RIFLESSI DI CINEMA

Christian De Sica chiude i conti col fantasma del padre Vittorio

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E' forse il senso di questo film, un "Ghostbuster" in salsa napoletana, infarcito anche di trash nella tradizione dei cinepanettoni, ma comunque alla fine non indigesto, riscattato dall'affetto del regista per il genitore

 

Sono solo fantasmi

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regia di
 Christian de Sica
con Christian De Sica, Carlo Buccirosso, Gian Marco Tognazzi

 

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Sparare addosso a De Sica che, infarcendolo di volgarità in stile cinepanettone, rifà Ghostbuster in salsa napoletana? Ma no, mi rifiuto. Perché sotto il pasticciaccio batte il cuore del figlio di un grandissimo, Vittorio De Sica, omaggiato qui in tutti i modi. Come se Christian avesse voluto una volta per tutte chiudere i conti con il padre, ammettendo la sua totale diversità/inferiorità. Ma al contempo affermando il suo (sacrosanto) diritto a essere quello che è, serenamente.

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Foto di Anna Camerlingo

Il grande vecchio De Sica aleggia bonario e perfido per tutto il film. Infatti è per assistere alle esequie del padre Vittorio (!) che i tre fratelli (madri tutte diverse) si ritrovano a Napoli. Carlo (Carlo Buccirosso) milanese d’adozione, simile all’Alberto Sordi de Il vedovo, svillaneggiato da moglie e suocero ricchissimi. Thomas (Christian de Sica in vesti di Giucas Casella), mago alla deriva con un passato di successi tv e Ugo (Gian Marco Tognazzi), ultimogenito borderline. Belli miei non c’è una lira, il papà si è mangiato tutto con le donne e il gioco (vi ricorda niente?) e l’unico bene rimasto, la casa, è ipotecata. E se non si trovano subito 150mila euro va in fumo pure quello.

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Foto di Anna Camerlingo

Per puro caso i tre, che da subito instaurano fra di loro un rapporto di mediterranea solidarietà, scoprono di essere bravissimi acchiappafantasmi, in una città che ne è invasa. Quindi, forniti di impermeabilino alla Ghostbuster, iniziano a catturare le funeste presenza. Nella Napoli di Christian De Sica non c’è traccia di camorra, perché ci racconta una città allegra e generosa. Colorata come quella dei film di papà Vittorio che compare più e più volte interpretato dallo stesso Christian.
Vero, ci sono inutili momenti trash, come se De Sica il giovane avesse voluto rivendicare i suoi cinepanettoni, spiegando che nella vita c’è di peggio del pecoreccio.

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Foto di Anna Camerlingo

Il risultato finale è una zeppola napoletana, dove l’horror dagli effetti speciali nostrani si mescola con la commedia più tradizionale e il superculttrash. Un pasticciaccio che non risulta indigesto, riscattato dall’affetto del regista per il passato e per un padre che dopo aver distrutto tutto ha saputo anche in qualche maniera salvare tutto. Per esempio, facendo ritrovare tre fratelli. Così nascono le famiglie più vere e non necessariamente davanti a un altare. Curioso esperimento di commedia affettuoso-familial-pecoreccia-horror.
No, no, non sparate su Christian.

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