Secondo una ricerca condotta dall’Università del Surrey, variare in maniera significativa i momenti della giornata in cui ci si mette a tavola contribuisce ad attivare il metabolismo e quindi a dimagrire. Senza dieta…
Ecco l’ultima frontiera delle diete: cambiare l’orario dei pasti per perdere peso, senza troppe rinunce nel menù. Sarà vero? Secondo una ricerca condotta dall’Università del Surrey, variare in maniera significativa l’orario dei pasti contribuisce ad attivare il metabolismo e quindi a dimagrire.
DRIBBLING ALIMENTARE
Gli studiosi inglesi hanno compilato una statistica, in base alla quale chi mangia a orari non abitudinali smaltisce più grassi rispetto a chi siede a tavola con precisione svizzera. In pratica, il metabolismo del mangiatore non puntuale viene “scioccato” ogni volta, quindi è più attivo e propenso a bruciare i grassi introdotti col pasto.
I ricercatori suggeriscono di ritardare la prima colazione di 90 minuti e di anticipare la cena sempre di 90 minuti, per un lasso di tempo di circa dieci settimane. I risultati sarebbero stupefacenti.
Questa teoria però desta delle perplessità nella comunità scientifica e, ovviamente, servono altri elementi per poter ritenere attendibili e applicabili le conclusioni raggiunte dall’Università del Surrey.
ANTICHE ABITUDINI
Bisogna ammettere che la puntualità a tavola è un concetto moderno. Mangiare più o meno agli stessi orari è fondamentale per l’organizzazione familiare e per la convivialità ma, nella storia dell’evoluzione umana, non è sempre stato così. I nostri geni non sono poi tanto abitudinari in fatto di alimentazione.
Dubitiamo che i primi Homo Sapiens, peraltro molto ben messi in quanto a fisico, si dessero appuntamento per l’afternoon tea. È assai più probabile che, da buoni cacciatori-raccoglitori semi-nomadi, trangugiassero cibo non appena ve ne fosse occasione. Le nostre progenitrici per esempio, se incontravano una bella pianta di fichi sul loro cammino, si abbuffavano senza preoccuparsi dell’eccessivo apporto calorico di quei frutti e ancor meno dell’orario. È forse per questo che il nostro senso di sazietà risulta tuttora piuttosto elastico?
LA DURA REALTÀ
Le nostre abitudini di vita sono lievemente cambiate rispetto alla preistoria, ma forse i nostri geni non se ne sono ancora accorti del tutto. Capita infatti di avere un appetito spropositato rispetto al nostro reale fabbisogno. Molte signore si nutrono voracemente, come se poi dovessero digiunare per giorni inseguendo i caribù per le praterie, quando invece passano la giornata inchiodate a una scrivania e non rinunciano a un happy hour.
Sembra quindi verosimile che uno shock alla consuetudine possa rimettere in moto un metabolismo un po’ sopraffatto. Mangiare a orari ballerini è la soluzione? Forse è meglio aspettare che la comunità scientifica abbia maggiori certezze!
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