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Stasera in Tv “Io sono Mia”: ma non aspettate la verità su Mimì

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Il film che ricostruisce la storia della Martini contiene lacune e omissioni e, soprattutto, non accenna ad aspetti non secondari della sua vita. Così si è persa l'occasione di restituirle finalmente ciò che in vita le è stato tolto

 

Arriva stasera in Tv, su RaiUno, Io sono Mia, il film che per tre giorni è già stato proiettato a gennaio anche nelle sale cinematografiche e che racconta la storia di Mia Martini. Nelle intenzioni, doveva essere l’occasione da parte del mondo dello spettacolo per chiedere scusa a un’artista che tanto ha sofferto a seguito di voci malevole, che proprio quello stesso mondo aveva fatto circolare. Dopo averlo visto, posso tranquillamente affermare che, a mio parere, si tratta purtroppo di un’occasione mancata, un lavoro sotto molti aspetti quantomeno approssimativo e sicuramente incompleto.

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 Un brava a Serena Rossi 

Brava Serena Rossi che dà il volto a Mimì e che ne ha studiato con cura la mimica facciale, le espressioni e la gestualità. Interpreta inoltre molto bene le canzoni presenti nel film, soprattutto una intensa Padre davvero, anche se non ci si spiega perché non siano state usate le versioni originali. Le considerazioni in positivo purtroppo si fermano qui.

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Intanto non si capisce come mai, in un film che racconta almeno 25 anni di carriera di una cantante siano presenti solo cinque canzoni: da Minuetto del 1973 a E non finisce mica il cielo del 1982 sembra che non sia stato più pubblicato nulla: quindi Per amarti, Inno, Che vuoi che sia se ti ho aspettato tanto, solo per citarne alcune, non vengono nemmeno accennate.

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Inoltre, due tra gli uomini più importanti della sua vita, misteriosamente non compaiono. All’inizio del film, Mimì e sua sorella Loredana conoscono al Piper un ragazzo che ricorda Renato Zero, ma che invece viene presentato come un certo Anthony appena tornato da Londra. Inoltre nel 1978 ci si aspetta l’incontro e il grande amore con Ivano Fossati, ma nel docufilm non ce n’è traccia. La realtà viene sostituita da una love story con un fotografo di nome Andrea, che termina, guarda caso, con il Sanremo dell’82,  quando Mia Martini presentò E non finisce mica il cielo. Che sappiamo essere un po’ la legacy di Fossati per Mimì. Lo spettatore, che conosce un po’ lo svolgersi delle vicende, rimane abbastanza disorientato, e cercando in rete, scopre che sia Fossati che Zero non hanno voluto essere parte del progetto. Forse possiamo capirli.

 Questi sarebbero Califano e Lauzi?

Un’altra perla è la caratterizzazione di Franco Califano e Bruno Lauzi. Al primo non viene certamente resa giustizia del fascino che aveva nel 1973, presentandolo invece come sarebbe diventato a causa di una serie di problemi personali e di salute quasi dieci anni dopo. Il secondo, soprattutto quando compare, già anziano, nel 1989 per proporre a Mia Almeno tu nell’universo, sembra un personaggio ritagliato da una commedia all’italiana degli Anni 80. Un attore vistosamente giovane con una grossa parrucca di riccioli bianchi appoggiata in testa. Quantomeno approssimativo.

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Il docufilm si chiude con il ritorno di Mia Martini sul palco dell’Ariston del 1989 e il successo di Almeno tu nell’universo, ma noi sappiamo che la storia non finisce lì.
Nel 1992, infatti, si vedrà strappare una meritata vittoria a Sanremo con Gli uomini non cambiano, sempre per colpa del gossip e di battutacce che malignavano su una sua presunta vittoria combinata, messe in circolazione prima e durante il Festival.
Mia tornerà in quel teatro nel 1993, duettando con la sorella, cercando di risolvere un rapporto sempre conflittuale di cui nella pellicola si fa cenno a malapena.
Si riavvicinerà al padre, poco prima di morire, nel 1995, prendendo in affitto una casa poco distante da lui. La stessa casa dove la troveranno morta da due giorni, sola, mentre ascoltava la sua musica, una domenica di maggio del 1995.

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Di tutto questo Io sono Mia non accenna nulla, non cerca nemmeno di spiegare come, dopo il ritorno del 1989, che sembrava aver restituito all’artista un po’ di serenità e lo spazio che meritava, le nubi tornino ad adombrare in qualche modo la sua vita e la sua carriera. Fino ad arrivare a un epilogo così tragico. Peccato. Sarebbe stata una bella occasione per farlo, o almeno per provarci.

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