Peccato che le protagoniste, più o meno famose, non abbiano nulla di umano: pelle da Barbie, non una ruga (anche quando all’anagrafe viaggiano oltre i 50), corpi impeccabili, falcate da pantera. Forse è troppo
Ocean’s 8
di Gary Ross con Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anna Hathaway, Mindy Kaling, Sarah Paulson, Rihanna, Helena Bonham Carter, Dakota Fanning, Richard Armitage e un cameo di Elliott Gould
Bene, siamo in un altro mondo. Meglio che lo sappiate subito. Come direbbe un mio amico, questi giocano in un altro campionato, dove hanno diritto di cittadinanza solo i belli-giovani-miliardari. Non sono richieste etica e buon cuore. La formula è semplice. Prendete un film di successo, anzi una serie di successo come quella di Ocean’s e declinatela facendovi venire un’idea. Ormai la banda di simpatiche canaglie in stile Clooney-Pitt-Damon ha fatto il suo tempo, cosa c’è quindi di meglio che mettere assieme una gang tutta al femminile in tempi di #MeToo? Detto fatto, ecco dive notissime e meno note che fanno sfoggio di vestiti e gioielli rubati al red carpet di Cannes e degli Oscar che, geni della truffa, progettano un colpo perfetto, di quelli che restano nella storia.
Tutto bene? Così e così, perché a parte la totale inverosimiglianza della trama (ma che forse gli 007 sono realistici? No, quindi quello non è un difetto) è che tutta la vicenda è davvero troppo.Troppo tutto e troppo forzata, troppo lusso e troppo denaro, gioielli troppo preziosi e maschi troppo idioti. Non ho capito se si usi Photoshop anche al cinema, ma tutte queste signore non sono umane!
Pelle da Barbie, non una ruga (e dire che Sandra Bullock i 50 li ha superati da tre anni e Cate Blanchett ne ha 49…), corpi impeccabili, falcate da pantera che attraversano il mondo sbaragliando tutti e tutto. Non un intoppo, non un imprevisto e alla fine il troppo diventa ancora di più di quello che pensavate. E il rischio stucchevole è lì, ferocemente in agguato.
Ci sono comparsate di extralusso, come Anne Wintour nella vera (credo) redazione di Vogue, attricette prese qua e là, modelle e la presenza strabordante di Cartier, la più famosa casa di gioielli del mondo che in Ocean’s 8è la vittima (del furto) ma soprattutto è supersponsor di tutta l’operazione (ma quanto avranno investito????).
A dirla tutta, io mi sono annoiata, anche se qua e là qualche trovata nel furto della collana di diamanti da 150 milioni di dollari, mi ha divertito. Una sola presenza mi ha convinto fino in fondo: Anna Hathaway (la ricordate? Era, fra gli altri ruoli, la stagista de Il diavolo veste Prada) è bravissima! Mi ha fatto ridere più di una volta in un ruolo ben scritto e sono portata a credere che ci abbia messo del suo nelle battute e nella costruzione del ruolo, una diva famosissima e svaporata. Applausi convinti per lei al punto che mi piacerebbe ritrovarla con lo stesso personaggio in un nuovo film meno, come dire, sgangherato?
Poi, ma questo ammetto dipende da un altro tipo di seduzione, non è niente male l’unico maschio coinvolto nel cast, Richard Armitage. Lui lo rivedrei proprio volentieri, non ha importanza il dove, anzi, va bene anche se non si tratta di un film.
Tre stelle dopo tutte queste riserve sono forse troppe, ma, in fin dei conti, c’è un tal dispendio di energie e mezzi che qualcosa mi sembrava giusto riconoscere a cotanto impegno.
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