gianna coletti a
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Accudire una madre come una figlia: l’incubo di tante di noi

Esperta del problema, che ha portato in teatro nel monologo “Mamma a carico”, l’attrice e autrice Gianna Colletti affronta l’argomento della convivenza con un genitore anziano e non più autosufficiente. E, invitando alla pazienza, conclude con un accorato inno alla vita

 

E’ la faticosa realtà quotidiana di molte donne cinquantenni, o giù di lì: una madre o un padre, o entrambi, anziani e non più autosufficienti e che quindi vanno accuditi come bambini. Succede sempre più spesso perché si sono allungate le aspettative di vita e dopo la “terza età”, quella in cui oggi si trovano tanti “arzilli vecchietti” pieni di vita, arriva la più impegnativa “quarta età”, non sempre facile da gestire per figli e nipoti, specie quando subentrano problemi di salute. Ne sa qualcosa l’attrice e scrittrice Gianna Colletti, reduce  dal grande successo ottenuto con  “Mamma a carico – Mia figlia ha novant’anni”, spettacolo teatrale scritto e interpretato da lei per la regia di Gabriele Scotti. Un monologo ironico e struggente sul rapporto tra una donna di cinquant’anni, Gianna, e una vecchia ribelle di novanta, sua madre Anna, cieca, non cammina più e con la testa che ogni tanto va per conto suo.
In scena al Teatro Linguaggi Creativi di Milano fino al 19 novembre, ha fatto registrare tutte le sere sold-out, ottenendo ottimi riscontri anche a livello di critica e addetti ai lavori, tanto che Andrée Ruth Shammah ha detto espressamente che le piacerebbe avere lo spettacolo al Teatro Franco Parenti di Milano, di cui è direttrice artistica. Intanto per il momento è stata fissata una nuova data per lo spettacolo: il 2 dicembre sarà al Teatro Comunale di Aldeno (in provincia di Trento).
Proprio perché “esperta” dell’argomento, forse è una delle persone più adatta per parlare di questa situazione che riguarda tante sue coetanee.

gianna coletti
Cosa significa ritrovarsi all’improvviso a occuparsi della propria madre anche in termini di rinunce personali?
È stato precipitare in un incubo. Sapevo che prima o poi avrebbe subito un crollo, anche perché era cieca da diversi anni e quindi sempre meno autonoma, però quando è avvenuto mi ha colto impreparata. In questo panico totale ho commesso tantissimi errori, il più grave quello di non accettare ciò che stava accadendo. In quel periodo ho rinunciato alle tournée teatrali, ma me lo potevo permettere non perché sia ricca,ma perché  avendo iniziato a lavorare giovanissima dopo 40 anni sono andata in pensione, e ho accumulato due soldi spesi con grande gioia per lei, i bandanti eccetera.

Parliamo della posizione degli uomini: perché i figli maschi non sembrano rispondere allo stesso modo? E  invece come la vivono i compagni? Si sentono trascurati o capiscono?
Per quanto riguarda il primo punto non ne ho la più pallida idea, però posso dire che per 25 anni non ho fatto altro che parlare al mio compagno di mia madre tanto che lui mi faceva delle battute (con il suo accento romano) del tipo ‘stiamo invecchiando insieme io, te e tu’ madre’. Lui poi ha capito la situazione, perché è stato anche lui molto vicino ai suoi genitori anziani, e quindi mi è sempre stato vicino cercando di tranquillizzarmi e ripetendomi che il problema ero io, dato che non accettavo quanto stesse accadendo.

gianna coletti 2
Hai ricevuto aiuti, anche dallo Stato oltre che da persone o badanti?
Mia madre per fortuna aveva una pensione di accompagnamento, ma purtroppo sappiamo che non tutti riescono ad averla perché non rispondono a determinati parametri, anche se non sono comunque autosufficienti. E qui lo Stato dovrebbe intervenire, perché ci sono tante persone che non possono nemmeno permettersi una badante ed è fondamentale aiutarle. Si dovrebbe anche pensare a un supporto psicologico per chi vive in queste situazioni, perché recenti studi hanno sottolineato che il cervello subisce uno stress fortissimo, dato che non si è pronti per natura ad occuparsi di un genitore che ha bisogno di te come un bambino e che negli anni non farà altro che peggiorare.

Come ti ha cambiato il fatto di avere una mamma a carico, anche dopo che è venuta a mancare?
Io pensavo di non reggere, la paura mi ha accompagnato per tantissimo tempo e mi chiedevo ‘è mai possibile che un giorno io e lei ci lasceremo?. Ho cercato di occuparmi di lei nel migliore dei modi, anche se non sono mancati gli errori, dato che io non ero abituata ad accudire nessuno non avendo né figli né nipoti. Ho fatto tutto quello che potevo e questa consapevolezza poi mi ha aiutato. È stato un viaggio molto difficile, ma straordinario, in cui mia madre mi ha trasmesso il suo feroce attaccamento alla vita. Quindi teniamocela da conto, la vita, anche se piena di problemi e delusioni.

locandina mamma a carico (1)

Images credits: SERGIO BERTANI

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