ATTUALITA'

Detestavo Fantozzi, adoravo Villaggio

di  | 
Si può non amare un personaggio, ma apprezzarne l'interprete? Sì, se si tratta del più bistrattato ragioniere d'Italia e del suo creatore. Come racconta chi, dopo aver criticato i film dell'attore genovese appena scomparso, lo ha riscoperto davanti a un risotto con l'ossobuco

 

Fantozzi non mi piaceva. Tutto sommato ho sempre preferito La corazzata Potemkin. Neanche Fracchia mi entusiasmava. Mi infastidiva la volgarità e l’eccessivo snobismo dell’essere contro, quel gusto di fustigare che se ne faceva un baffo del “purché sia in punta di forchetta” e anzi affondava le fauci dovunque e senza ritegno, sbavando e sputando. Insomma, diciamo la verità, non lo capivo e non mi suscitava nessuna sintonia. Magari mi faceva anche ridere, di rado, ma quando succedeva, succedeva male, accompagnato da quel disagio respingente nei confronti di chi te l’ha provocato. Che sia un libro, un film, o una persona. Non mi piaceva neppure lui, Paolo Villaggio, con quel suo essere sempre così trascurato, la pancia che strabordava dalla cintola, e poi aggressivo, e ancora, quella grossolanità esagerata che non riusciva mai a diventare, almeno per me, almeno allora, né critica di costume, come la splendida stagione della commedia all’italiana, e neanche sorriso.
Possibile che non ci sia mai stata una bella sghignazzata? Lo ribadisco, rare e sofferenti, mi sentivo in colpa perché solleticavano il peggio di me, erano cattive, risate che infierivano invece di educare e far riflettere. Troppo ideologica, dite? Forse avete ragione.

Poi lo incontro, per un’intervista, lui e la moglie e scopro una coppia perbene, due persone timide e educate, lei, con un’aria da sciura Pina, con borsetta in grembo, durante il pranzo non spiccica parola, lui mangia. Da gran buongustaio divora un ottimo risotto con l’ossobuco (il ristorante lo aveva scelto lui, a pochi passi da corso Sempione) e non si ferma, facendo onore a tutto, entusiasta fino al dolce. Intanto chiacchiera, risponde a ogni domanda e a ogni frase è sempre più brillante, sempre più colto, sempre meno scontato. Sarei andata avanti ad ascoltarlo per ore.
Mi alzo da tavola perplessa, con una bella intervista in mano e una serie di dubbi su di lui, sui suoi film, sulla sua carriera. Ma Fantozzi continua a non piacermi e continua a non piacermi la maggior parte dei suoi film.

Eppure Villaggio ha sedotto Fellini che ha voluto lui e Benigni per La voce della luna. Ma il genio Federico non conta, mi dico, perché Fellini sceglieva le facce e i corpi e manipolava gli attori che erano per lui carta bianca da plasmare e spesso anche su cui infierire. Meno si imponevano, più li apprezzava. Però anche Olmi ha voluto Villaggio e anche altri autori.
A quel punto me ne faccio una ragione: l’attore non mi piace, ma l’uomo segreto mi incuriosisce. Io di quella parte nascosta ho avuto un piccolo assaggio assieme al risotto all’ossobuco. Ancora ricordo come, mentre lo ascoltavo, continuassi a chiedermi perché non avesse costruito una carriera diversa, scrollandosi di dosso quella perfidia intrisa di un pessimo gusto che non aveva nulla di gozzaniano ma annunciava la brutta stagione del trash.

Una carriera che non assomigliava all’uomo, che era un gran signore e con gusti raffinati. L’ultima conferma l’ho avuta a Bonifacio, ammirando dalla barca la corona di bellissime case a picco sulla scogliera con davanti uno dei panorami di mare più belli di tutto il mondo. E lo sapete di chi era la dimora più bella? Sì, sua. Di Paolo Villaggio. E ora l’antifantozzi per eccellenza si gode la vista di quel mondo che non gli piaceva da lassù, saltellando fra una nuvoletta e l’altra. E ascoltando la voce della luna.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.