“Black Tide”: Vincent Cassel si imbruttisce ma è bello da vedere

L’attore francese costruisce in questo film noir il ritratto crepuscolare di un ispettore malmesso, più anziano degli anni che ha, acciaccato dalla vita, sciatto, stanco e malvestito. Ma il risultato è una interpretazione “all’americana”

 

Black Tide

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Un film di Eric Zonca
Con: Vincent Cassel, Romain Duris, Sandrine Kiberlain

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Vincent Cassel ha uno stile recitativo all’americana e appartiene a quella categoria di attori che credono nell’accanimento sul corpo. Lo ha già fatto in passato, lo fa più che mai qui, costruendo il ritratto crepuscolare di un ispettore malmesso (“chiamatemi comandante”, però, ripete spesso), più anziano degli anni che ha, acciaccato dalla vita, incapace di costruire un rapporto con il figlio adolescente che frequenta pessime compagnie e finisce nella rete delle forze dell’ordine.

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Cassel ha voluto imbruttirsi
, è sciatto, stanco, malvestito, ha i capelli grigi, unti e costruisce inquadratura dopo inquadratura il ritratto di un detective solitario, incattivito, alcolizzato, legato a una donna che non lo ama più. Insomma, un randagio nella vita. Eppure attaccato al suo lavoro e convinto di capire ogni cosa di crimine e criminali.

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Ma la realtà è più complessa e anche più perfida e ogni sua intuizione rischia di venire smentita da scenari ancora più torbidi.
La trama è tutto sommato lineare, si tratta di trovare un ragazzo che all’improvviso scompare senza lasciare tracce. Un classico noir con pochi personaggi che ipnotizzano lo spettatore più che con le azioni, con le loro vite oscure, restie a venire messe a nudo e ancor meno facili da capire.

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Lo scomparso è un bravo ragazzo introverso, studente diligente e senza grilli per la testa. Scoprire dove sia finito e perché richiede di entrare nella sua vita e in quella di chi gli stava accanto. Un pugno di persone, la madre apprensiva e votata alla cura della figlia minore, down, il padre marinaio spesso assente e un idealista professore di francese ossessionato da un unico sogno: diventare scrittore.

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La partita si gioca tutta fra di loro, le relazioni si ingarbugliano e si incrociano in notti buie e umide, con una calura opprimente che spreme gocce di sudore dai corpi affaticati e ogni goccia distilla un dolore diverso, un’incapacità di relazionarsi con chi ti sta accanto.
Noir dei sentimenti, matrioska di rivelazioni sempre più cupe, affresco della fragilità umana e manifesto di come sia facile ferire le persone e di come sia invece difficile trovare la strada della giustizia che, come in ogni noir che si rispetti, non è a senso unico.

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Film d’attori e con attori bravissimi che lavorano su ogni minimo dettaglio. Di Cassel abbiamo detto ma anche Romain Duris, nel ruolo del professore chiuso nelle sue patologie è tagliente più che mai mentre a Sandrine Kiberlain tocca il ruolo più difficile, quello di una madre che vuole soddisfare le esigenze di tutti, pronta a pagare qualunque prezzo.

 

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