Teatro

Ritorna “Notre Dame de Paris”, attuale come quando fu scritto

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Tratto dal romanzo di Victor Hugo, rivista da Luc Plamondon e musicata da Riccardo Cocciante, l'opera è in scena a Milano. Giacomo Salvietti, uno dei protagonisti, spiega perché oggi ha un significato particolare

 

Notre Dame de Paris è tornato in scena dopo diciassette anni dalla sua prima rappresentazione italiana nel  2002. Dopo il grande successo e i riconoscimenti di prestigio ottenuti in tutto il mondo, lo spettacolo realizzato da David Zard è nuovamente sui palcoscenici più importanti d’Italia. Uno spettacolo già applaudito da oltre quattro milioni di italiani, in questi giorni in scena al Teatro degli Arcimboldi di Milano.
Tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo, scritto due secoli fa, la storia è stata rivista dal canadese Luc Plamondon, musicata da Riccardo Cocciante e tradotta in italiano da Pasquale Panella. In questa edizione, la regia è di Gilles Maheu, le coreografie di Martino Müllerm, i costumi di Fred Sathal e le scenografie di Christian Ratz.

Il cast di scena ricalca quasi completamente l’originale di 17 anni fa, a cominciare dal noto Quasimodo, interpretato ancora una volta da Giò Di Tonno, vincitore a Sanremo 2008 in coppia con Lola Ponce (all’epoca interprete di Esmeralda) con il brano  Colpo di fulmine.  La nuova Esmeralda  è  Elhaida Dani, che ricordiamo vincitrice della prima edizione italiana di The Voice, proprio nel team Cocciante. A completamento del cast, un corpo di trenta elementi tra ballerini, acrobati e breaker, per uno spettacolo di grande impatto, energia e coinvolgimento.

notre dame 1

Per parlarci di questo nuovo allestimento, abbiamo intervistato Giacomo Salvietti, che ritorna a  interpretare Febo dopo sette anni. Giacomo, che non ha ancora compiuto 30 anni ma ha già alle spalle una partecipazione a X-Factor nella squadra di Simona Ventura nel 2009, la presenza nel cast originale di Romeo e Giulietta (sempre di Riccardo Cocciante) e numerose esperienze nel mondo della musica spaziando tra vari generi.

Dopo 10 anni, ritorna in tour per l’Italia, Notre Dame de Paris. Perché gli italiani stanno tornando in massa a vedere lo show?
Perché, benchè sia stata scritta 200 anni fa,  Notre Dame è sempre attuale: si parla di diversità, dei clandestini, dei senza tetto, argomento che oggi desta più interesse di allora. Si parla del sapore della rivolta, della voglia di emergere di certi personaggi ognuno dei quali ha un aspetto psicologico che può essere riportato a situazioni contemporaee. C’è Clopin, che è la voce della rivolta, c’è Quasimodo, rifiutato da qualcuno. Per amore o sul lavoro chi non si è sentito Quasimodo almeno una volta nella vita? C’è Esmeralda, col suo amore incondizionato per un uomo che non si cura minimamente dei suoi interessi o sentimenti. E poi c’è Febo, l’arrivista per eccellenza, ma che, nella sua ignoranza, cade spesso vittima di se stesso, pur rimanendo tra i pochi sopravvissuti della storia.  Ognuno di questi tratti ci riporta certamente alla mente qualcuno di nostra conoscenza.

Qindi qual è il segreto di Notre Dame?
Alle spalle di Notre Dame, rispetto ad altri show, c’è un lavoro che continua, dove attori, registi, musicisti ci lavorano costantemente. E il regista che mi sprona a migliorare come attore, per esaltare ulteriormente il mio canto, alla ricerca di un’eccellenza sul “tutto” dello spettacolo. Notre Dame è un’opera che si evolve continuamente: cambia il guscio, ma l’anima è sempre la stessa. Perchè questo è uno spettacolo che ha un’anima, cosa che manca un po’ forse in altre situazioni analoghe.

notre dame Febo

Cosa rappresenta Notre Dame per te?
Sembrerà scontato, ma Notre Dame per me rappresenta la mia decisione di fare questo lavoro. Ricordo una sera da bambino, ero al mare e trasmettevano in diretta lo spettacolo dall’Arena di Verona. Ho sempre cantato, fin da piccolo, ma quella sera è successo qualcosa. Quello spettacolo mi ha affascinato, emozionato e coinvolto. Ho voluto il DVD, mi guardavo sempre il backstage e ho deciso in qualche modo che un giorno anch’io avrei voluto essere lì, dietro quel palco. Un obbiettivo che con grande soddisfazione ho raggiunto nel 2011. Poi la vita, le scelte, il destino mi hanno portato a fare altre cose e a situazioni di stand-by. Oggi, questo mio ritorno è una sorta di rivincita e di rinascita. E’ la conferma che sono di nuovo in pista, che il personaggio è ancora mio, con una maggiore consapevolezza e conoscenza, dettate dai cinque anni in più che sono trascorsi.

Quali sono i tratti di Febo che ti affascinano? Quali senti più tuoi?
Beh, se partiamo dal personaggio di Febo dell’opera di Victor Hugo, ovviamente è una figura in cui non mi riconosco. Febo è un arrivista, una persona troppo leggera, troppo presa dai suoi interessi personali. Nella storia di Cocciante e Plamondoon però è un ragazzino, e quindi in un certo modo ci può stare. La cosa che mi piace di questo personaggio è che in scena è sempre frontale: Cuore in me è il suo disastro personale, la sua divisione tra Fiordaliso, che rappresenta la sicurezza, il denaro, gli interessi, ed Esmeralda, che è la passione. Frontale è anche nel tentativo di sequestro, nella sua affermazione “Io sono il capitano, la sicurezza è in mano a me”. Nel suo essere sempre borderline, esagerato. Forse la cosa che sento più mia è proprio questo suo ego smisurato, il suo voler essere sempre al centro del palco. Cosa che fa parte un po’ del mio essere artista.

L’allestimento di Notre Dame è quello di un kolossal: attori, cantanti , ballerini, acrobati, tecnici… Che atmosfera si respira dietro le quinte?
“Mah, sai, hai a che fare con una macchina talmente grande e talmente collaudata che va avanti ormai da quasi vent’anni che ti coinvolge e alla quale senti di appartenere in qualche modo. Ci sono alcune facce nuove e altre che sono lì da sempre. La rivalità, la competizione, quella sana intendo, c’è in tutti gli ambienti, e forse nel mondo dello spettacolo più che in altri, proprio per la natura degli artisti, ma l’atmosfera per me è fantastica. Io qui respiro un’aria buonissima: quella degli odori del teatro, dei costumi e delle scenografie che mi fanno sentire a casa.

Notre Dame è stata la prima e rimane forse l’unica grande opera popolare. Cos’altro vedi nel panorama del teatro musicale che ti piace?
A questo punto ti potrei dire una cosa un po’ controproducente forse, perché in effetti non sono un grande appassionato di musical in effetti. Certo, le grandi produzioni storiche come Phantom of the opera o Les Miserables mi affascinano, come non potrebbero? Ma a livello italiano non vedo cose che potrebbero mettersi in concorrenza con Notre Dame. E questo perché c’è la tendenza a tradurre cose che funzionano all’estero e a metterle in scena con personaggi che magari hanno ottenuto popolarità mediatica attraverso un talent e che quindi costituiscono un ottimo veicolo promozionale per lo show. Tutto questo raggiunge quasi sempre  lo scopo di riempire un teatro, ma con un lavoro che sicuramente non resterà nella memoria collettiva del pubblico.  Lavori fatti bene, ma a mio parere troppo “di corsa” e quindi senza l’anima di cui parlavamo prima. Personalmente, in futuro piacerebbe anche affrontare il palco come cantante, performer e immaginare una mia dimensione live più personale.

notre dame cocciante

Tu hai lavorato anche in un’altra opera di Cocciante, Romeo e Giulietta. Com’è collaborare con un monumento della musica italiana come lui?
In realtà c’è stata per me anche un’altra esperienza bellissima, il tour Cocciante canta Cocciante, nel quale chi ha partecipato alle sue opere cantava con lui i suoi successi, e lui con noi i brani di Notre dame e Romeo e Giulietta. Per me Cocciante è una sorta di padre artistico, perché mi ha dato la grandissima opportunità di poter interpretare i suoi brani davanti a migliaia di persone e non smetterò mai di essergli grato per questo. Gli voglio molto bene, perché mi ha insegnato moltissimo, sia a livello artistico sia a livello umano. Ho cominciato con Romeo e Giulietta che ero bambino e sono cresciuto con lui. Pensa che dall’inizio mi ha appiccicato il clichè del “ragazzaccio”, la testa calda, forse perché mi ha conosciuto proprio quando da ragazzino ho affrontato con spavalderia i provini proprio per Romeo e Giulietta. A distanza di anni, questo clichè me lo tengo ancora addosso, ma mi ha anche confessato di avermi scelto anche per la sfrontatezza di alcune risposte che avevo dato durante queste audizioni, che mettevano in risalto la mia personalità. E’ solo grazie a lui che faccio questo mestiere che è il lavoro più bello del mondo! Vengo da Cortona, dove vive Lorenzo Jovanotti e sono davvero un ragazzo fortunato, come quello della sua canzone!.

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