Settanta opere raccontano la nascita dell’identità italiana tra paesaggi, città, borghesia e contraddizioni sociali tra Ottocento e primo Novecento
Nelle sale del Castello di Novara, già centro di eccellenza per le precedenti rassegne dedicate alla grande arte dell’ottocento, si snoda la mostra dedicata a “L’Italia dei primi Italiani. Ritratto di una nazione appena nata”. L’Italia appena unificata era ancora sconosciuta ai suoi stessi abitanti. In relazione al territorio, ai paesaggi, alle usanze diverse, e tutto era da costruire sul piano sociale, politico, culturale ed economico. Attraverso la sequenza di settanta capolavori, eseguiti da tanti noti artisti tra gli anni Sessanta dell’Ottocento e il terzo decennio del Novecento, lo spettatore è guidato a cogliere i vari passaggi e le tante le trasformazioni di una società che andava cercando la sua identità.
Francesco Lojacono, Conca d’oro: veduta luminosa della costa siciliana tra mare calmo, barche e montagne, emblema del paesaggio mediterraneo ottocentesco.
Il paesaggio e il territorio
Le sette sezioni in cui è suddivisa la mostra pongono il focus su questi aspetti diversi. Nelle prime due sono rappresentate le diverse caratteristiche del territorio. Tele legate ai nomi di Telemaco Signorini (Una mattina sull’Arno), Giuseppe De Nittis, Angelo Morbelli (Le risaiole), Cesare Maggi (Veduta di Cortina) presentano pianure, valli e montagne legate alla realtà di un mondo contadino. A cui seguono dipinti di Giovanni Fattori, Francesco Lojacono (Conca d’oro), Rubens Santoro (Monte Tiberio) e altri che illustrano la parte costiera della penisola. Coste alte, frastagliate, rocciose e scoscese che si affacciano sul mar Mediterraneo e quelle ampie e sabbiose del Mar Adriatico.
Pio Joris, Circo agonale in Piazza Navona: vivace scena urbana nella Roma di fine Ottocento tra venditori, famiglie e vita quotidiana nella piazza.
Le città e le capitali
Nella terza sezione viene documentato l’aspetto urbano delle città, prima delle tre capitali che l’Italia ha avuto durante il suo percorso, Torino, Firenze (Piazzale Michelangelo di Adolfo Tommasi) Roma, (Circo agonale in Piazza Navona di Pio Joris). E poi Napoli, Venezia e Milano destinata ad assumere in breve tempo una funzione trainante nel campo della produzione industriale e del lavoro.
Odoardo Borrani, Una visita al mio studio: una giovane donna osserva le opere in un atelier ricco di dipinti e oggetti, simbolo del rapporto tra arte e borghesia.
La borghesia e il tempo libero
Legato alle città segue il mondo della borghesia (sezione IV) con i suoi svaghi, i teatri, i prestigiosi salotti . E la voglia di gite fuori porta durante il tempo libero, da trascorrere in lussureggianti giardini o in luoghi di villeggiatura. Spazio è dedicato anche al mondo femminile, soprattutto a quelle figure di giovani donne interessate al mondo dell’arte, che amavano dipingere o frequentare musei o studi dei maggiori artisti del tempo. Lo verdiamo attraverso l’opera di Odoardo Borrani con “Una visita al mio studio”.
Angelo Morbelli, Venduta (Derelitta), una giovane distesa sul letto con sguardo assente, immagine intensa della fragilità e della condizione femminile nell’Ottocento.
Un tema raro: la prostituzione nell’Ottocento
Nella sesta sezione viene data attenzione ad un argomento raramente espresso in opere pittoriche, cioè la prostituzione nell’Ottocento. Aspetto molto considerato da romanzieri, poeti e drammaturghi in quel periodo storico, non conta tante firme di pittori. Sono comunque struggenti le figure femminili ritratte da Angelo Morbelli.
Demetrio Cosola, Il dettato: una classe di bambini segue la lezione della maestra, immagine dell’alfabetizzazione e dell’istruzione nell’Italia post unitaria.
Contraddizioni e trasformazioni della società
Nell’ultima sezione si alternano momenti diversi nell’evoluzione di questa nuova società con le tante contraddizioni di vita quotidiana nelle campagne e nelle grandi città. Demetrio Cosola ne “La vaccinazione nelle campagne” presenta un momento nuovo e importante per la cura della salute. Sempre di Demetrio Cosola ne “Il dettato” è dato spazio all’alfabetizzazione nella raffigurazione di una classe ove piccole alunne e alunni sono intenti a seguire la lezione di una giovane maestra. Ma nell’opera de “La Piscinina” di Emilio Longoni è rappresentata una bimba sta andando a consegnare un cappello ad una ricca acquirente e qui si mette in primo piano l’uso del lavoro minorile. E poi in contrapposizione a zone lussuose e palazzi ove vive una borghesia facoltosa ci sono zone povere e fatiscenti ove le persone vivono in grande povertà.
Emilio Longoni, La piscinina: una bambina con scatola contenente un cappello, simbolo del lavoro minorile e della vita quotidiana nell’Italia di fine Ottocento.
La rassegna è stata organizzata da METS Percorsi d’Arte unitamente a Comune di Novara e Castello di Novara. Per info: www.metsarte.it
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