L’improvvisa scomparsa della Biagiotti lascia un vuoto nel mondo della moda italiana e in tutti i suoi amici. Che oggi la ricordano per lo stile, l’eleganza, la gentilezza e per una cartolina.
Per il mondo della moda, che oggi piange sgomento la sua improvvisa scomparsa, resterà per sempre la regina del cachemire, la più raffinata rappresentante del Made in Italy, la prima a sfilare a Pechino nel 1988 e a Mosca nel 1995, l’unica stilista a cui sia stato attribuito dal Festival del cinema di Venezia un Leone d’Oro, nel 2007.
Ma io personalmente ricorderò Laura Biagiotti come la figura che idealmente ogni anno apriva in casa mia i riti del Natale. Da anni, infatti, ai primi di dicembre ricevevo una cartolina d’auguri firmata da lei e dalla figlia Lavinia: un cartoncino illustrato con una veduta, un interno o un particolare del Castello di Marco Simone, alle porte di Roma, dove viveva e dove l’ha colta il malore fatale, o con un ritratto dei suoi adorati cani, ritratti anche sui finti francobolli della cartolina, indirizzata “a tutti gli Amici”. Il messaggio era una frase poetica, di buon auspicio e di speranza, siglata con le firme e un “X mas” con l’ann0 in corso.
Questo bigliettino, facilmente riconoscibile per il formato particolare nella casella della posta, era il segnale che stavano arrivando le feste e l’usanza in famiglia era di appenderlo all’entrata, insieme a quelli degli anni precedenti, gelosamente conservati tra gli addobbi natalizi.
Perché avevo il privilegio di essere annoverato nella cerchia degli amici di Laura e Lavinia Biagiotti? Per meriti – io non li chiamerei così, ma erano loro a considerarli tali – giornalistici legati alla moda. E tutto era cominciato quando dirigevo Sportweek, il magazine della Gazzetta dello Sport, fondato anche per allargare il pubblico del quotidiano rosa al pubblico femminile. Per questo sul mio settimanale l’aspetto tecnico-agonistico passava in secondo piano e i campioni venivano presentati e fotografati come personaggi dello spettacolo o della moda, con un taglio glamour, lontano anni luce dalla loro immagine più consueta e tradizionale, in tuta e divisa da gara. Questa scelta editoriale alle Biagiotti era piaciuta moltissimo, essendo oltretutto appassionate di sport. Da lì nacque l’idea di invitare alle loro sfilate proprio gli atleti delle diverse discipline, a cominciare dai medagliati olimpici, da Rosolino alla Vezzali, dalla Quintavalle a Rossi alla Piccinini, e di far loro indossare in passerella i capi delle nuove collezioni. E così l’evento Biagiotti divenne, due volte all’anno, un cocktail tra la moda e lo sport, un appuntamento imperdibile per me, responsabile di una testata sportiva. Ma in più io ero anche l’ex direttore di un mensile femminile, che si chiamava Moda, edito dalla Rai e fondato da Vittorio Corona, papà del famigerato Fabrizio.
Ed era stato proprio allora, nei primi Anni 90, quando mi occupavo del mondo fashion e dell’universo delle donne in genere (un po’ come adesso…) che avevo conosciuto personalmente Laura (Lavinia era ancora una ragazzina). Alle sfilate ero l’unico direttore uomo, un po’ spaesato in mezzo alle signore del glamour su carta stampata, la maggior parte delle quali con atteggiamenti del genere Il diavolo veste Prada. Lei mi aveva accolto con un sorriso, facendomi accomodare in prima fila e mi aveva sussurrato: “Non si preoccupi. Sembrano cattive, ma non lo sono. Solo che le hanno disegnate così…“.
Poi a Natale, ben prima che cominciasse la simpatica tradizione del bigliettino, mi aveva fatto arrivare a casa in regalo un gilet, naturalmente in cachemire, che conservo ancora nel guardaroba e porto regolarmente, un po’ perché nonostante l’uso resta tanto morbido da sembrare nuovo, un po’ perché corrisponde in pieno ai miei gusti, un po’ perché noi uomini facciamo fatica a sbarazzarci delle cose vecchie, ciabatte o capi firmati che siano.
Lo indosserò ancora, e fatalmente ripenserò a quel primo rassicurante incontro ai bordi di una passerella tra un timido direttore alle prime armi e una stilista già affermata e apprezzata in tutto il modo. E a Natale appenderò ancora le cartoline del Castello, comprese quelle che Lavinia probabilmente continuerà a mandarmi, anche a nome della sua adorata mamma. Ma purtroppo ci sarà una sola firma. E l’altra mi mancherà.
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Una risposta
molto interessante