Farsi troppe domande sul sentimento che proviamo per un’altra persona è un campanello d’allarme. Perché l’amore va vissuto, non pensato. Anche se presuppone un percorso. Come insegnava Platone
Lei ci ha ricordato che la filosofia ci deve insegnare a ragionare. Ma basta il ragionamento per riconoscere il vero amore?
Angelica – Roma
L’amore è difficile da pensare. Lo si può più facilmente provare, vivere, sperimentare. Perché l’amore non ha un luogo, non ha uno spazio, non ha un tempo, anche se viene vissuto nei luoghi, nello spazio e nel tempo. Questo non signfica, tuttavia, che l’amore non possa essere anche pensato. La filosofia, del resto, si è occupata spesso e volentieri dell’amore, fino dai tempi di Platone, il quale nel Simposio fa narrare ad Aristofane il “mito dell’androgino”.
Secondo il racconto del poeta, in origine non esistevano solo due sessi, bensì tre. Oltre al maschio e alla femmina, c’era infatti un terzo essere, l’androgino, che racchiudeva in sé le caratteristiche dell’uomo e della donna. Inoltre, tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro gambe e due organi sessuali. Tutto questo li rendeva così forti e potenti da indurli a scalare l’Olimpo per spodestare gli dei. Fu allora che Zeus, per fermarli, scagliò le sue saette, dividendoli in due, indebolendoli e costringendo ognuno di loro ad andare da quel momento alla ricerca perenne dell’altra sua metà perché solo unendosi sessualmente con essa avrebbe potuto ritrovare l’antica unità e la forza perduta.
Questo è ciò che noi facciamo quando ci mettiamo in testa di trovare “l’anima gemella”. In realtà, però, l’idea stessa di dover sempre cercare in un’altra persona quello che ci manca è pericolosa. Per poter amare in maniera “sana”, dobbiamo prima di tutto riuscire a raggiungere una nostra completezza, imparando a essere autosufficienti attraverso una piena conoscenza di noi stessi. Se questo non avviene, rischiamo di convincerci fermamente di avere bisogno di un qualcuno che ci completi e questo presupposto che ci serva un “altro” per colmare un nostro vuoto, può portarci a compiere scelte sbagliate. Perché, agendo spinti da quell’impulso, noi dipendiamo più dalla voglia di riempire il nostro senso di vuoto che da un effettivo bisogno di amore. Quando, invece, si incontrano due persone che si sentono già complete, la loro è una scelta, non un bisogno.
Anche in questo caso, dobbiamo però sempre ricordare che l’altro, se anche ci completa, non ci appartiene, perché, come scrive il filosofo Giuseppe Ferraro, “l’amore è un possesso senza proprietà”. Il controllo si può esercitare solo sulle cose, non sulle persone. Perché, allora, spesso chi crede di amare sente l’esigenza di controllare la persona amata? Evidentemente, se non si è compiuto il percorso di autoconsapevolezza di cui abbiamo parlato, il controllo può rappresentare un mezzo di rassicurazione: chi teme che l’altro gli sfugga sa che, se e quando ciò effettivamente dovesse avvenire, gli sembrerebbe di veder venire meno una parte di sé, facendolo ritrovare solo e disperato per la perdita di quella che considerava una sua proprietà.
Questa disperazione in casi estremi può portare ai comportamenti violenti e di non accettazione delle scelte del partner che purtroppo sono al centro di tanti casi di cronaca nera.
Ma, anche quando siamo consapevoli di chi siamo e sappiamo che cosa vogliamo, non esiste una ricetta in grado di impedirci di sbagliare in amore. Perché l’amore non si può spiegare o insegnare: ognuno di noi è unico e quindi vive l’esperienza d’amore a modo proprio. Tuttavia un lume che può guidarci e aiutarci a capire quando si tratta di vero amore c’è. Accade quando ciò che provo per l’altro mi appare nitido, chiaro e limpido, quando lo sento risuonare dentro di me talmente forte e autentico da non crearmi l’esigenza di pormi domande su quel sentimento.
Se invece comincio a chiedermi se si tratta davvero di amore, forse si tratta di un campanello d’allarme. Perché ricordiamoci che il ragionamento e l’analisi capillare del pensiero, che stanno alla base della filosofia, all’amore non servono.
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