Il film di Gus Van Sant racconta la vita del disegnatore John Callahan (interpretato da Joaquin Phoenix) che dalla sua sedia a rotelle si è beffato della vita, facendone uno slalom tra alcolismo, disabilità e sesso
Don’t Worry
di Gus Van Sant con Joaquin Phoenix, Jonah Hill, Rooney Mara, Jack Black tratto dal libro di John Callahan.
La storia prende le mosse da lontano, da quando Robin Williams compra i diritti del libro di John Callahan per interpretarlo in un film e ne propone la regia a Gus Van Sant. Succede una ventina di anni fa. Ma anche a Hollywood, anche coi più grandi nomi in campo, non sempre i progetti vanno in porto. Perché non si trova la linea giusta, che è poi lo sguardo giusto. Ora ci siamo, è tutto incredibilmente perfetto in questo film, presentato in anteprima al Sundance Festival, un film che affronta senza una sbavatura, senza un pietismo, ma con tutta l’arguta, irriverente intelligenza di John Callahan un tema scivoloso, anzi, più d’uno: l’alcolismo, la disabilità e lo slalom per stare al mondo e fare pace con se stessi, last but non least nella lista degli argomenti più spinosi.
Siamo a Portland (città molto amata e spesso raccontata da Gus Van Sant) e lo scapestrato John Callahan, ventenne con alle spalle lo spettro dell’abbandono da parte della madre e una conseguente dolorosa adozione, vive combinando guai, fra notti brave e alcol, fiumi di alcol. Finché, una notte, in auto con un amico più ubriaco di lui, ha un incidente che lo costringe sulla sedia a rotelle.
Il racconto di Gus Van Sant piroetta nel tempo e nello spazio, non accontentandosi di un flash back, ma mescolando continuamente le epoche e componendo un quadro in cui alla fine tutto torna. E va dritto al cuore (e alla mente) dello spettatore.
Perché Don’t worrydiventa (come il libro autobiografico da cui è tratto) una vicenda di rinascita e di riscatto, la lotta contro l’alcolismo ma anche la faticosa riconciliazione col passato, attraverso un percorso salvifico, né mistico, né religioso, un percorso accidentato di consapevolezza e di perdono, nei confronti degli altri ma anche – e forse soprattutto – di noi stessi.
Una predica, penserete voi a questo punto. No, tutt’altro! Perché John Callahan è un personaggio incredibile e Joaquin Phoenix lo incarna restituendogli tutta la sua sincera vitalità. E bene lo affianca Rooney Mara, che è la sua innamoratissima compagna anche fuori dal set. Uno dopo l’altro, Don’t worryabbatte i pregiudizi, si scontra col politicamente corretto, bersaglio fatto a pezzi!, e segue l’evoluzione della parabola di una vita attraverso le vignette satiriche di Callahan, il distillato migliore di lui. Infatti John si rende conto del suo talento solo dopo l’incidente e lentamente impara a disegnare con la mano che riesce a muovere, e impara al tempo stesso anche a vivere, si innamora riamato di una bellissima ragazza scandinava e alla fine diventa una persona migliore. Ma non per questo e neppure per un attimo, il film afferma che un incidente o la disabilità e neppure l’alcolismo siano qualcosa di positivo.
Vincente e positivo può essere solo l’individuo e la divinità di riferimento dell’incredibile protagonista, quello in cui provocatoriamente dice di credere quando il guru degli alcolisti anonimi gli chiede di rivolgersi al suo dio, sono… le parti basse di Raquel Welch! Già, perché nel film si parla anche parecchio di sesso e mai era stato fatto con tanta umanità in nessun film dove di mezzo ci fosse una persona diversamente abile.
La cosa straordinaria è l’abilità con cui Gus Van Sant è riuscito a raccontare una storia così complicata facendosi beffe di tutto e di tutti e arrivando al traguardo vincitore, mettendo in campo una grandissima umanità, intendendo il termine nel suo senso più nobile. Il merito va a lui, ma anche Joaquin Phoenix e soprattutto a John Callahan che è scomparso a 59 anni, nel 2010 e ha vissuto alla grande perché non è mai arretrato di fronte a nulla. Applausi! Applausi!
Guardate il video sull’alcolismo, commentato e disegnato da John Callahan.
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