ATTUALITA'

Quello che al Festival vorremmo ascoltare finora ci è stato negato

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Si tratta semplicemente della canzoni in gara, affogate fino a notte inoltrata in un mare di monologhi, sketch, ospiti e superospiti, di molti dei quali si poteva tranquillamente fare a meno. Per poi presentare sul palco sette grandissime artiste della musica italiana e non farle esibire

Dopo tre serate siamo al giro di boa del 70° Festival della Canzone Italiana, e a questo punto direi che, nel bene e nel male, possiamo già fare alcune considerazioni.
Gli ascolti finora  sono stati da record, un grande show… tutto vero, ma le canzoni in gara dove sono? Anfrattate tra ore e ore di ospiti fissi e non, un florilegio di bellissime e bravissime co-conduttrici, siparietti e sketch in bilico sul filo dell’avanspettacolo. Troppo. Tutte e tre le serate hanno chiuso all’una e mezza e oltre, e ci sta, ma non se un cantante in gara finisce a esibirsi all’una e venticinque perché prima hai perso, tra l’altro,  un quarto d’ora con Fiorello che gioca a tennis con Novak Djokovic e canta con lui Terra promessa.

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Il polemicone tra Fiorello e Tiziano Ferro, scoppiato proprio perché a causa degli interventi  del “re dei comici”, i segmenti del cantante sono finiti abbondantemente dopo mezzanotte, sono il classico cane che si morde la coda: troppi attori in un unico spettacolo. Anche gli spazi che dovevano necessariamente essere dati alle varie co-conduttrici spesso si sono rivelati assolutamente rinunciabili, come quello di Diletta Leotta che inneggia alla bellezza ed all’invecchiamento naturale (!) o la gag di Amadeus con la maglietta da calciatore e Georgina Rodriguez, solo per citarne un paio.

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Si è inoltre parlato tanto di questo Sanremo come del Festival delle Donne e, in effetti, di donne e di violenza sulle donne si è parlato tanto.  Dal toccante monologo di Rula Jebreal, all’esibizione di Antonio Maggio, già vincitore di Sanremo Giovani nel 2013, con Gessica Notaro. I due portano sul palco dell’Ariston La faccia e il cuore, un brano molto bello, scritto dallo stesso Maggio con Ermal Meta, che racconta la storia di Gessica, sfregiata con l’acido nel 2017 dal suo ex fidanzato. Il testo della canzone, basato sull’esperienza di vita della cantante, è un messaggio di forza e un grido di speranza che arriva al cuore di tutti: “Ora guardati allo specchio e dopo dimmi cosa vedi, tanto silenzio in un pugno di stelle, ma c’è una donna ancora in piedi”. Un brano che avrebbe potuto tranquillamente essere in gara ed avere quindi più visibilità, o quantomeno  collegato all’intervento della Jebral, che peraltro era nella medesima serata.

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Sempre parlando di donne, nella serata dei duetti arriva il gotha della musica italiana coniugato al femminile: Pausini, Mannoia, Nannini, Elisa, Emma, Amoroso, Giorgia promuovono Una, nessuna, centomila, un concerto per raccogliere fondi contro la violenza sulle donne che si terrà il 19 settembre al campo Volo di Reggio Emilia. Tutto bellissimo, ma anche loro lo fanno solo parlando, perdendo l’occasione interpretare tutte insieme, nella serata dedicata alla storia dei 70 anni del Festival, almeno una canzone che potesse celebrare le donne. In definitiva tante, troppe parole in questo festival che dovrebbe essere della canzone. Oltretutto, spesso, anche sempre le stesse.

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Voglio spendere due parole anche sugli ospiti, anzi, i “superospiti”, come vengono sempre definiti. Superospiti che hanno letteralmente affollato la manifestazione, relegando le canzoni in gara negli angusti spazi rimasti liberi. E voglio parlare solo degli ospiti musicali, perché su tutti gli altri preferisco non esprimermi. Credo che il top si sia raggiunto nella seconda serata, dove tutta la parte centrale dello show è stata monopolizzata dai due segmenti dati a Massimo Ranieri, dagli spazi assegnati alla reunion dei Ricchi e Poveri e al lungo medley di Zucchero. Per fortuna che Gigi d’Alessio ha cantato solo un brano, altrimenti l’esibizione di Zarrillo l’avrebbero trasmessa per l’inizio di Uno Mattina. Sia chiaro, non critico le esibizioni di nessuno, anzi, da cultore della musica pop italiana festivaliera, sono letteralmente impazzito (come tutta la sala stampa) per la reunion dei Ricchi e Poveri, ma forse ci sarebbe voluto un maggiore controllo sui tempi o sulla quantità di ospiti invitati per evitare di affogare le canzoni,  che dovrebbero essere le assolute protagoniste.

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Sempre a questo proposito questa edizione ha abbattuto un altro tabù, facciamo un po’ di storia: nel 1982 Claudia Mori presentò a Sanremo, come “superospite” la sua Non succederà più, che divenne un grandissimo successo di vendita. Da qui si scatenarono le polemiche sul fatto che il pezzo avesse avuto un’importante promozione sul palco dell’Ariston, senza che la cantante si mettesse in gioco con la gara. La conseguenza fu che, dall’anno successivo, i “superospiti” potevano essere solo stranieri, proprio per non andare in concorrenza con i brani in concorso. Nel tempo questa regola è saltata, per lasciare accedere prima quantomeno i “mostri sacri” della canzone italiana come ospiti, e poi via via, anche personaggi diciamo… minori. Purchè cantassero brani di repertorio e non in promozione, e certamente non pezzi inediti. A Sanremo 2020 anche questa regola è saltata e le canzoni nuove presentate da artisti non in gara sono già quattro,  e mancano ancora due serate. Non so se questa cosa sarà particolarmente gradita a coloro che avrebbero voluto essere su quel palco e ne sono stati esclusi.

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Concludo la mia lista di riflessioni sulla prima metà di questo Festival con una nota positiva: la serata delle cover è diventata finalmente solo dedicata alle canzoni nate a Sanremo. Oltretutto la scelta è stata assolutamente eterogenea, e i pezzi selezionati non sono risultati essere sempre i soliti. In moltissimi casi, nuovi e originali arrangiamenti, hanno dato davvero nuova vita ed energia a canzoni che sono già entrate nella storia della musica italiana. Come, per esempio la rilettura a due voci, di cui una maschile, di Vacanze romane, interpretata da Marco Masini e Arisa, o  l’elegante versione di 24.000 baci di Diodato e Nina Zilli, con una splendida coreografia realizzata con i ragazzi del corpo di ballo del Festival. Travolgente il medley Settanta volte dei Pinguini Tattici  Nucleari, magnetica Gli uomini non cambiano”di Achille Lauro con Annalisa ed esplosivo il rock di Cuore matto di Pelù, che omaggia con un video Little Tony, sul finale del pezzo.
Stasera si torna a Sanremo e aspettiamo di scoprire cosa ci riserverà il rush finale di questo settantesimo Festival.

1 Commento

  1. Massimo

    8 Febbraio 2020 at 3:33 pm

    Come sempre elegante anche nell’affrontare argomenti delicati come l’insensata scaletta delle serate.
    Aggiungo un mio pensiero: il record di ascolti non è certo dato dalla bravura di Amadeus come direttore artistico.
    Questo è il festival di Fiorello che avevo un ottimo valletto ed un pletora di inutili figuranti femminili, eccezion fatta per la Clerici e la Venier.

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