Uno spumeggiante inizio e alcune strizzate d’occhio al pubblico rendono la pellicola di Jim Jarmusch molto godibile nella prima parte. Ma quando appaiono gli zombie le sorprese finiscono
i morti non muoiono
Scritto e diretto da JIM JARMUSCH
con BILL MURRAY, ADAM DRIVER, TILDA SWINTON, CHLOË SEVIGNY, STEVE BUSCEMI, DANNY GLOVER, CALEB LAUNDRY JONES, ROSIE PEREZ, IGGY POP, SARA DRIVER, RZA, CAROL KANE, SELENA GOMEZ e TOM WAITS
Ogni volta che vedo un film di Jarmusch capisco la differenza fra un autore regista e un mestierante qualsiasi. Alcuni dei suoi film sono stati per me veri e propri colpi di fulmine, non posso dimenticare lo stupore incantato per Dead man, la perfetta leggerezza di Paterson e l’alone rock di Solo gli amanti sopravvivono.
Di Jarmusch mi piace il gusto dell’inquadratura, la capacità di affrontare un tema da un punto di vista sempre personale, spesso spiazzante. Mi diverte il suo amore per le citazioni, la sua attrazione per la frammentarietà e la sua incredibile cultura cinematografica e musicale. Mi piace che abbia una sua Factory con una manciata di attori feticcio che passano di film in film. Pronti a soddisfare il regista eppure fedeli a loro stessi.
Mi piacerebbe invitarlo a cena e ascoltarlo raccontare. Non importa cosa, potrebbe incantarmi anche leggendomi la lista dei capi che ha portato in tintoria. Ma secondo me non ci va e si fa lui le lavatrici in casa. Ed è anche uno di quelli che infila nel cestello tutto, dai capi in lana alle camicie bianche alle magliette coloratissime, divertendosi della creativa marmellata finale. La prima metà del suo nuovo film, che ha aperto l’ultimo Festival di Cannes, mantiene le aspettative. Zeppa com’è di leggerezza e inventiva, mescolata alla capacità di metterti sull’allerta per quel che verrà dopo, la buona vecchia suspence.
Siamo in una cittadina da cartolina che si chiama Centerville, anche se non è al centro del mondo, le giornate scorrono monotone monitorate da tre agenti perbene. Il primo anziano e molto saggio, Bill Murray, l’altro carino e pacatissimo, Adam Driver. Mentre la terza è una giovane donna fifona, Chloe Sevigny. La tranquillità finisce presto e le avvisaglie di tragedia si moltiplicano man mano, perché l’uso smodato delle risorse del pianeta ha provocato uno spostamento dell’asse terrestre. E come conseguenza il giorno e la notte si susseguono un po’ a caso. C’è un eremita (è Tom Waits e lo si riconosce solo dopo un bel po’) che, stando fuori dal mondo, è l’unico ad avere il dono di riuscire a capirlo, attraverso il suo binocolo in modalità da straniamento vagamente brechtiano. C’è una magnifica misteriosa addetta delle pompe funebri (Tilda Swinton più cybor che mai). Ci sono tre adolescenti di quelli che popolano ogni film horror che si rispetti (destinati a finire male, le regole del genere vanno rispettate). E c’è l’immancabile tavola calda con cameriere più sagge del barista di un locale jazz.
Incuriositi ci si addentra in questa cittadina emblema di un mondo dove le cose non vanno granché bene, perché come ripete continuamente il poliziotto carino, “Mi sa che finisce male”.
Non è spoiler svelare che a un certo punto si destano gli zombie (classicissime le mani che sbucano dalle tombe), perché questa di Jarmusch è pur sempre un’opera di genere, anche se molto molto a modo suo.
Però se nella prima parte tutto procede che è una bellezza, battute divertenti, strizzate d’occhio, e tante brusche deviazioni dal prevedibile, nel momento in cui entrano in scena gli zombie il film scende di tono. Inevitabile: le sorprese a cui ci aveva abituato, non potevano moltiplicarsi. Perché più che aggredire e sbranare i morti viventi non possono fare e al terzo morso letale già la noia ti bussa sulla spalla.
Vero, le idee ci sono, ma troppo poche in confronto allo spumeggiante inizio e certe strizzate d’occhio (“ho letto il copione”, dice il poliziotto bellino) si trasformano in tormentoni. Film difficile per il grande pubblico, troppo sofisticato, ma per chi è a suo agio nella nicchia, per chi si riconosce nella storica frase di Nanni Moretti, “Farò sempre parte di una minoranza”, le soddisfazioni non mancheranno. I morti non muoiono (titolo preso da The Dead Don’t Die, canzone di Sturgill Simpson, citata, ascoltata più e più volte nel corso del film) è di sicuro per pochi, ma i pochi apprezzeranno molto.
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