RIFLESSI DI CINEMA

10 giorni senza la mamma, idea che tutte noi dovremmo copiare

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La pellicola di Alessandro Genovesi affronta con garbo e brio l'annoso problema dei mariti che sottovalutano il doppio lavoro delle loro compagne, fuori e dentro le mura domestiche. E la decisione della protagonista di piantare baracca e burattini va presa come esempio

 

10 giorni senza la mamma

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Regia di Alessandro Genovesi
con Fabio De Luigi e Valentina Lodovini
Soggetto e sceneggiatura di Alessandro Genovesi e Giovanni Bognetti
Prodotto da Maurizio Totti e Alessandro Usai 

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Curiosa coincidenza: lo stesso tema, una mamma che se ne va per un po’ senza troppe spiegazioni, è diventato all’improvviso, per caso, al centro di più di un film. La simpaticissima commedia con Fabio De Luigi racconta senza perdere mai il sorriso la stessa storia del francese Le nostre battaglie, di cui vi abbiamo parlato qui, anche se la declina scegliendo la leggerezza e non il dramma. Cambiando ambiente sociale, puntando su un professionista e non su un impiegato, su una famiglia borghese, invece che su una proletaria. Ma, modificando l’ordine dei fattori, lo si sa, il risultato non cambia.

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In 10 giorni senza la mamma, Fabio De Luigi è il dirigente di un’azienda, padre distratto di tre figli e marito “seduto” di una donna bella, multitasking e sveglissima, che viene abbandonato dalla suddetta per dieci giorni. Senza conflitti: la moglie ha solo deciso di prendersi una vacanza, andando a Cuba con la sorella.

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Cosa succede?
Quello che potete immaginare, l’uomo, a cui cade in testa anche un problema di lavoro, deve fare i conti con una quantità immensa di impegni di cui non sospettava neppure l’esistenza, e non sarà facile far quadrare i conti tenendo assieme famiglia, casa, figli, lavoro. Ovvero, facendo quello che noi donne facciamo ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, senza lamentarci neppure più di tanto.

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La figlia più grande, adolescente con tutte le paturnie dell’età, imparerà ad amare il padre. Il ragazzino di mezzo scoprirà un genitore impacciato ma affettuoso e la piccoletta, così simpatica da aver voglia di rapirla, fa sorridere lo spettatore per tutto il film. Meritandosi la palma dell’attrice più naturale (credo sia la figlia del produttore, quindi una puffetta cresciuta a biberon e set).

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I temi trattati sono molti, quasi tutti quelli del conflitto uomo-donna nel mondo di oggi, e anche i luoghi comuni dei mariti che ignorano il posto delle lenzuola negli armadi (in genere le cercano nei frigoriferi) vengono affrontati senza mai strabordare nelle fastidiose gag. Dialoghi frizzanti, attori tutti bravi, frecciate sul mondo del lavoro inevitabili e chiusura nei toni di una comica finale che però riesce a non perdere mai le redini.
Insomma, un premio alla misura, all’intelligenza e grazie per avere messo in scena quello che tutte sappiamo e che così spesso non riusciamo a far capire a chi ci vive accanto. Lasciare la nostra famiglia dieci giorni senza la mamma? Io dico che è un’idea da copiare!

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