RIFLESSI DI CINEMA

“L’angelo del crimine”, capace di mettere a disagio gli spettatori

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Il film ha un suo fascino perverso, anche per via di protagonisti centratissimi, ma si esce dalla sala con una grandissima sensazione di malessere dopo aver visto la storia vera di Carlos Robledo Puch

 

L’angelo del crimine

L'angelo del crimine_manifesto 98x140.inddRegia LUIS ORTEGA
con CECILIA ROTH, CHINO DARIN, LUIS GNECCO, MALENA VILLA  

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Sono tornati di moda i serial killer? Probabilmente sono sempre stati sulla cresta dell’onda, ma in questo film che ripercorre la storia vera di Carlos Robledo Puch, siamo di fronte a qualcosa di molto diverso. Il serial killer agisce in solitaria, sceglie le sue vittime con un criterio preciso e infierisce su di loro fedele a un rituale rigoroso, che il più delle volte affonda le radici in qualche trauma infantile. O almeno questa a grandi linee è la vulgata. Carlos invece è semplicemente un criminale, un ragazzo oscuro, con una personalità borderline che per motivi insondabili (il film non si addentra più di tanto in spiegazioni psicologiche) non ha freni morali di nessun tipo e agisce con violenza immotivata, indifferente al dolore e alla vita umana.

angelo crimine

Figlio unico di due persone perbene in ansia per il suo comportamento sfuggente, non patisce nessun disagio, ha una bellissima faccia e due genitori che gli vogliono molto bene. Carismatico, affascina tutti quelli che incontra. Eppure è un disadattato, inizia a rubare che è ancora quasi un bambino e tutto gli riesce facile, regala il bottino a chi gli capita, non sa cosa farsene dei soldi, è come se per lui fosse tutto un gioco. Quando si lega a ladri che invece hanno un loro codice d’onore criminale è lui quello che infrange le regole e ammazza, con freddezza, in modo gratuito, come spinto da un impulso incontrollabile.

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Il tono del film è provocatorio, a tratti sgradevole e fin morboso con un’insistenza voyeuristica sull’ambigua sessualità del ragazzo. I produttori, i fratelli Almodovar, hanno avuto probabilmente un ruolo nel rendere questo film molto vicino a certe opere del regista spagnolo, nei colori sgargianti, negli eccessi, nel gusto che fa sballare il racconto esasperandone ogni azione. I riferimenti alla situazione politica argentina degli anni Settanta in piena violenta dittatura, gli accenni alla corruzione sembrano così un po’ appiccicaticci, come a giustificare la scelta del soggetto.

angelo del crimine

Ma la storia non ha nulla di simbolico e neanche di particolarmente emblematico da un punto di vista sociale. Nonostante questo, il film ha un suo fascino perverso, anche per via di protagonisti centratissimi, ma si esce dalla sala con una grandissima sensazione di disagio: chi era veramente Carlos, el Ángel de la Muerte, arrestato nel 1972 dopo aver ucciso almeno 11 persone, condannato all’ergastolo e oggi il più longevo carcerato argentino?

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