doppio amore ap
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Questo “Doppio amore” affonda nella pancia più che nel cuore

Il film di François Ozon arriva a un limite perturbante forse impossibile da superare, entrando fisicamente dentro i corpi per spiegare il dolore e comprendere l’anima. Per chi non ha paura di affogare nelle ossessioni

DOPPIO AMORE

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di François Ozon
con Marine Watch, Jérémoe Renier, Jacqueline Bisset, Myriam Bover.

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Ozon non fa sconti e non si risparmia. Autore di un cinema inquietantequi arriva a un limite perturbante forse impossibile da superare, entrando letteralmente, fisicamente dentro i corpi per spiegare il dolore e comprendere l’anima attraverso la pancia. Mette le carte in tavola fin dalla prima inquadratura che l’occhio non riesce a comprendere immediatamente: sullo schermo appare infatti il dettaglio del collo dell’utero, e poi dell’interno di una vagina, durante una visita ginecologica.

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Poi, lentamente, la macchina da presa segue l’estrazione dello speculum e a quel punto l’obiettivo finisce sulla protagonista assoluta, Chloé, una donna perseguitata da un dolore fisico inspiegabile, specchio di una ferita dell’anima difficile da scoprire. Ecco perché è la ginecologa stessa a consigliare alla paziente una terapia psicanalitica perché tutto quello che era in suo potere fare per l’inspiegabile mal di pancia lei lo ha fatto. Chloé inizia così il suo viaggio, in perfetto equilibrio fra corpo e mente, fra ossessioni e controllo, fra fantasia e realtà, alla ricerca di se stessa.

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Materia difficile da gestire in cui Ozon si tuffa chiedendo aiuto al cinema dei suoi maestri, da Hitchcock, per la suspence, a Cronenberg per il doppio e la manipolazione dei corpi, da David Lynch per le ossessioni a Polanski per il faccia a faccia con la follia e le manie di persecuzione. Chloé cerca di vivere normalmente, cerca di avere una vita di coppia serena con lo psichiatra di cui si innamora ricambiata, si sforza di lavorare nel migliore dei modi, ma il mondo la stritola e la sua mente ancora di più.

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Il compagno le nasconde un passato oscuro e forse un suo doppio, i quadri della galleria d’arte dove è impiegata si deformano fino a prendere la forma di installazioni disgustose. La sua vita sessuale segue gli stessi ritmi di esasperazione, fino all’acme di un agognato orgasmo, filmato ancora una volta come nella sequenza d’apertura dall’interno (effetti speciali o documenti di un istituto di sessuologia?) e poi ancora un rapporto estremo e dominante con il compagno: ma l’amore e il piacere sono quantificabili attraverso la scienza o c’è una componente aggiuntiva impossibile da fermare in logaritmi e regole e anche da filmare?

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Tutto nel film di Ozon è doppio perché la realtà non è univoca e le letture a senso unico sono solo gabbie, persino gli animali si moltiplicano e i gatti sono uno, due a cui si aggiungono altri felini impagliati che ringhiano come i protagonisti di Cat people. Non mi addentro oltre nella trama perché si tratta pur sempre un giallo, ma aggiungo un’ultima considerazione: andate a vederlo solo se le tematiche sono nelle vostre corde e se non vi disturba affogare nelle ossessioni. Io resto su una posizione sospesa, ma il mio è di sicuro più un sì che un no.

 

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