Non si tratta solo di vanità, ma anche di un modo per evitare problemi agli arti inferiori come la malattia venosa cronica. Ecco i consigli degli esperti per una prevenzione efficace. Che parte da alimentazione e stile di vita
“Siamo donne, oltre le gambe c’è di più”, recitava il ritornello di una nota canzone d’inizio Anni 90, cantata da Sabrina Salerno e Jo Squillo. Certo, oltre le gambe c’è davvero molto di più. Ma per essere “donne in gamba” è proprio dal benessere delle nostre gambe che dobbiamo partire. Se ne è parlato a Milano nel corso dell’evento Donne in Gamba. Imparare a prendersi cura di sé, a partire dalle gambe, promosso da Mediolanum Farmaceutici e lo fa presente la campagna Donne in Gamba, un’iniziativa social al femminile che coinvolge Facebook e Instagram, per condividere esperienze e scambiarsi consigli in modo da affrontare con grinta ogni situazione (#proteggiletuegambe). Vite intense e stimolanti contraddistinguono noi donne, divise come siamo tra studio, lavoro, famiglia e chi più ne ha più ne metta. Ma per essere veramente “in gamba” dobbiamo innanzitutto imparare a prenderci cura di noi stesse, a partire proprio dalle nostre gambe. Diciamocela tutta: non solo per una questione di salute, ma anche per una questione di vanità. Non è vero?
I sintomi che non vanno trascurati
Senso di gonfiore e pesantezza alle gambe, dolore e indolenzimento, spesso associati alla comparsa di capillari e varici per più di 1 donna su 2 sono disturbi comuni, più o meno occasionali, influenzati dalla familiarità e legati all’invecchiamento. Solo il 32% li inquadra come espressione di una patologia sottostante, la malattia venosa cronica, che interessa fino all’80% della popolazione e ledonne tre volte in più degli uomini, e che può insorgere già a partire dai trent’anni.
Cosa fare? Si può correre ai ripari?
Certo che si piò intervenire! Sarà pure una malattia complessa, ma non certo dal destino ineluttabile. La salute delle gambe passa infatti innanzitutto da un corretto stile di vita e dalla cura del nostro organo più esteso, l’endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna degli oltre 50mila chilometri di vasi sanguigni di cui è fatto il corpo umano e che interviene nei processi infiammatori alla base della malattia venosa cronica.
Le cause: la spiegazione dello specialista
“La malattia venosa cronica è una patologia causata da disfunzioni nei meccanismi di ritorno del sangue dalla periferia verso i polmoni. Nelle vene degli arti inferiori, il sangue deve compiere un percorso contro la forza di gravità, possibile solo grazie a valvole che si aprono all’arrivo del sangue sospinto dai muscoli e dalla pompa plantare, e si richiudono dopo il suo passaggio per impedire che ritorni verso il basso”, spiega Angelo Santoliquido, responsabile Unità di Angiologia, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.
Già verso i trent’anni, però, complici anche la gravidanza, la sedentarietà, il sovrappeso, unitamente alla predisposizione genetica, le pareti delle vene cominciano a perdere elasticità e le valvole tendono a dilatarsi, provocando quella serie di sintomi fastidiosi – gonfiore, pesantezza, dolori, crampi – che, senza un tempestivo intervento, tendono a progredire con la formazione di vene varicose che possono degenerare in edemi, ulcere, fino alla trombosi. Per questo motivo “anche in assenza di segni estetici evidenti, alla presenza di questi disturbi è sempre consigliabile il consulto di uno specialista per una corretta diagnosi della malattia”, aggiunge il professore.
I dati… in rosa
Ben 1 donna su 2,tra i 35 e i 45 anni, dichiara di aver sofferto o di soffrire di disturbi alle gambe, in particolare gonfiore (37%), presenza di vene varicose (19%), pesantezza (18%), dolore (13%). Per 1 donna su 2 la malattia venosa ha un impatto psicologico notevole, dovuto soprattutto alla visibilità degli inestetismi (65%) e alle limitazioni nello stile di vita (43%).
Tuttavia, fa presente Paola Parenti, Vice President DoxaPharma, “le donne non hanno consapevolezza del significato dei diversi sintomi associati alla malattia venosa: quasi 7 su 10 ignorano che possono essere segnali di una patologia cronica, tant’è che solo il 30% si rivolge al medico per intraprendere un percorso di cura. La scarsa conoscenza del problema – continua l’esperta – si scontra però con il peso dei sintomi sulla qualità di vita, anche delle giovani donne.
Correre ai ripari: i rimedi
Un corretto stile di vita è sicuramente il primo passo da compiere. Se non è possibile agire su fattori di rischio quali la familiarità, il sesso, l’età, è infatti possibile fare prevenzione intervenendo sulle abitudini di vita quotidiane: controllare il peso, fare attività fisica, evitare di stare sedute o in piedi ferme per troppo tempo, ma anche usare scarpe e indumenti comodi che rispettino la nostra anatomia e non creino un ostacolo al ritorno venoso.
“Sovrappeso e obesità possono peggiorare i disturbi della circolazione, rallentando il flusso del sangue verso il cuore. Per questo motivo consigliamo di arricchire la dieta con frutta e verdura che, oltre a favorire il controllo del peso, forniscono vitamine e nutrienti ad azione antinfiammatoria e antiossidante che preservano l’integrità dei vasi”, spiega Ambra Morelli dell’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID). “Anche l’idratazione”, prosegue la dietista, “è fondamentale per un buon funzionamento del sistema cardiovascolare. Infine, sarebbe opportuno mantenere il più possibile le gambe in movimento durante il giorno, magari preferendo le scale all’ascensore o scegliendo di andare a piedi per piccoli spostamenti”.
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