RIFLESSI DI CINEMA

“Il Regno” è quello sul quale domina la politica dei corrotti

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Il film dello spagnolo Rodrigo Sorogoyen è una radiografia tragica del potere, con una resa dei conti che non risparmia nessuno. Racconto durissimo e pessimista a cui si è portati a credere istante dopo istante

 

IL REGNO

il regno locandina

un film di
 Rodrigo Sorogoyen
con 
Antonio de la Torre, Monica Lopez, Josep Maria Pou, Nacho Fresneda, Ana Wagener

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Radiografia tragica del potere, con una resa dei conti che non risparmia nessuno. Film durissimo e pessimista a cui, ahimé, si è portati a credere istante dopo istante. E dico ahimè perché l’analisi del potere politico e della corruzione è più vera del vero: nessuno ne esce pulito e non ci sono neppure le salvifiche rotative con cui si chiudono i film americani a farti sperare che la giustizia possa trionfare.

Il regno 1

Qui tutto è marcio, negato ogni cambiamento e ogni riscatto. Il potere è un mostro dalle mille teste capace di rinascere dalle sue ceneri.
Rodrigo Sorogoyen, regista di gran fama in Spagna e anche all’estero, con Il regno sceglie uno sguardo universale sul mondo della corruzione, rifiutando ogni riferimento preciso a gruppi, partiti e ideologie. Scavando nell’essenza del sistema di potere che purtroppo si replica con tratti simili in tutto il mondo. Non solo in politica, ma anche nelle imprese e in tutte le strutture dove giri troppo denaro. Perché dovunque, come dice un personaggio del film, “Chi è al potere, protegge il potere”. Con tutti i mezzi, leciti e illeciti, aggiungo io.

il regno 2

Una città della costa spagnola, volutamente non individuata con precisione. Un gruppo di uomini e donne (ma sempre in posizione subalterna, o mogli, o figlie o amanti) protagonisti nei gangli vitali della società. La vita dei privilegiati. Cene a base di gamberi rossi, caviale e champagne. Liquori a lungo invecchiati, ristoranti lussuosi, yacht al largo sul mare, musica, telefonini (neppure i potenti resistono al richiamo del video o del selfie). Ovviamente c’è sempre spazio per discutere di affari e di chi andrà a occupare poltrone importanti a Madrid. Di quali correnti sia più opportuno sostenere, di quanti soldi si possono rubare alla Comunità europea, di quanto possa rendere la riconversione di terreni da agricoli a edificabili. Niente accade per caso, la rete è impeccabile, tutto viene registrato da precisi tesorieri. Ognuno ha il suo ruolo, dagli avvocati ai finanzieri senza scrupoli. Il risultato? Garantire una vita dorata per l’élite più fedele.

il regno 3
Ma qualcosa si incrina e Manuel López-Vidal, vicesegretario regionale prossimo al salto verso la politica nazionale, finisce al centro di uno scandalo. Certo, l’uomo ha grandi responsabilità, ma non ha mai agito da solo e neppure solo per sé. Sempre e rigorosamente in combutta militarmente organizzata con tutti i sodali.
Ma “Il Regno” non può accettare di essere travolto nel crollo e deve salvaguardarsi. La strada migliore è sempre quella del capro espiatorio. Se il prescelto resta fedele, ne avrà i suoi tornaconti, se si ribella, sarà destinato, senza rimpianti, al fango eterno. Manuel non ci sta, si ribella e la sua vita diventa un inferno, l’unica soluzione è andarci per davvero.

il regno 5
Teorema politico e film d’azione, girato con lo stesso ritmo concitato che rende nevrotica la vita dei politici e di tutte le persone di potere, Il Regno è una inquietante parabola sui giochi di chi tiene – saldissime – le redini del mondo. Nessuna noia, nessun momento di stallo per lo spettatore e tanta, tanta disillusione: ma ce la faremo mai, se non a eliminare, almeno a limitare la corruzione dal nostro mondo?

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