Già li vedo i vostri sguardi dubbiosi. Uffa, l’ennesimo film sul conflitto fra palestinesi e israeliani, boh, un concerto per la pace che riunisce giovani dei due “schieramenti”, e magari una ragazza israeliana che si innamora di un palestinese (a dir la verità succede). Uffa, scontato, non mi attira. Invece “Crescendo” è un bel film, pieno di dolore e di speranza, che evita scorciatoie e buonismi e fotografa una situazione insanabile nel modo più limpido possibile.
Ispirato a un’esperienza vera, quella della West-Eastern Divan Orchestra creata da Daniel Barenboim e Eduard Said che riuniva giovani di paesi storicamente “nemici” (il nome deriva dal poema di Goethe), il film racconta la proposta di una mecenate a un direttore d’orchestra tedesco di fama mondiale di selezionare giovani musicisti israeliani e palestinesi per farli suonare assieme in un grande concerto per la pace, perché la musica sa e può creare ponti fra le persone. Un’utopia o una possibilità concreta?
Una sfida, perché i sentimenti degli israeliani nei confronti dei palestinesi sono speculari a quelli dei palestinesi nei confronti degli israeliani e sono basati sulla paura. Con punte di disprezzo e odio. Il film cerca di mettere in campo i problemi di tutti, compresi quelli delle famiglie che non hanno potuto evitare di crescere i figli in un clima di guerra e aggressività.
Nonostante le difficoltà, ci provano tutti a far andare in porto la scommessa, i giovani e il musicista, fra audizioni e prove. Ma la strada non è semplice, perché ben pochi degli aspiranti concertisti riescono a metter da parte la realtà storica di una conciliazione che sembra di là da venire. Vero, ma, suggerisce il regista, perché mai rinunciare anche a ogni piccolo passo e perdere la speranza? L’atteggiamento peggiore sarebbe proprio la resa.
Tutto questo racconta il film, in una ricchezza dolce di musica magnifica, che ne addolcisce il clima, senza mai nascondere le difficoltà, senza immaginare l’impossibile. Probabilmente gli stessi conflitti, che in una scena del film i ragazzi si urlano addosso in una specie di teatro della crudeltà terapeutico, sono stati affrontati dagli attori nel corso delle riprese, con identiche tensioni, con gli stessi avvicinamenti.
Immaginatevi un “Saranno famosi” in tempi di guerra. Grande musica e grandi problemi che sulla parola fine rimangono insoluti, ma quei famosi piccoli passi sono diventati per ciascun spettatore un invito concreto.
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