RIFLESSI DI CINEMA

“Gli sdraiati”, ritratto di famiglia nel quale ci riconosciamo tutti

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Tratto dal libro di Michele Serra, la commedia di Francesca Archibugi tratta il difficile rapporto tra genitori e figli adolescenti. Un tema attuale e impegnativo, ma forse lo scontro generazionale meritava di più. Accontentiamoci di un film "carino" e della simpatia di Claudio Bisio

 

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locandina sdraiatiGLI SDRAIATI

 

 

di Francesca Archibugi
con Claudio Bisio, Gaddo Bacchini, Cochi Ponzoni, Antonia Truppo, Gigio Alberti, Ilaria Brusadelli

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Milano vista dai romani è uno strano oggetto. Prima di tutto è una città bellissima e ancora più cinematografica di New York, ma di questo i milanesi se ne stanno rendendo conto e ne sono parecchio orgogliosi. Francesca Archibugi la filma con lo sguardo sorpreso di chi non guardava con attenzione Milano da troppo tempo e ne racconta bene la trasformazione architettonica, affascinata soprattutto dal nuovo skyline di piazza Gae Aulenti coi suoi grattacieli, il Bosco verticale e le ville di Porta Nuova che sceglie come abitazione del protagonista, Claudio Bisio, nei panni di un simil Fabio Fazio, conduttore di un programma tv di grande successo.

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Intellettuale quanto basta, di buona cultura e buona educazione, fa parte di quella borghesia perbene che crede ancora all’Italia e all’onestà. Assomiglia alla romana Francesca Archibugi, al casertano naturalizzato romano Francesco Piccolo, che l’ha affiancata nella sceneggiatura e al romano Michele Serra autore del libro da cui il film è tratto.
Gli sdraiati, aggettivo-participio sostantivato indica gli adolescenti di oggi, ragazzi che bivaccano da un banco di scuola a un divano, a un letto, senza passioni e con azioni limitate al movimento di qualche dito sull’IPhone.

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Il libro di Serra, una lunga lettera sgomenta di un padre impotente che non riesce a instaurare un rapporto con il figlio, che non riesce a capire perché “tutto rimanga acceso, niente spento, tutto aperto, niente chiuso, tutto iniziato, niente concluso” è un libro sincero, zeppo di domande e senza troppe risposte. Un romanzo esistenziale che aveva bisogno di un film esistenziale, oppure di una commedia all’italiana come solo i grandissimi, Risi o Monicelli sapevano girare. Invece questo è solo un film “carino”. Poco per un tema che meritava di più.
Gli sdrariati è un’occasione persa, peggiorata anche dal tentativo di ricucire un libro che non aveva paura di essere sfilacciato, costruendogli un’inutile trama intorno. Che bisogno c’era di inventare un antico tradimento, una figlia forse segreta e tanti piccoli dettagli utili solo a fare da vetrina? Forse non c’era da parte di autori e produttori abbastanza fiducia negli spettatori e chissà può essere vero che senza una storiellina la gente si annoi. Possibile, però ugualmente sarebbe stato bello provare ad avere maggiore coraggio.

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Pazienza, accontentiamoci e lasciamoci prendere per mano dalla simpatia di Claudio Bisio, in versione seria con barba corta e occhiali e crediamo all’assurdità di un gruppo di adolescenti tutti maschi (non so a Roma, ma a Milano di sicuro i giovani vivono tutti assieme maschi e femmine fin dagli anni del nido), crediamo agli stessi liceali, chi troppo bello, chi troppo grasso o cresciuto troppo in fretta che sfrecciano in bici per le vie della città, quando a Milano la stragrande maggioranza di ragazzotti delle scuole del centro gira in moto. Crediamo persino all’amicizia degna di un film neorealista dei giovanissimi col vecchio nonno comprensivo, un ex taxista che tiene il manifesto di Benigni con in braccio Berlinguer nella sua casa di periferia con davanti un bell’orticello. E sorbiamoci infine la lezioncina della mescolanza delle classi sociali, con un retrogusto vintage che sa di lotta, dove non ne manca nessuna, dal sottoproletariato ai cattolici integralisti e forse focolarini.


Peccato, perché l’impossibile comunicazione fra genitori e adolescenti è un tema spesso, perché è terribile vedere adulti incerti del loro ruolo e invasi da sensi di colpa, sempre pronti a proteggere e scusare i figli, anche nei casi peggiori. Perché tutto questo non scontro generazionale è interessante da analizzare e, nel bene e nel male, ne va anche del futuro di tutti. Ma vediamolo questo film “carino” e prendiamone il meglio, gli sprazzi in cui qualcosa fra padre e figlio sembra anche passare, sorridiamo ai siparietto in cui ci riconosciamo, dalle calze buttate dove capita, al vasetto di yogurt non finito che ammuffisce accanto al computer (acceso). Però, rileggiamoci il libro di Michele Serra.

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