RIFLESSI DI CINEMA

Riesci a immaginartela la Puglia trasformata in riserva indiana?

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Il sogno di un passato incontaminato e il miraggio di poter cambiare in qualche modo il mondo, sono la prima ispirazione de "Il grande spirito", film di Sergio Rubini con Rocco Papaleo pieno di curiose simbologie

 

Il grande spirito il grande spirito taranto

Regia di SERGIO RUBINI
con ROCCO PAPALEO, SERGIO RUBINI, IVANA LOTITO, 
BIANCA GUACCERO

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Taranto come la prateria, con un passato costellato di foreste e forse bisonti. Chi ha resistito all’avvento della ferrovia, o forse dell’Ilva, ha dovuto proteggersi in una riserva. E non cambia molto nello scenario se questa sta in un lavatoio. Sulla terrazza più alta della città, dominata dalle ciminiere dell’Ilva che ha cambiato il volto di una città meravigliosa, una delle poche col privilegio di essere affacciata su due mari.

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Il sogno di un passato incontaminato e il miraggio di poter cambiare in qualche modo il mondo, sono probabilmente la prima ispirazione de Il grande spirito. Un film molto particolare che spicca un salto di qualità con la sua inventiva nel pallido (come i visi pallidi, per restare in tema) panorama nostrano. Sul flash di una Taranto stile vecchia America, Sergio Rubini, lo scrittore Diego De Silva e altri collaboratori hanno inventato un western urbano. Accurato e simbolico con tantissima azione, rara nel cinema italiano.

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Durante una rapina, Tonino, un delinquente poco considerato da tutti e svillaneggiato dal soprannome poco gratificante di Barboncino, si impossessa del bottino. Per caso, ma anche per un sussulto di orgoglioso riscatto. Da quel momento inizia la sua fuga nella periferia di Taranto che finisce, fra acrobazie da parkour, su una terrazza dove vive un uomo mezzo matto. Piuma dietro l’orecchio, fascia sulla fronte, arco con le frecce appeso al muro accanto alla mappa del Canada. Si presenta come Cervo Nero, dice di essere un Sioux e lentamente, come succede nel cinema più classico, ciascuno dei due alla fine della storia non è più la stessa persona dell’inizio.

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Per Cervo Nero, Tonino è “l’uomo del destino”, il cui arrivo gli era stato annunciato dal “Grande spirito” del titolo. Naturale quindi per lui proteggere il rapinatore e curare la ferita che si è procurato durante la fuga e che lo costringe a un’immobilità forzata. Mentre i compari della banda sono al suo inseguimento.

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I mondi di Tonino e Cervo Nero sono quanto di più distante si possa immaginare, eppure nel corso della storia, minuta, delicata, ricca di dettagli preziosi e curata in ogni istante, i due costruiranno un’amicizia speciale e molto solida.
Bel film dalla visione aperta, politico nelle intenzioni, umano nel risultato. Immaginifico, con dialoghi essenziali e incursioni lievi lievi persino nel magico.

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Cinema cinema, che mette in gioco i corpi e che non lesina lunghi primi piani sui volti segnati dei due protagonisti, Rocco Papaleo e Sergio Rubini. Che si divertono a esasperare i loro personaggi senza però renderli macchiette.
Bravi tutti e che bello quando il cinema italiano si mette in gioco.

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