Il film, incentrato sulla parabola discendente del narcotrafficante più famoso della storia e sul suo amore con una bella e famosa conduttrice televisiva, nega ogni visione eroica del crimine. E perciò vederlo fa bene
ESCOBAR – IL FASCINO DEL MALE
di Fernando Léon de Aranoa con Javier Bardem, Penelope Cruz.
Escobar è un criminale e del criminale ha solo la sgradevolezza e nessun fascino. E’ violento, rozzo, con una disgustosa pancia che straborda dalla cinta, la pelle floscia, è goffo nelle movenze e potrei giurarci che si lava poco e ha un fiato pestilenziale. E’ aggressivo, strattona le donne e le usa, incapace di amarle, indifferente a ogni tenerezza perché, anche quando ci prova, alla fine ad avere la meglio è solo la logica del dominio di cui è impregnato il suo Dna.
Il narcotrafficante più famoso della storia non ruba niente al fascino di Javier Bardem, che se ne guarda bene dal regalargli anche solo una briciola di comprensione, forse giusto in una scena in cui cerca di convincere la figlia piccola che tutto va bene, che lui è il migliore degli uomini e il più libero.
La prospettiva in cui viene inquadrato il re della cocaina si distanzia sideralmente dalla maggior parte dei film che raccontano la malavita, perché qui ogni eroismo, ogni tentazione di mitizzare l’illegalità è tenuta con attenzione e in ogni istante il più lontana possibile. E’ l’Escobar perdente quello che domina la scena, sono solo il suo lato oscuro e la sua costante infelicità a emergere nella vicenda. Un delinquente non è mai sereno, non può esserlo, dice e in qualche misura predica il regista, un assassino non può essere in pace con se stesso, perché vive sentendosi aggredito e perseguitato, in perenne lotta col mondo, guardandosi dagli avversari ma anche dai sodali, sempre pronti a vendersi a chi paga di più.
Ed è proprio questo sguardo politico e mai moralista il valore più interessante di questo film ruvido, incentrato sulla parabola discendente di Escobar e sulla sua storia d’amore con una bella e famosa conduttrice televisiva stregata dal suo fascino malato. Soldi a fiumi, lusso e gioielli ma alla fine quel che resta è solo lo squallore del male. Che non è banale, ma è voluto, perseguito, praticato come unica ragione di vita.
Javier Bardem e Penelope Cruz, marito e moglie nella vita, sono come sempre perfetti. Ma credo che proprio l’aver evitato come la peste ogni visione eroica del crimine e uno sguardo per così dire educativo rischino di non portare fortuna al film presso il pubblico. Temo che l’etica non paghi, ma spero ardentemente di sbagliarmi su tutta la linea. Questo è un film che fa bene vedere, un film da proiettare in tutte le favelas dove troppi giovanissimi finiscono nella rete dei peggiori, visti come i migliori, ammirati come la sola unica possibilità di riscatto e ricchezza.
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