RIFLESSI DI CINEMA

Ti piacerebbe rivivere il giorno in cui ti sei innamorata di lui?

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Nel film "La belle époque": il protagonista Daniel Auteuil ricostruisce il passato dei clienti, mettendo in scena su un set i momenti più belli della loro vita. E decide di farlo anche per la sua donna, Fanny Ardant...

La belle époque

locandina la belle epoque

regia di
 Nicolas Bedos
con Daniel Auteuil, Fanny Ardant, Guillaume Canet, Doria Tillier, Pierre Arditi

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Inizio con il botto: una sala grondante antichi lussi, una tavola luculliana, commensali eleganti intorno a Napoleone III. Ma la raffica di battute che si scambiano è così perfida da trasmetterci una sensazione di totale contemporaneità. Come se fossimo lì con loro, non nel passato, ma sul set di una serie Netflix.

LA–BELLE–EPOQUE

 

E in effetti l’impressione non è errata perché quando l’obiettivo si allarga, scopriamo di essere davvero su un set. E il gioco di saltabeccare fra verità e finzione, vita reale e messa in scena e poi ricordi che si trasformano in recita si susseguirà per tutto il film. Senza un attimo di respiro, col ritmo delle migliori commedie sofisticate di tutto il cinema. E con in più la richiesta, che val la pena esaudire, di complicità da parte dello spettatore.

 LA–BELLE–EPOQUE 2

 

Film complesso, scritto e girato in maniera superba dal nuovo enfant prodige del cinema francese, Nicolas Bedos. Figlio d’arte abituato a lavorare con gli amici (primo fra tutti Guillaume Cantet) e con la sua adorata compagna Diria Tillier, considerata la Jane Birkin dei giorni nostri.

Vorrei raccontare il meno possibile della trama, per non rovinarvi la sorpresa, anzi le sorprese che illuminano tutto il film.

Allora, vi dirò solo che gran parte della storia ruota intorno a Victor (magnifico Daniel Auteuil), uomo vicino ai 70, che mal sopporta il presente digitale e ancor meno tollera il lavoro fatuo del figlio. Che fa soldi mettendo in scena i ricordi dei suoi facoltosi clienti, ricreando come su un set hollywoodiano, il giorno più bello della loro vita.

Ma la tristezza vera di Victor affonda le radici in qualcos’altro, l’amore svaporato per la donna della sua vita (Fanny Ardant), acida e sprezzante nei suoi confronti come solo le donne deluse sanno essere.

 

 

Film maturo intriso di nostalgia, sentimento languido e splendido quando evita l’alone nostalgico. Avrebbe potuto essere girato dal Woody Allen dei tempi d’oro, con di fianco François Truffaut che metteva il naso qua e là.

Equilibrio perfetto, dalla prima all’ultima inquadratura per un film di raffinata eleganza che è assurdo perdere. Applausi a scena aperta per tutti.

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