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Sex 50: la risposta alla domanda che (forse) ti sei sempre fatta

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Il mitico Punto G centro del piacere femminile esiste veramente o si tratta soltanto di una... leggenda metropolitana? Lo abbiamo chiesto a uno dei più autorevoli esperti in materia di sessuologia, il professor Emmanuele A. Jannini. Che ha svelato e chiarito il mistero una volta per tutte

 

 

Il punto G esiste. No, non esiste. Si, esiste ma non tutte le donne ce l’hanno. Periodicamente si torna a parlare dell’esistenza o inesistenza dello sfuggente centro del piacere femminile. E ci sono donne che continuano a cercarlo come se fosse una specie di Yeti che qualcuno dice di aver avvistato sull’Himalaya. Per fare chiarezza, abbiamo contattato un famoso ricercatore, il primo a “fotografare” con l’ecografo l’area in questione: Emmanuele A. Jannini, professore di Endocrinologia e Sessuologia medica all’università Tor Vergata di Roma. «Il punto G esiste eccome», spiega Jannini, «ma non è un punto e non si chiama nemmeno G. Il termine più corretto che lo descrive è Cuv complex, o complesso clitoro-uretro-vaginale».
Forse l’annosa questione stava tutta in quel nome, punto G, che faceva venire in mente un pulsante da schiacciare. Invece la zona erogena femminile è molto più vasta e non si limita a quella individuata dall’ipotetico scopritore, il ginecologo Grafenberg. Il Cuv complex, come ha spiegato Jannini in uno studio pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Nature Reviews Urology, comprende il clitoride, l’uretra e la parete anteriore della vagina. Tutte queste parti sono in comunicazione tra di loro durante l’attività sessuale e i tessuti si mostrano estremamente dinamici. Non solo: sia le loro dimensioni, sia la loro reazione a una stimolazione può essere di volta in volta diversa, in relazione allo stato ormonale. «Rispetto alle zone erogene maschili, si tratta di un’area molto più variabile e complessa, che cambia da donna a donna anche in base al ciclo ormonale e all’età della vita e conferma quanto si dice generalmente sulle donne: la loro sessualità è (piacevolmente) meno semplice di quella maschile e va scoperta ogni volta».
Oltre dieci anni fa Jannini e i suoi colleghi hanno iniziato a analizzare l’anatomia genitale di donne e uomini deceduti: «Già allora ci eravamo accorti che mentre gli uomini apparivano sostanzialmente tutti uguali, le donne erano tutte incredibilmente diverse. Avevamo anche individuato nel corpo femminile una struttura analoga alla prostata, retaggio dei primi stadi dello sviluppo. Quella struttura non è il punto G, ma oggi sappiamo che ha un ruolo attivo nel raggiungimento del piacere femminile e che fa parte della zona Cuv. Insomma, non abbiamo mai osservato un addensamento di nervi, nessun bottone dell’orgasmo, ma abbiamo visto qualcosa di molto più complesso».

Tutte le donne hanno la zona Cuv?
«Direi che è una variante: sicuramente si tratta di strutture ormono-dipendenti (perlomeno la vagina e il clitoride) e variano quindi da persona a persona. Il che non esclude che la zona possa, con l’uso, diventare più responsiva. Uno studio ecografico dimostrò che le donne col punto G hanno una attività sessuale più frequente di quelle che non lo hanno (e viceversa)».

Le donne che non hanno la zona Cuv, o la hanno meno responsiva, provano meno piacere?
«Non direi. L’organo principale del piacere femminile è pur sempre il clitoride esterno. Le donne che non hanno (o non hanno avuto finora) l’orgasmo vaginale sono ben lontane da essere donne di serie B. Sono persone normalissime a cui il piacere, se sanno cercarlo e si trovano in una situazione stimolante, non mancherà di esserci. Con o senza zona Cuv».

E l’orgasmo vaginale – quello cioè che si raggiunge non attraverso la stimolazione del clitoride ma con la sola penetrazione nella vagina dell’organo maschile – esiste o, come dicono alcuni sessuologi, è un mito?
«Non conosco nessuno studio sperimentale che dimostri che sia un mito. Ancora una volta si tratta di opinioni (a cominciare da quelle dei famosi Masters & Johnson). Se immaginassimo che l’orgasmo vaginale non esistesse, dovremmo sostenere che le donne che ne parlano sono isteriche esibizioniste. Cosa che fermamente non credo. Più probabile che ci sia un tratto isterico e esibizionista in quelli che sostengono, senza dati sperimentali, che l’orgasmo vaginale non esista».

Le donne dotate della possibilità di provare il piacere vaginale sono più fortunate di quelle in grado di sperimentare solo quello clitorideo?
«Le donne con gli occhi azzurri sono più fortunate di quelle con gli occhi neri? Dipende. La zona Cuv è solo un’altra possibilità. E se finora non si è fatta viva può dipendere dal fatto che non sia stata cercata».

L’orgasmo clitorideo non è inferiore a quello vaginale?
«Forse è diverso. Stiamo studiando l’argomento. Finora nessuno studio l’ha fatto seriamente. Forse l’orgasmo vaginale è più profondo. Non dimentichiamoci che l’aspetto psicologico può avere un ruolo non banale: un orgasmo che si ottiene durante la penetrazione, mentre i corpi e le menti sono allacciati, può essere vissuto come più intenso di quello che si ha con la masturbazione del clitoride esterno».

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