Si chiama ageismo ed è un fenomeno diffuso non solo nella Mecca del cinema: le over fifty sono costrette a combattere contro i pregiudizi anagrafici e non solo nei loro confronti. Quindi, signore, diffidate dalla frase “Come porti bene i tuoi anni!” perché significa altro
Incredibile ma vero: Hollywood discrimina le over fifty. Lo denunciano le stesse attrici che hanno superato i cinquant’anni, sostenendo che, varcata la soglia del mezzo secolo, anche per la diva più affermata risulta molto più difficile lavorare. La prima a parlare di questo fenomeno sui social è stata Madonna: “Le persone hanno sempre cercato di zittirmi per una ragione o per l’altra. Non sono abbastanza carina, non canto abbastanza bene, non ho abbastanza talento. Ora non sono abbastanza giovane. Mi sto scontrando con l’ageismo, mi puniscono per aver compiuto sessant’anni”, ha scritto l’attrice sul suo profilo. E a ruota l’hanno seguita Kristin Scott Thomas, Julia Roberts, Sharon Stone e Nicole Kidman che ne ha parlato in occasione della presentazione della seconda stagione di Big Little Lies.
Ageismo: di cosa si tratta
Il fenomeno, come ha scritto Madonna, si chiama ageismo, vocabolo coniato da un gerontologo e psichiatra americano, Robert Neil Butler, per indicare l’atteggiamento di discriminazione e pregiudizio nei confronti di un individuo o di un gruppo sulla base dell’età. Colpisce soprattutto le donne che hanno superato i cinquant’anni. Non riguarda solo il mondo di Hollywood, naturalmente, e pare che sia abbastanza diffuso anche se chi lo subisce in genere non ne parla. Nel mondo del lavoro diventa particolarmente pericoloso perché le cinquantenni, in quanto tali ancora molto lontane dalla pensione, vengono spesso messe in competizione con colleghe più giovani pronte a dire “sì” a ogni condizione. Questo le porta sempre più frequentemente a rassegnare le dimissioni e a uscire dal mondo del lavoro. Del resto, una recente ricerca condotta in Italia allo scopo di smascherare gli stereotipi sulle varie fasce di età ha rivelato che, secondo le ragazze che oggi hanno tra i 20 e i 30 anni, possono definirsi anziane le donne di età compresa tra i 55 e i 70 anni.
Dunque perfino l’universo femminile, anziché rivelarsi solidale, si allinea in un certo senso a chi la pensa come lo scrittore francese Yann Moix che come vi abbiamo raccontato quiqualche mese fa, aveva dichiarato di essere “incapace di amare le cinquantenni. perché sono troppo vecchie”.
Agepride
Che si tratti di una discriminazione socialmente pericolosa lo dimostra la presa di posizione dell’Onu e dell’Organizzazione mondiale della Sanità che stanno lanciano alcune campagne anti-ageismo. “L’ageismo è uno stereotipo che fa rima con “rottamazione”», ha scritto la scrittrice americana Ashton Applewhite nel saggio Il bello dell’età” e che parte da una semplice frase, “Come porti bene i tuoi anni”. Fa piacere sentirselo dire, ma è davvero un complimento oppure è una frase “ageista”? In fondo, significa che appari in forma solo se dimostri un’età inferiore alla tua. Ma che male c’è a dimostrare la propria età? Anzi, che male c’è ad avere la propria età, qualunque essa sia?”. La stessa Applewhite ha concluso lanciando una proposta: una giornata dell’orgoglio fifty, una specie di agepride. Ci toccherà davvero scendere in piazza per difendere i nostri splendidi 5o anni?
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