RIFLESSI DI CINEMA

Un film per immergerci nell’arte e nella natura di Claude Monet

Video del giorno

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Voci narranti, interviste a critici, a una famosa fotografa e alla giardiniera della Fondation Monet, grembiule da lavoro e mani sempre infangate, accompagnano lo spettatore e lo immergono nell’universo del pittore

 

LE NINFEE DI MONET. UN INCANTESIMO DI ACQUA E LUCE

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Regia: Giovanni Troilo
Sceneggiatura: Giorgio D’Introno, Giovanni Troilo e Marco Pisoni
Supervisione scientifica: Ross King
Colonna sonora originale: Remo Anzovino
E con la partecipazione straordinaria di: Elisa Lasowski, Sanne De Wilde, Claire Hélène Marron

NELLE SALE SOLO IL 26, 27 e 28 novembre

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Nella vita di Claude Monet c’era spazio solo per la pittura, guardare il mondo, interpretarlo e riportarlo sulla tela. Solo questo ha fatto per tutta la vita, solo questo gli interessava, questa era la sua missione e la sua ossessione. Ci sono stati altri film dedicati al maestro dell’Impressionismo, ma quest’ultimo lo fa da un punto di vista particolare, con il tentativo di capire le radici della sua arte.

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Tutto sommato sono poche le opere che vediamo sullo schermo, mentre sono tantissimi i paesaggi, come se gli autori avessero voluto farci immedesimare nell’universo del pittore, vediamo il fiume, la Senna, i prati, i boschi, i cieli che lui ha osservato minuziosamente, ossessivamente, sì, ripeto questo termine perché è quello che davvero può darci il senso di tutto il suo percorso artistico.

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Con una scelta inusuale la terra di Monet, la Normandia, viene filmata quasi sempre senza sole e sotto la pioggia, non viene abbellita, ma viene raccontata in modo realistico, perché quello è il clima prevalente nella zona, quello che vedeva Claude Monet, fino alla catastrofe, quando un’alluvione sommerse e devastò il suo caleidoscopico amato giardino che poi puntualmente ricostruì. Il sole appare, liberatorio, a portarci fuori dalla fatica, solo nelle ultime inquadrature.

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L’acqua e la natura, la luce coi suoi cambiamenti nel corso della giornata e delle stagioni, i fiori e da ultimo le ninfee sono le immagini che Monet coglie e di cui si imbeve. Vuole riportare sulla tela quello che i suoi occhi vedono e quando la sua vista comincia drammaticamente a calare il suo ardore cresce, come se il decadimento del senso avesse accentuato in maniera magica e quasi sovrannaturale la sua sensibilità.

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L’ossessione finale si concentra sulle ninfee che l’hanno reso famoso in tutto il mondo, fiori acquatici, con radici avvinghiate sul fondo melmoso dello stagno del suo giardino, a Giverny. Monet dedica gli ultimi dodici anni della sua vita a dipingere proprio questi carnosi petali, cogliendo i diversi momenti della fioritura e i molteplici riflessi della luce sull’acqua nelle varie ore del giorno. Un’opera d’arte che è anche una ricerca, un inseguire un’impossibile rivelazione di che cosa racchiuda e comunichi l’origine della natura e della luce.


Voci narranti,
interviste a critici, a una famosa fotografa e alla decisa giardiniera della Fondation Monet, grembiule da lavoro e mani sempre infangate, accompagnano lo spettatore e lo immergono nell’universo del pittore fino al trionfo finale: le innumerevoli gigantesche tele raffiguranti le ninfee nell’installazione del Musé de L’Orangerie. I pannelli sono appesi nelle sale circolari e avvolgono il visitatore con una modalità ai tempi di totale avanguardia, che ricorda le esposizioni multimediali di oggi e persino un certo cinema sperimentale.
Lasciarsi andare alla bellezza non può che fare bene. E speriamo che molti siano gli spettatori e che le scuole accolgano l’invito della produzione per assistere a proiezioni dedicate.

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Progetto Scuole: Tutti i titoli della Grande Arte al Cinema possono essere richiesti anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole.
Per prenotazioni: Maria Chiara Buongiorno, progetto.scuole@nexodigital.it –
Tel.: 02 805 1633

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