RIFLESSI DI CINEMA

“Assandira”: quando il turismo predatorio racconta una Sardegna differente

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Gavino Ledda a 82 anni diventa protagonista di un film fortissimo e appassionato che parla della sua Sardegna. E non alla solita maniera.

ASSANDIRA

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Di Salvatore Mereu
Liberamente tratto da Assandira, di Giulio Angioni (Sellerio)
Con Gavino Ledda, Anna Köning Marco Zucca, Corrado Giannetti

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Gavino Ledda ha 82 anni ed è l’autore di uno dei più potenti romanzi italiani, Padre Padrone, da cui è stato tratto il bel film dei fratelli Taviani. Su di lui, che non è un attore di professione, è caduta la scelta di Salvatore Mereu, che l’ha voluto protagonista di un film che ha la stessa potenza dello storico romanzo.
Ledda si toglie 12 anni, molto credibilmente, per diventare Costantino Saru. Ed è su di lui, su questo pastore dal volto di pietra, che si apre il film. Un uomo straziato che si aggira per i resti di una sua vecchia proprietà che il figlio con la fidanzata tedesca avevano trasformato in un agriturismo. Non c’è più niente perché un incendio ha devastato ogni cosa e la pioggia torrenziale e quasi biblica che scende incessante non basta a purificare quella terra e neppure a rendere meno dolorose le perdite. Il figlio è morto nel tentativo di salvare il bestiame, la moglie incinta lotta per la vita all’ospedale. Le costruzioni sono tutte crollate e gli animali, il magnifico cavallo bianco, le galline, i maiali, gli struzzi sono ormai solo carcasse puzzolenti. Il magistrato incaricato dell’inchiesta sostiene il vecchio e intanto cerca di capire cosa sia successo. Perché l’incendio sembra doloso.

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Lentamente, Costantino ripercorre la storia che lo ha fatto arrivare fino a lì. Lentamente gli spettatori scoprono un agriturismo particolare che era in realtà un parco dei divertimenti dell’antichità, dove i turisti potevano rivivere vecchie tradizioni e rituali di cui stravolgono il significato. La campagna ha ritmi che seguono le stagioni, gli animali hanno una sessualità potente e rapida che può diventare scenografica come nel caso dei cavalli. La Sardegna ha un passato traboccante tradizioni e misteri che è pericoloso scoperchiare.

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A poco a poco scopriamo un turismo predatorio, dove nessuno è innocente: né lo straniero che vuole  godersi luoghi pittoreschi senza capire niente e tanto meno i locali, corrotti dalla modernità pronti a prendersi i guadagni. Indifferenti a tutto quello che possono calpestare. Chi resta attaccato all’antico, chi per tutta la vita ha difeso riservatezza e onore, fatica a adeguarsi al nuovo ed è stato quello il grande conflitto di Costantino, diviso fra l’amore per il figlio e il rispetto per la sua terra.

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Riprese con primi piani e inquadrature ravvicinate a studiare il volto rugoso del protagonista, quasi sempre ombreggiato dalla notte e dalla pioggia, trasformano il film in un lungo viaggio attraverso la profanazione, una storia intensa con finale giallo. Forte, fortissimo e appassionato film che conferma il rigore di Salvatore Mereu e l’attaccamento profondo alla sua terra.

 

 

 

 

 

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