono evitare le pennichelle pomeridiane per non rischiare di diminuire ancora di più il sonno notturno. Meglio resistere e cercare di recuperare le ore di sonno perse nella notte successiva.

Dopo un lungo viaggio

Chi fa viaggi intercontinentali dovrebbe evitare i sonnellini diurni. In questi casi, la sonnolenza dipende da un’alterazione del ritmo sonno-veglia dovuta al cambiamento di fuso orario (la cosiddetta sindrome da jet-lag).

In caso di reflusso gastro-esofageo

Se soffre di reflusso gastroesofageo, meglio evitare di mettersi sdraiati per riposare subito dopo pranzo: per evitare il problema, può essere sufficiente appisolarsi su una poltrona.

COME RESISTERE

Ci sono piccoli accorgimenti che vengono in aiuto in chi non può concedersi una pennichella pomeridiana.

Non saltare il pranzo: il digiuno causa un calo degli zuccheri nel sangue che porta a sonnolenza o intorpidimento.

Evitare pasti troppo ricchi di proteine, specialmente di formaggi e di derivati del latte: sono ricchi di triptofano, un aminoacido che favorisce la sonnolenza

Limitare il consumo di bevande alcoliche: l’alcol può favorire la sonnolenza.

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