CULTURA

Addio, Alan D. Altieri, il nostro occhio eretico

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Se ne è andato improvvisamente il grande scrittore, maestro italiano del genere apocalittico. Ecco il commosso ricordo di chi non ha perso solo un prezioso collaboratore, ma anche e soprattutto un amico. E oggi lo piange

 

Trovare le parole per parlare di un grande scrittore non è mai un’impresa facile, ma ancora più difficile è trovare le parole giuste per parlare di un grande uomo. Se poi a quest’uomo sei legata da una lunga, profonda e fraterna amicizia diventa tutto molto più complicato. E allora fai il possibile perché il dolore non prenda il sopravvento e che le dita scorrano libere sulla tastiera per fare in modo che la stima e l’affetto per questa persona invece lo prendano, perché è l’unica cosa che adesso puoi fare per combattere l’ingiustizia che una vita beffarda si è permessa di compiere nei suoi confronti. Addormentarsi senza risveglio. Non si fa. Non è giusto. Non a lui. Non adesso.
Non hai mai voluto che ti chiamassi Alan D. perché dopo il nostro primo incontro mi dicesti: “Chi mi legge mi conosce con quel nome, ma per le persone a cui voglio bene sono solo Sergio”. E quel “solo” assunse un significato profondo, fatto di condivisioni, esperienze professionali e umane vissute insieme, fatte di sorrisi, risate e lacrime, perché tu c’eri. Sempre. Anche quando la vita ha messo entrambi di fronte a prove durissime che abbiamo affrontato, sostenendoci e dandoci forza l’un l’altro. E di sicuro tu me ne hai data molta di più di quanto te ne abbia data io. Perché tu eri così Sergio, generoso e presente. Sempre.
Le persone che hanno avuto la fortuna di averti accanto sono sempre venute prima di tutto e per loro hai combattuto battaglie, anche a costo di venirne fuori con le ossa spezzate.
La tua importante carriera letteraria ti ha dato quella fama e quella notorietà che a te non è mai interessata, e per questo le tue scelte professionali non si sono mai rivolte in quella direzione, perché per te la cosa più importante era raccontare ciò che avevi dentro. La tua visione apocalittica di un mondo alla deriva, che tanto ti preoccupava, la esprimevi attraverso i tuoi romanzi, con un linguaggio tutto tuo, fatto d’America e di storia, riempendo ogni pagina con la tua infinita cultura e con  il tuo essere sempre così attento agli altri.
Discreto e riservato, nella tua fisicità imponente, a prima vista incutevi soggezione, ma chi ti è stato accanto lo sa, quanta dolcezza, gentilezza e cortesia, si nascondeva dietro quell’aspetto, tanto che ogni tua email la firmavi “Yours the bane”, ma la iniziavi sempre con “Dany, my Darling Empress” .
Quando ti parlai per la prima volta di Signoresidiventa ne fosti subito entusiasta, e insieme alla stima e all’interesse per questo magazine che stavo cercando di creare, arrivarono subito le tue parole: Fallo! Non mollare! Io ci sono!”. E come sempre, le tue parole diventarono fatti.
Seguii il tuo consiglio e quando ti dissi che quel progetto era diventato realtà mi dicesti che eri felice perché così avremmo potuto ricominciare a lavorare insieme. Creasti la tua rubrica che decidesti di chiamare L’occhio eretico e il tuo primo articolo ebbe subito un enorme successo: migliaia di visualizzazioni e le tue parole, che conservo scritte nelle email e nel mio cuore, che esprimevano tutto l’entusiasmo per questa nuova esperienza che avevi scelto di condividere con me.
Poi ne seguì un secondo, che ebbe ancora più successo del primo e in questi giorni stavi ultimando una trilogia di articoli che tra qualche giorno avremmo pubblicato. Ma ci si è messo di mezzo un destino ingiusto e maledetto, che ti ha portato via, in una notte come tante. Una notte che non doveva esistere.
Un mese fa, a distanza di una settimana l’uno dall’altro, hanno visto la luce i tuoi due ultimi romanzi, i primi di una trilogia che avevi voluto chiamare Terminal war e né tu, né nessuno poteva immaginare che la guerra sarebbe terminata davvero, honey.
Adesso quella guerra inizia per noi, che combatteremo la tua assenza con la tua presenza, grazie a questi articoli che rimarranno qui per sempre, e ai tuoi libri attraverso i quali continui a parlarci. Questa è la grande, immensa eredità che hai lasciato a tutti. A me ne hai lasciata una ben più grande, fatta di un bene profondo che supera ogni separazione e vive ogni istante nel ricordo.

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2 Comments

  1. Danilo Oberti

    23 Giugno 2017 at 11:00 am

    Vuoto. Troppo maledetto vuoto. Dobbiamo fare in modo che non si riempia solo di ricordi, qualcuno DEVE continuare il suo lavoro. E’ il miglior modo di ricordarlo.

    • Staff

      23 Giugno 2017 at 11:21 am

      Lo faremo Danilo. Puoi starne certo.

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