RIFLESSI DI CINEMA

Se sei una casalinga disperata, ti potrai riconoscere in questo film

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"Le nostre battaglie" sono quelle quotidiane, le fatiche domestiche e la cura dei figli dalle quali la protagonista decide di fuggire. E allora tocca al marito affrontare situazioni per lui inedite, quasi una sfida impossibile

 

LE NOSTRE BATTAGLIE

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Regia di Guillaume Senez
Con Romain Duris, Laure Calamy, Laetitia Dosch, Lucie Debay

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Le battaglie, la vita. Di questo parla questo bel film presentato alla Settimana della critica di Cannes e poi al Torino Film Festival, dove ha vinto il Premio del Pubblico e il Premio Cipputi. Di solito i premi li lascio per la chiusura, ma qui è importante dirlo subito, perché questo è un film perbene che parla di argomenti importanti. E lo fa senza alzare la voce, cercando il tono della comprensione, della semplicità. E lo trova grazie a un grande protagonista Romain Duris (che a me piace sempre) che qui si identifica totalmente col personaggio: un uomo a posto, che cerca di fare nella vita quello che può, ma la battaglia è tosta.

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Sul lavoro, è caporeparto in un magazzino stile Amazon, cerca di non fare torti a nessuno, non agli amati compagni del sindacato, ma neppure a chi sta sopra di lui. Che si barcamena come può per non lasciare stritolare tutti dai meccanismi di una società dove le tutele si assottigliano sempre più.
Ama la moglie, ma il tempo è troppo poco per dimostrarglielo coi fatti ed è su di lei che ricadono (le spettatrici si riconosceranno) tutte le fatiche della vita domestica e la cura dei figli. Se il tempo non basta per lei e i bambini, figurarsi se può bastare per gli amici o i parenti.
Le giornate finiscono sempre troppo presto e prima che sia riuscito a fare quel che si era prefisso.
Emergenza perenne a cui fa l’abitudine, subendo le ingiurie della vita dura.

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Figuriamoci cosa succede quando la moglie sparisce, da un momento all’altro, senza lasciare detto nulla. La sua è una fuga volontaria, la polizia non può occuparsene: se n’è andata semplicemente perché non ce la faceva più, perché era stanca di battagliare, come la Teresa Batista del famoso romanzo era stanca di guerra.

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Ecco che lui, l’operaio specializzato, il buon compagno di lavoro, il padre che sa troppo poco della casa e dei figli, si ritrova solo a gestire tutto. E se chi gli è vicino, la madre, la sorella, gli amici, gli dà una mano, le battaglie quotidiane lo schiacciano. Eppure non si arrende, neppure per un secondo, e accetta la sfida impossibile di fare tutto e nel modo migliore.
Vita agra 2.0 e noi palpitiamo, mentre sosteniamo ogni suo sforzo, ogni dolore, ogni debolezza e vorremmo consolarlo per le sconfitte. Fa quel che può e ce la mette tutta, sicuro che una luce alla fine del tunnel prima o poi brillerà. Noi lo capiamo, lo sentiamo, gli vogliamo bene fino alla fine, ed è questa l’empatia che il regista è riuscito a creare.

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Un bellissimo, dolce film
intriso di pietas che riesce a chiudersi con la leggerezza di un sorriso. Andate a vederlo.

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