sanremo 2018 4 ap
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Ma per vestire Michelle hanno spogliato la Riviera dei Fiori?

L’abito a bouquet sfoggiato dalla Hunziker resterà nella storia del Festival, così come il primo posto tra i giovani di uno che si chiama Ultimo e alcuni dei duetti che hanno caratterizzato la quarta serata. Eccezionali Cristicchi, Alice e il Piccolo coro dell’Antoniano, mentre per Enrico Nigiotti era forse il caso di rivolgersi alla Sciarelli: chi l’ha visto?

 

Se la terza serata era cominciata bene, non si può dire altrettanto della quarta. La versione rock di Heidi per rendere omaggio alla badante svizzera, se la potevano evitare. Invece il siparietto con Vessicchio ci voleva, perché avevamo bisogno di sapere che oltre a una bacchetta ha anche una voce. Il morale si rialza quando arriva lei, Gianna Nannini, che si presenta sul palco dell‘Ariston con un brano che non potrebbe rappresentarla meglio: semplicemente Fenomenale! E quando, adrenalinica come sempre, canta insieme a Baglioni il suo Amore bello con tanto di lento finale, la standing ovation è d’obbligo.

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Se il tormentone della serata è il rock, l’unico vero momento in cui il ritmo prende il sopravvento è quando arriva Piero Pelù che nell’omaggio a Battisti insieme a Baglioni infiamma l’Ariston. Quasi ci si dimentica di essere a Sanremo, ma per fortuna ce lo ricorda Michelle Ridens che ha saccheggiato tutte le serre della Riviera per il suo sobrio abito a forma di bouquet.

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Il trend di mischiare lo spettacolo con la vita privata inaugurato dalla Hunziker sembra sia una costante perché stasera è toccato a Favino omaggiare moglie e figlia. Speriamo che domani ci venga risparmiato il turno di Baglioni.
Ma è quando arriva il momento di proclamare il vincitore delle nuove proposte che si raggiunge il picco della serata, perché era difficile immaginare che l’Ultimo arrivasse… primo! Eppure è andata così, con buona pace degli altri concorrenti, che si devono accontentare del Premio della critica Mia Martini per Mirkoeilcane e del Premio della sala stampa Lucio Dalla, per Alice Caiomi. Peccato per Lorenzo Baglioni, che mi piaceva proprio.

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Ma veniamo ai duetti. La canzone di Rubino migliora di molto, merito di Serena Rossi che non sapevamo avesse cotanta voce. Le urla di Skin invece non aiutano per niente Le Vibrazioni, anzi, peggiorano un brano che già di suo non rimarrà nella storia. Paola Turci può cantare qualsiasi cosa e lo fa sempre benissimo: Noemi ha scelto bene. Mario Biondi invece, può invitare chiunque, ma non migliora la situazione.
Annalisa la voce c’è l’ha e Michele Bravi ne viene fuori con le ossa rotte, mentre Paolo Rossi non fa rimpiangere la vecchia che balla dello Stato sociale, che completa il tutto compiendo un gap generazionale con Il Piccolo coro dell’Antoniano e che per non far cantare “coglioni” ai bambini la sostituisce con un innocente “palloni”.
Max Gazzè, piuttosto che un cantante, ha fatto bene a scegliere due musicisti jazz che lo accompagnassero: cantare con lui non è facile. Per la loro Lettera dal Duca invece i Decibel non potevano che chiamare un musicista anglosassone a cui Ruggeri risolve il problema della chitarra che non funziona e il risultato è decisamente notevole. La Vanoni di rosso vestita spicca sul palco anche grazie ad Alessandro Preziosi che non ci azzecca per niente, ma che così dimostra di non essere solo bello. E poi ci sono loro: Facchinetti e Fogli, che siccome non erano abbastanza stonati hanno pensato di rincarare la dose con Giusy Ferreri.

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Ma é l’intro recitata di Simone Cristicchi che regala l’emozione più grande e che rende ancora più intensa e drammaticamente bellissima la canzone di Ermal Meta e Fabrizio Moro, a mio avviso la migliore del Festival. E visto che siamo in tema di preferenze, fra tutte, la mia va ad Alice. Quanta classe ed eleganza in quella donna e in quella voce. Ron non poteva fare una scelta migliore.
Arisa invece avrebbe potuto scegliere un abito che non la mortificasse in quel modo: tra le extension e l’apparecchio ai denti nessuno ha considerato l’esibizione insieme a Caccamo, ma solo il suo look. Un particolare ringraziamento va invece agli Eli che hanno il merito di averci ricordato che i Neri per caso sono ancora vivi. Invece viene da chiedersi, perché i The Kolors invitino l’Xfactoriano Enrico Nigiotti ad esibirsi con loro e poi gli fanno fare quattro accordi di chitarra e non lo fanno cantare?
Non poniamoci troppe domande e aspettiamo la finale, perché su un palco dove l’Ultimo arriva primo, tutto può succedere.

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