Una donna complessa, dolce e dura, severa e comprensiva, con la capacità di considerare ogni caso diversamente, a cominciare da quelli dei suoi tre figli. E’ merito suo se il cantante affermato di oggi, da bambino dislessico e vittima di bullismo, ha saputo trovare la sua strada. “Lei”, racconta oggi, “mi ha aiutato a perdere per sempre la tristezza”
Tutti belli in famiglia! Da sinistra, Zuleika, Fortunè e Yasmine, fratelli di Mika e accanto a lui la mamma Joannie.
Mika è cantante, produttore, showman, e chi più ne ha più ne metta. A soli 34 anni, ha alle spalle una vita complessa: dislessia, bullismo e cattivi maestri. Ma la sua solida famiglia cosmopolita gli permette oggi di essere il più sincero interprete delle fragilità di cui tutti soffriamo. E a ssere sinceri si soffre meno. Ci siamo domandati chi abbia messo le basi per questa personalità così piena e scintillante. La risposta è ovvia: la sua mamma. Joannie Penniman è una matriarca assoluta. Una donna complessa, dolce e dura, severa e comprensiva, con quella capacità che le donne hanno in più degli uomini di considerare ogni caso diversamente, di affrontare i problemi a uno a uno, e di scoprire il valore diverso di ognuno. Con i figli per esempio è stato così.
Mika, con la sorella Jasmine e la mamma Joannie.
Con la sorella Jasmine e ancora di più con il fratello minore di Mika, era esigente, spingeva perché a scuola dessero il massimo. Per lui invece ha individuato un’altra strada: «Ha capito la mia fatica e la mia tristezza di allora», racconta lui oggi, «e non ha insistito. Ha cercato piuttosto di responsabilizzarmi e farmi lavorare». Alla tenera età di 9 anni, era alla Royal Opera House nella Die Frau Ohne Schatten (La donna senz’ombra) di Richard Strauss, a lavorare con gli adulti, pagato, con la consapevolezza della responsabilità. Il teatro, quello che per gli altri era il circo, il mondo finto, per lui era la vita vera.
Questa mamma matriarca e schiva ha anche sempre lavorato. Aveva un laboratorio di vestiti per bambini. L’appartamento in cui il cantante è cresciuto era un workshop. Se ti svegliavi alle tre di notte, vedevi la luce accesa: era mamma Joannie che lavorava fianco a fianco con le filippine e le lavoranti francesi. Cucivano per Saks, Lafayette, e non si poteva girare senza scarpe, c’erano spilli dappertutto, infilati anche nel parquet. Forse per questo ora non ne vuole sapere di moppine e ciabatte. «Per me e per i miei fratelli casa è il profumo del tessuto tagliato, quella polvere leggera che vola nell’aria, il profumo della nostra infanzia. La casa per me è famiglia, amore, cane, libertà di esprimerti, in mutande o ben vestito, senza pensare alle conseguenze». Grazie, mamma Joannie, per averci regalato questo splendido esemplare della razza umana.
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