RIFLESSI DI CINEMA

Guardi “Odio l’estate” e, chissà perché, ti viene voglia di amare

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Dopo aver visto il film di Aldo, Giovanni e Giacomo, ci si sente un filo, un filo appena, più buoni, senza più voglia di litigare con l’intero universo. Insomma, si esce dalla sala sereni, ma non superficiali

ODIO L’ESTATE

aldo giovanni giacomoregia di MASSIMO VENIER
con ALDO GIOVANNI e GIACOMO, LUCIA MASCINO, CARLOTTA NATOLI, MARIA DI BIASE
con ROBERTO CITRAN
con la partecipazione straordinaria di MASSIMO RANIERI
e con la partecipazione straordinaria di MICHELE PLACIDO
soggetto e sceneggiatura DAVIDE LANTIERI, MICHELE PELLEGRINI, MASSIMO VENIER, ALDO GIOVANNI e GIACOMO
musiche BRUNORI SAS
prodotto da Paolo Guerra per AGIDI DUE
in collaborazione con MEDUSA FILM e SKY CINEMA | con il contributo di FONDAZIONE APULIA FILM COMMISSION

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Aldo ha una bella famiglia semplice, una moglie che sorride sempre, un figlio adolescente che ha combinato qualche guaio e due ragazzine ancora troppo piccole per avere creato grossi problemi. Giacomo è un dentista stimato, con un buon conto in banca, un macchinone, una moglie nevrotica che ha da ridire su tutto e un ragazzetto saccente, distante. Giovanni lavora da sempre nel negozio di famiglia, accessori pregiati per scarpe, diciamo un settore non proprio in sviluppo. Ha una moglie di gran buon senso e una figlia a posto. Siamo a Milano, l’estate è alle porte e le tre famiglie, ciascuna a suo modo, si preparano per le vacanze, per quell’estate che si può a fasi alterne adorare o odiare. In qualche modo i tre gruppi devono incontrarsi arrivati a destinazione, un’isola, secondo il film, la meravigliosa costa salentina nella realtà delle location e gli sceneggiatori hanno avuto un’idea carina: carino ci basta, per un film come questo che nel garbo ha la sua cifra d’elezione.

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I tre gruppi dunque, dopo un lungo viaggio, arrivano davanti alla stessa villa, bella, fronte mare, ma affittata per errore del computer, sostiene l’agenzia, a tre inquilini in contemporanea. Insomma, le tre famiglie così diverse saranno costrette a dividere il tempo delle vacanze, in una convivenza che alla fine si rivelerà non così malvagia e che, come accade nei migliori film, cambierà ciascuno di loro. Perché il confronto, piccolo o grande che sia, male non può fare.

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Una storia che ricorda Ferie d’agosto di Virzì, film molto più politico e cinico. Qui non c’è niente di tutto ciò, perché l’attenzione è puntata sulla quotidianità più minuta e sul buon cuore che forse (lo si sa che Aldo Giovanni e Giacomo sono ottimisti) alberga in ciascuno di noi. Il problema è trovare la persona o la situazione giusta per farlo affiorare e metterlo in moto.

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Le idee simpatiche non mancano, tanti piccoli sentieri da percorrere perché ciascuno possa  liberarsi  dai pregiudizi e persino arrivare al nocciolo dell’esistenza.Complice un sornione Michele Placido, nel ruolo del maresciallo della cittadina, molto molto somigliante, un vero omaggio, al Vittorio De Sica di Pane amore e fantasia, abile come nessuno a gestire i piccoli conflitti di un paese dove tutte le cose vanno sostanzialmente bene.

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La delicatezza fa bene all’anima, il tentativo di trovare il buono nella vita pure. E non succede mai mettendo in campo sdolcinatezze e neppure “buoni sentimenti” termine che si porta appresso una connotazione cattiva, come minimo l’accusa di ingenuità. No, la strada è un’altra, quella dell’onestà e di uno sguardo limpido e vagamente antico sul mondo.

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Pochi telefonini, pochi, pochissimi social, zero volgarità che lasciano campo libero al tentativo di capire a che punto siamo. Non nel mondo, non nella società, ma nel nostro piccolo privato, che, non va dimenticato, assieme ai “privati” di milioni di altri individui compone, appunto, il mondo. Non sarebbe male prendere qualche esempio dall’estate di Aldo, Giovanni e Giacomo. Loro tre sono sempre bravissimi, affiatati, con il senso del ritmo comico e con battute impeccabili che non si trasformano mai in tormentoni.

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Poi, un’altra nota di merito: sono stati così abili da trovare tre spalle femminili molto in gamba, in totale sintonia coi mariti difficili e brave a creare dal nulla un rapporto fra di loro, come richiedeva la storia del film.
Si esce sereni, ma non superficiali. Ci si crogiola in un po’ di malinconia, ma in fondo la vita anche di questo è fatta. Chissà, forse si esce anche un filo, un filo appena, più buoni, senza più voglia di litigare con l’intero universo.

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