RIFLESSI DI CINEMA

“L’uomo del labirinto”, quando la realtà precipita nell’incubo

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Il film di Donato Carrisi è ambizioso e d’atmosfera e trascina l’appassionato del genere thriller in un vortice di immagini conosciute, riuscendo comunque a spiazzarlo.

 

L’uomo del labirinto

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un film di Donato Carrisi
Con Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellé, Vinicio Marchioni, Caterina Shulha, Orlando Cinque, Filippo Dini, Sergio Grossini.
Tratto dal romanzo omonimo di Donato Carrisi, edito da Longanesi

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Un luogo imprecisato, un tempo imprecisato. Un contesto più cinematografico che reale, con la skyline dei grattacieli sullo sfondo. Una palude, boschi da storia horror, catapecchie, roulotte da accampamento, case lussuose con arredi da film giallo Anni 70 e altre dimore che sembrano prese da Velluto blu o da qualche altro film di David Lynch. E ancora, una chiesa gotica più nordica che italiana, catacombe che fanno venire in mente la serie di Saw, il limbo delle persone scomparse a metà fra Il silenzio degli innocenti e X Files, baracche di legno fra monti innevati e su tutto l’incubo di un coniglio identico a quello di Donnie Darko.

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E’ tutto onirico e malsano in L’uomo del labirinto, con una storia che ruota attorno a una ragazza riuscita a fuggire dal suo rapitore dopo quindici anni di segregazione. Il profiler Dustin Hoffman, un tipo bonario, molto paziente, le è accanto, nella stanza d’ospedale dove la stanno curando. Il suo compito, davanti a uno specchio unidirezionale, è cercare di farle ritrovare la memoria per arrivare al maniaco, ma la mente della ragazza dopo quindici anni di prigionia è più confusa che mai e i ricordi reali si mescolano ai fantasmi. Ed è proprio questa la linea guida di tutto il film, dove la realtà sfuma nell’incubo, l’indizio diventa sogno e il passato si travasa nel presente, con una lunga sequela di inganni e depistaggi.

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Film ambizioso e d’atmosfera che trascina l’appassionato del genere in un vortice di immagini conosciute e che vuole spiazzare, riuscendoci. A prezzo di parecchia confusione con qualche elemento che non va al posto giusto. Di una cosa però potete essere certi: usciti dalla sala vi ritroverete a discutere perché ciascuno avrà ricevuto dal film un’impressione diversa. Non ho ancora deciso se questa sia una qualità o un difetto del film. A occhio penso che possa contribuire però al suo successo.

 

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